Quando pensiamo alla salute umana, il nostro pensiero si rivolge spontaneamente alla medicina, alla prevenzione, alle cure e all’alimentazione, ovvero a tutti quegli aspetti che contribuiscono al benessere dell’organismo e alla prevenzione delle malattie. Siamo abituati a considerare la salute soprattutto in relazione al funzionamento del nostro corpo, agli stili di vita e alla qualità di ciò che mangiamo, mentre più raramente ci soffermiamo a riflettere sul ruolo dell’ambiente naturale e, in particolare, del suolo.
Eppure, sotto i nostri piedi esiste un ecosistema complesso, dal quale dipende gran parte della produzione alimentare e che, attraverso le sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, può influenzare anche la nostra salute.
È un legame che trova spazio nella visione One Health, secondo cui la salute dell’uomo, degli animali, delle piante e degli ecosistemi è strettamente connessa. Ed è proprio da qui che possiamo avvicinarci alla pedomedicina, un ambito di ricerca, che nasce dalle scienze del suolo e della pedologia, e guarda con crescente interesse alla medicina.
Le nuove conoscenze sui microbiomi rendono questo incontro ancora più interessante, perché ci invitano a porci una domanda: che cosa possiamo imparare dalle relazioni ecologiche del suolo e delle piante per comprendere meglio il funzionamento dei microbiomi umani?
Tutto inizia dalla conoscenza del suolo
Il rapporto tra suolo e salute umana è oggetto di studio da molto tempo. Il terreno sostiene la produzione degli alimenti, rende disponibili elementi nutritivi essenziali e può essere una fonte di esposizione a contaminanti e organismi patogeni. Per comprendere queste relazioni dobbiamo conoscere le proprietà del suolo.
La composizione mineralogica, il pH, la struttura, l’acqua e la sostanza organica, per esempio, influenzano la mobilità e la disponibilità degli elementi chimici. Due terreni che contengono quantità simili di un elemento possono renderlo disponibile alle piante in misura molto diversa, con possibili conseguenze sulla composizione degli alimenti. Anche la scoperta di antibiotici prodotti da microrganismi del suolo dimostra quanto questo ambiente abbia già contribuito alla medicina.
Sono alcune di queste conoscenze a costituire le basi della pedomedicina, un termine già prospettato da Juan José Ibáñez nel 2006, nel volume The Future of Soil Science, pubblicato dalla International Union of Soil Sciences. Si tratta di un ambito interdisciplinare emergente, il cui significato continua ad arricchirsi grazie all’incontro tra competenze scientifiche differenti. Un ruolo fondamentale spetta alla pedologia, che studia come i suoli si formano, si evolvono, si classificano e si distribuiscono sul territorio.
A questa si affianca la pedometria, che utilizza metodi statistici e modelli quantitativi per descrivere e rappresentare la variabilità dei terreni. Insieme alla chimica, alla fisica, alla mineralogia e alla biologia del suolo, queste discipline ci permettono di comprendere meglio le condizioni ambientali che possono avere conseguenze sulla nutrizione e sulla salute.
Oggi, a questo patrimonio di conoscenze si aggiungono gli studi sul microbioma del suolo, che stanno rivelando aspetti sempre più interessanti della sua componente biologica e aprendo nuove prospettive per lo sviluppo della moderna pedomedicina. In questo contesto assumono particolare rilevanza il concetto di suolo vivo, le complesse interazioni tra microrganismi e organismi ospiti, i meccanismi di dialogo molecolare, i fenomeni di endofitismo e simbiosi e i processi di coevoluzione che caratterizzano le comunità biologiche. A questi si affiancano i concetti di olobionte e patobioma, lo studio delle connessioni tra i microbiomi del suolo, delle piante e dell'uomo e il ruolo della biodiversità microbica del suolo nella produzione e nella qualità degli alimenti che caratterizzano la Dieta Mediterranea. Si delineano così nuovi ambiti di ricerca che collegano l'ecologia microbica, la nutrizione e la salute, offrendo alla pedomedicina ulteriori strumenti interpretativi e nuove ipotesi per comprendere anche il funzionamento del microbioma umano.
