Pac 2028-2034, Bruxelles riscrive il profilo dell’agricoltore

Cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea. Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.
La Presidenza irlandese propone una nuova definizione di “active farmer”. Più flessibilità agli Stati membri, ma anche nuovi criteri per stabilire chi potrà accedere al sostegno

La Pac del futuro comincia a prendere forma nei dettagli che, più delle grandi dichiarazioni politiche, finiranno per incidere concretamente sulla vita delle aziende agricole europee. A Bruxelles il confronto si sposta sulla definizione di chi potrà essere considerato a tutti gli effetti “agricoltore attivo”, mentre sullo sfondo restano le emergenze che stanno mettendo sotto pressione il settore: siccità, eventi climatici avversi, costi produttivi e crisi di mercato.

È questo il quadro che emerge dai lavori preparatori del Consiglio Agricoltura, riunito il 28 settembre, chiamato a discutere anche della regolamentazione della Pac post-2027, della situazione della siccità nell’Unione, della riforma dell’Ocm e dell’eventuale utilizzo della riserva agricola a sostegno del comparto dell’olio d’oliva.

 

La nuova definizione di “active farmer”

La Presidenza irlandese ha messo sul tavolo una nuova proposta per definire l’“active farmer” nella Pac 2028-2034. L’obiettivo dichiarato è assicurare continuità rispetto all’attuale architettura dei Piani strategici, lasciando però agli Stati membri un margine significativo nella definizione concreta dell’attività agricola e delle superfici ammissibili.

Secondo il testo, l’agricoltore attivo dovrebbe svolgere almeno un livello minimo di attività agricola, senza che questo escluda chi esercita l’attività agricola a tempo parziale o in forma “pluriattiva”.

A determinare l’accesso potranno essere diversi criteri: il livello di reddito, il lavoro impiegato nell’azienda, la finalità della società oppure l’iscrizione delle attività agricole in registri nazionali o regionali. Gli Stati membri potranno inoltre utilizzare uno o più di questi criteri, anche attraverso liste negative che escludano determinate categorie di beneficiari.

La definizione dovrebbe applicarsi a diverse forme di sostegno, dai pagamenti al reddito basati sulla superficie agli aiuti accoppiati, fino agli interventi per le zone soggette a vincoli naturali, agli strumenti di gestione del rischio e agli interventi di crisi.

Una soglia semplificata è prevista per i piccoli beneficiari: chi ha ricevuto nell’anno precedente non più di 5.000 euro di determinati pagamenti Pac potrebbe essere automaticamente considerato agricoltore attivo.

 

Produzione, territorio e manutenzione del paesaggio

Un passaggio particolarmente significativo riguarda la stessa nozione di attività agricola. Il testo collega esplicitamente la definizione agli impegni dell’Unione nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio e prevede che essa possa comprendere sia la produzione agricola sia il mantenimento della terra agricola. L’agricoltore potrebbe scegliere tra le due modalità.

La proposta affronta anche una questione sempre più rilevante nelle aree marginali e difficili: i terreni che non possono essere mantenuti in condizioni idonee al pascolo o alla coltivazione attraverso i normali metodi e macchinari agricoli.

Gli Stati membri potrebbero consentire il mantenimento di queste superfici attraverso il pascolamento estensivo, tenendo conto delle esigenze ambientali e paesaggistiche o delle difficoltà topografiche. Tra le finalità indicate figurano anche la conservazione del paesaggio e la riduzione della vegetazione per contribuire alla mitigazione del rischio di incendi.

È un passaggio che conferma come la futura Pac continui a muoversi lungo una linea sempre più articolata: sostenere la produzione agricola, ma anche riconoscere il ruolo dell’agricoltore nella gestione del territorio.

 

Più spazio agli Stati membri

La proposta irlandese lascia alle capitali un ruolo importante. Saranno infatti i Piani nazionali e regionali di partenariato a definire, sulla base di criteri oggettivi, non discriminatori e proporzionati, concetti destinati a incidere sull’attuazione della Pac: dall'active farmer all’attività agricola, dall’area agricola all’ettaro ammissibile, fino alle definizioni di giovane e nuovo agricoltore.

Il documento è però ancora in fase di elaborazione e riguarda soltanto alcuni blocchi della proposta regolamentare sulla futura Pac, non l’intero impianto legislativo.

 

Crisi climatiche e sostegno alla liquidità

Nel disegno della futura Pac trova spazio anche una componente di risposta alle emergenze. Le disposizioni sulla crisi consentirebbero interventi a favore degli agricoltori colpiti da calamità naturali, eventi climatici avversi o eventi catastrofici, con l’obiettivo di garantire un sostegno temporaneo alla liquidità in presenza di perdite produttive significative.

Il tema assume particolare rilievo alla luce della situazione di siccità che il Consiglio Agricoltura ha inserito tra gli argomenti di discussione insieme alla riserva agricola destinata, tra gli altri dossier, al settore dell’olio d’oliva.

Non è soltanto una questione di risorse. La partita riguarda la capacità della politica agricola europea di adattarsi a una realtà produttiva nella quale eventi climatici estremi e volatilità dei mercati stanno diventando fattori strutturali della gestione aziendale.

 

Il quadro commerciale resta sotto pressione

Sul fronte internazionale, Bruxelles ha inoltre formalizzato misure temporanee di liberalizzazione commerciale a favore dell’Armenia, sospendendo per due anni i dazi su circa l’80% delle esportazioni armene verso l’Ue, comprese alcune produzioni agricole. Il provvedimento prevede clausole di salvaguardia per proteggere il mercato europeo qualora l’aumento delle importazioni dovesse danneggiare i produttori dell’Unione.

Intanto, la Commissione ha autorizzato un regime di aiuti di Stato da 11 milioni di euro per gli allevatori suinicoli rumeni, destinato a compensare parte dell’aumento dei costi di carburanti e fertilizzanti collegato alla crisi in Medio Oriente. Il sostegno, sotto forma di sovvenzioni dirette, è limitato a 50.000 euro per impresa.

Anche dal Regno Unito arriva un segnale significativo: nella prima metà del 2026 le esportazioni britanniche di alimenti e bevande sono diminuite del 3,4% in valore e dell’11,7% in volume, mentre le importazioni sono cresciute dello 0,9% in valore. Il risultato è stato un deficit commerciale del comparto pari a 21,1 miliardi di sterline.

 

La partita agricola si gioca ormai su più tavoli

La direzione che emerge da Bruxelles è chiara: la nuova Pac non potrà essere costruita soltanto attorno alla distribuzione degli aiuti. La definizione dell’agricoltore attivo, la gestione delle superfici marginali, la risposta agli eventi climatici, gli strumenti di crisi e la protezione della produzione europea sono ormai parti della stessa architettura.

Per gli Stati membri si apre quindi una fase delicata. La maggiore flessibilità nazionale può consentire di adattare le regole alle diverse agricolture europee, ma rende ancora più importante evitare che l’attuazione produca sistemi troppo differenti tra Paesi e territori.

La sfida per Bruxelles sarà trasformare questa flessibilità in una leva di efficacia, non in una nuova frammentazione. Perché la Pac 2028-2034 sarà misurata, prima ancora che dai suoi regolamenti, dalla capacità di riconoscere chi produce, chi presidia il territorio e chi deve poter contare su strumenti adeguati quando clima e mercati mettono a rischio la continuità dell’impresa agricola.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome