Il 27 giugno si celebra il World Microbiome Day, una giornata dedicata a un universo invisibile ma essenziale: quello dei microrganismi che abitano il corpo umano, gli animali, le piante, il suolo, l’acqua e gli ecosistemi.
Per molto tempo abbiamo pensato ai microbi soprattutto come nemici da eliminare. Oggi la scienza ci mostra una realtà molto più complessa: senza comunità microbiche funzionali, la salute degli organismi, la fertilità dei suoli e la stabilità degli agroecosistemi diventano più fragili.
Parlare di microbioma in agricoltura non significa soltanto introdurre nuove tecnologie, nuovi prodotti o nuove soluzioni biologiche ma significa cambiare il modo in cui osserviamo la vita, il suolo, le piante, il cibo e la salute. Per decenni abbiamo interpretato i campi agricoli soprattutto attraverso la produttività, la nutrizione minerale, la difesa fitosanitaria e la meccanizzazione.
Tutti elementi fondamentali, che hanno permesso enormi progressi ma oggi sappiamo che da soli non bastano più a descrivere la complessità dei sistemi agricoli. Infatti, sotto i nostri piedi, intorno alle radici, sulla superficie delle foglie e persino all’interno dei tessuti vegetali esiste un mondo biologico attivo, dinamico e interconnesso. Batteri, funghi, archea, protozoi, virus e molti altri organismi microscopici partecipano ai cicli della fertilità, alla nutrizione delle piante, alla risposta agli stress e alla stabilità degli ecosistemi.
Un lessico che si arricchisce
Non è una questione soltanto linguistica, le parole servono a spiegare ciò che prima restava invisibile, a nominare relazioni che non sapevamo riconoscere e a costruire nuovi modi di pensare e di agire.
Termini come microbioma, microbiota, endofita, rizosfera, fillosfera, olobionte, metagenomica, biofertilizzante, biocontrollo e One Health non sono semplici parole tecniche ma sono il lessico di un’agricoltura che sta cambiando profondamente. Per molto tempo il linguaggio agricolo è stato dominato da parole come resa, concime, principio attivo, diserbo, difesa, trattamento, carenza, patogeno, controllo.
È un linguaggio che ha accompagnato una stagione storica importante, quella dell’intensificazione produttiva e della chimica agraria moderna. Oggi, accanto a quelle parole, ne emergono altre: relazione, equilibrio, comunità, simbiosi, biodiversità, resilienza, funzionalità biologica, interazione, rete ecologica. La nuova semantica non sostituisce la tecnica, ma la amplia, non cancella chimica, genetica, meccanizzazione e difesa, ma le colloca dentro una visione ecologica più complessa. Il termine microbioma, in questo senso, è molto più di una definizione biologica: è una parola che accompagna un passaggio culturale, dall’idea di eliminare i microrganismi indesiderati all’idea di comprendere, gestire e valorizzare le comunità microbiche utili.
Tutto questo ci invita a pensare la fertilità non solo come proprietà chimica, ma come funzione ecologica; e la salute delle piante non solo come risultato del genotipo, della nutrizione o del trattamento fitosanitario, ma soprattutto come espressione delle relazioni biologiche che la pianta stabilisce con il proprio ambiente. In senso stretto, il microbiota indica l’insieme degli organismi microbici presenti in un determinato ambiente. Il microbioma, invece, tende ad allargare lo sguardo includendo anche il patrimonio genetico, le funzioni, i metaboliti, le interazioni e il contesto ecologico in cui queste comunità operano.
Questa distinzione è importante perché sposta l’attenzione dalla semplice presenza dei microrganismi alla loro attività e al loro ruolo nel sistema.
Anche la parola endofita modifica il nostro modo di osservare la pianta. Batteri e funghi endofiti vivono nei tessuti vegetali senza causare malattia e possono contribuire alla nutrizione, alla tolleranza agli stress, alla difesa e alla crescita. La pianta, quindi, non è un organismo chiuso e separato dal mondo esterno, ma un ambiente abitato. Da qui deriva un altro concetto importante, olobionte. La pianta, insieme ai microrganismi associati, può essere interpretata come un’unità ecologica complessa. Non più soltanto la pianta, ma la pianta con il suo microbioma; non più soltanto il suolo come matrice fisico-chimica, ma il suolo come rete vivente di organismi, molecole, radici, sostanza organica, acqua, aria e minerali. Questo nuovo linguaggio agricolo non cambia solo le parole, ma anche il modo di gestire i sistemi produttivi. Aiuta a valutare il suolo, la pianta e le pratiche agronomiche non come elementi separati, ma come parti di un sistema che funziona attraverso relazioni biologiche, cicli della sostanza organica, disponibilità dei nutrienti, equilibrio microbico e risposta agli stress. In questo modo, le decisioni agronomiche diventano più integrate e non si guarda solo al singolo intervento, ma agli effetti che produce sull’intero agroecosistema.
Dall’uomo alla pianta
Per comprendere la portata di questa trasformazione basta guardare a ciò che è accaduto nella medicina umana. Oggi sappiamo che l’essere umano non è biologicamente isolato, ma ospita comunità microbiche che contribuiscono alla digestione, all’immunità, al metabolismo e alla salute generale.
Questa consapevolezza ha cambiato il modo di intendere il benessere in cui non basta considerare il corpo come somma di organi e funzioni, ma occorre comprendere anche le relazioni invisibili che lo sostengono. Una trasformazione simile sta attraversando l’agricoltura, in cui anche la pianta non è sola. Le radici dialogano con la rizosfera, le foglie ospitano una fillosfera microbica, i tessuti interni possono accogliere microrganismi endofiti e il suolo funziona come un ecosistema vivente.
La pianta, come l’uomo, può essere letta come un olobionte: un organismo associato a una comunità microbica che ne influenza nutrizione, resistenza, adattamento e salute.
Considerare la pianta come olobionte modifica anche il modo di interpretare la malattia. Il tradizionale triangolo della malattia, fondato sull’interazione tra ospite, patogeno e ambiente, oggi può essere letto in modo più ampio, includendo la dimensione microbica che accompagna la pianta e il suolo passando dal triangolo alla piramide della malattia. Il microbioma dell’ospite, il microbioma del suolo e il patobioma, inteso come l’insieme dei patogeni e delle loro interazioni, contribuiscono infatti a influenzare l’insorgenza, l’evoluzione e la gravità delle patologie. La malattia dipende anche dall’equilibrio complessivo tra pianta, comunità microbiche e ambiente. In questa prospettiva, anche il biocontrollo non rappresenta semplicemente un’alternativa ai fitofarmaci di sintesi, ma uno strumento per gestire in modo più consapevole la biodiversità microbica, rafforzare la resilienza delle colture e sostenere un agroecosistema più stabile.
Quindi il paragone con il microbioma umano rende evidente la portata di questo cambiamento. Se oggi è difficile pensare alla salute dell’uomo ignorando il ruolo del microbiota intestinale, sarà sempre più difficile pensare alla salute delle colture ignorando il microbioma del suolo, della rizosfera e della pianta. È qui che la prospettiva One Health diventa concreta in cui la salute dell’uomo, degli animali, delle piante e dell’