L’asse suolo–pianta–uomo. Rappresentazione schematica delle connessioni tra suolo, piante e salute umana. Nutrienti, microrganismi e composti bioattivi possono collegare questi ambienti attraverso processi biologici ed ecologici. La natura e gli effetti di tali relazioni dipendono dalle condizioni ambientali e dalle vie di esposizione; alcuni collegamenti, soprattutto quelli tra microbioma del suolo e microbiota umano, sono ancora oggetto di ricerca.
Dai microrganismi alle comunità
Il suolo ospita una straordinaria varietà di organismi. Batteri, archei, funghi e molti altri esseri viventi interagiscono continuamente con i minerali, la sostanza organica, l’acqua e l’aria. Quando parliamo di microbioma, nel significato ecologico più ampio, ci riferiamo alle comunità microbiche, alle loro attività, alle sostanze che producono e all’ambiente nel quale vivono.
Sappiamo che i microrganismi partecipano alla trasformazione dei nutrienti e che alcuni possono favorire la crescita delle piante o contribuire alla protezione dalle malattie. Ma oggi comprendiamo meglio anche un altro aspetto: questi organismi vivono in comunità nelle quali si sviluppano relazioni di cooperazione, competizione, simbiosi, antagonismo e parassitismo. Molte di queste interazioni sono regolate da scambi di segnali chimici, attraverso una sorta di dialogo molecolare, il cui significato ecologico è ancora in parte da interpretare. Studiare il microbioma significa quindi andare oltre il semplice elenco dei microrganismi presenti. Occorre capire come interagiscono, quali funzioni svolgono e come il loro comportamento cambia al variare delle condizioni ambientali.
Le piante, tra rizosfera ed endofiti
Le piante ci offrono un esempio concreto di quanto possano essere strette queste relazioni. Attraverso le radici rilasciano zuccheri, acidi organici e numerose altre sostanze che influenzano le comunità microbiche della rizosfera, la porzione di terreno direttamente interessata dall’attività radicale. Alcuni microrganismi vivono sulla superficie delle radici, mentre altri riescono a entrare nei tessuti vegetali.
Tra questi troviamo gli endofiti, organismi che possono vivere all’interno della pianta senza provocare sintomi di malattia. Un meccanismo proposto per spiegare alcune di queste interazioni è il ciclo rizofagico. Secondo questo modello, determinati microrganismi possono alternare una fase di vita nel suolo a una fase all’interno delle radici, durante la quale la pianta potrebbe ricavare nutrienti attraverso particolari processi ossidativi. È un’ipotesi interessante per comprendere alcuni aspetti della nutrizione vegetale, anche se la sua diffusione e il suo contributo generale devono ancora essere chiariti. Le associazioni tra piante e microrganismi hanno inoltre una storia evolutiva. In alcuni casi possiamo parlare di coevoluzione, quando organismi che interagiscono esercitano reciprocamente pressioni selettive nel corso delle generazioni. Queste conoscenze ci invitano a osservare la pianta considerando anche le comunità microbiche con le quali convive.
Il ciclo rizofagico nella nutrizione vegetale. Rappresentazione schematica del modello proposto da White et al. (2018), secondo cui alcuni microrganismi del suolo acquisiscono nutrienti e penetrano nei tessuti radicali, prevalentemente in prossimità dell'apice. All'interno delle cellule vegetali, l'azione delle specie reattive dell'ossigeno (ROS) favorisce la degradazione parziale dei microrganismi e il rilascio di nutrienti utilizzabili dalla pianta. I microrganismi sopravvissuti possono essere espulsi attraverso i peli radicali, ricostituire la propria parete cellulare e rientrare nel suolo, riavviando il ciclo.
L’olobionte: l’ospite e il microbiota associato
Da questo modo di osservare gli organismi nasce il concetto di olobionte: un essere vivente considerato insieme ai microrganismi che gli sono associati. Una pianta, per esempio, ospita comunità microbiche sulle radici, sulle foglie e all’interno dei tessuti. Anche l’essere umano convive con numerosi microrganismi, presenti soprattutto nell’intestino, sulla pelle e sulle mucose.
L’insieme dei microrganismi che abitano un determinato ambiente viene chiamato microbiota. Il concetto di olobionte ci aiuta a comprendere quanto queste associazioni possano contribuire al funzionamento dell’organismo ospite. Naturalmente, non tutte sono vantaggiose e non è detto che ospite e microbiota costituiscano un’unica unità evolutiva. Il suolo, invece, non è un olobionte in senso stretto, perché non è un organismo individuale. È un ecosistema che ospita comunità biologiche differenti e rappresenta una delle principali fonti dei microrganismi che entrano in relazione con le piante.
Dal suolo alle piante, dagli alimenti all’uomo
Le connessioni tra il microbioma del suolo, quello delle piante e quello umano rappresentano oggi un campo di ricerca particolarmente interessante. Le piante acquisiscono dall’ambiente una parte dei microrganismi con cui convivono. Gli alimenti vegetali possono a loro volta trasportare microrganismi e sostanze prodotte dalla loro attività. Inoltre, forniscono fibre, polifenoli e altri composti che possono influenzare il microbiota intestinale.
È da queste relazioni che nasce l’interesse per il cosiddetto asse suolo–pianta–uomo, attraverso il quale si cerca di comprendere come ambienti biologici differenti possano essere collegati. Occorre però evitare conclusioni affrettate. Trovare microrganismi simili nel suolo, sulle piante e nell’intestino umano non dimostra che siano passati direttamente da un ambiente all’altro, né che riescano a colonizzare stabilmente l’organismo o a produrre benefici per la salute. Per ricostruire questi collegamenti bisogna distinguere il semplice contatto con un microrganismo dal suo trasferimento, dalla sua permanenza nell’ospite e dagli eventuali effetti biologici.
Tutto questo ci suggerisce anche un’immagine interessante per raccontare la Dieta Mediterranea. Siamo abituati a rappresentarla attraverso una piramide alimentare, ma potremmo immaginare di aggiungere un primo strato sotto la sua base: il suolo vivo. Un terreno con le sue caratteristiche fisiche, chimiche e mineralogiche, la biodiversità e le comunità microbiche che contribuiscono al funzionamento degli agroecosistemi. Sarebbe un modo semplice per ricordare che dietro la qualità degli alimenti esistono processi biologici e ambientali che iniziano molto prima del loro arrivo sulla nostra tavola.
La piramide alimentare poggia su un fondamento spesso invisibile ma essenziale: il suolo vivo. È da qui che prendono origine la fertilità, la qualità degli alimenti e, in ultima analisi, una parte importante della nostra salute.
Dalla salute delle piante alle domande della medicina
Accanto allo studio delle connessioni tra suolo, alimenti e uomo, le nuove conoscenze sui microbiomi suggeriscono un’altra possibilità: confrontare i processi ecologici che regolano le comunità microbiche in ambienti differenti. Un esempio interessante riguarda il modo in cui interpretiamo le malattie.
In fitopatologia, il tradizionale triangolo della malattia descrive l’interazione tra un ospite suscettibile, un patogeno e un ambiente favorevole allo sviluppo della malattia. Oggi si propone di ampliare questo modello considerando una quarta componente: il microbiota associato all’ospite. Si arriva così a rappresentare un tetraedro della malattia, nel quale le comunità microbiche possono contribuire a influenzare le relazioni tra pianta, patogeno e ambiente. Un altro concetto che si sta affermando è quello di patobioma, che porta a considerare la malattia attraverso le interazioni tra i microrganismi coinvolti, l’ospite e l’ambiente, anziché concentrarsi esclusivamente sul singolo patogeno.
Pensiamo, per esempio, ai suoli soppressivi, nei quali alcune malattie delle piante si manifestano con minore intensità anche quando il patogeno è presente. La competizione per le risorse, l’occupazione degli spazi e la produzione di sostanze antagoniste possono contribuire a limitarne lo sviluppo. Qualcosa di paragonabile, pur in condizioni biologiche molto diverse, avviene nell’intestino umano. Qui le comunità microbiche residenti possono ostacolare l’insediamento di determinati organismi dannosi attraverso un fenomeno chiamato resistenza alla colonizzazione. Questo confronto non significa che il suolo e l’intestino funzionino allo stesso modo. Ci permette però di porre domande simili: che cosa rende stabile una comunità microbica? Come reagisce a una perturbazione? Perché in alcune condizioni riesce a limitare un patogeno e in altre no?
Sono domande che lo studio dell’ecologia microbica del suolo può contribuire ad affrontare e che potrebbero offrire spunti utili anche alla ricerca medica.
La pedomedicina integra le conoscenze delle scienze del suolo con medicina, nutrizione ed ecologia per studiare le relazioni tra proprietà del suolo, produzione e qualità degli alimenti e salute umana, animale e degli ecosistemi.
In dialogo con la medicina
Le nuove conoscenze sui microbiomi aprono interessanti possibilità per una pedomedicina moderna. Accanto allo studio tradizionale degli effetti di nutrienti, contaminanti, patogeni e sostanze bioattive del suolo sulla salute umana, cresce l'interesse per le relazioni tra microrganismi, ambiente e organismi viventi.
Nel suolo, nelle piante e negli animali, i microrganismi formano comunità che interagiscono tra loro e con l'ambiente attraverso scambi, cooperazione e competizione. Queste relazioni contribuiscono agli equilibri biologici e possono influenzare la salute degli organismi che le ospitano. La scienza del suolo e la pedologia aiutano a comprendere queste dinamiche, perché le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del terreno e la sua gestione influenzano la vita delle comunità microbiche.
Studiare queste relazioni può offrire nuove idee anche alla medicina, aiutando a formulare ipotesi sul funzionamento del microbioma umano, sulla sua stabilità e sui meccanismi di difesa dai patogeni. Non significa applicare direttamente all'uomo ciò che osserviamo nel suolo o nelle piante, ma trarne spunti da verificare con la ricerca scientifica. Può nascere così una pedomedicina più ampia e interdisciplinare, capace di mettere in dialogo scienze del suolo, microbiologia, ecologia e medicina, secondo la visione One Health.
Il suolo, che da sempre contribuisce a nutrire la vita, può così aiutarci anche a comprenderla meglio, offrendo nuove chiavi di lettura delle relazioni tra ambiente e salute.
SymBioma: appuntamento il 19 novembre 2026
Per sviluppare questo dialogo servono occasioni nelle quali competenze diverse possano incontrarsi e confrontare conoscenze, metodi e risultati. È anche da questa esigenza che nasce SymBioma – Dal microbioma al benessere globale, in programma il 19 novembre 2026 al Saint Joseph Resort di Salerno, con il coinvolgimento di Edagricole.
L’incontro riunirà scienziati del suolo, agronomi, microbiologi, medici, veterinari e nutrizionisti per approfondire le relazioni tra microbiomi, agricoltura, alimentazione e salute, seguendo il filo conduttore della One Health. Per la pedomedicina, SymBioma può rappresentare un nuovo spazio nel quale far crescere il confronto tra scienze del suolo e medicina, individuare domande di ricerca comuni e valutare le possibilità offerte dalle nuove conoscenze sui microbiomi. Un’occasione per scoprire quanto la conoscenza del suolo possa ancora contribuire alla comprensione della vita e della salute umana.
Per ulteriori informazioni: www.symbioma.it














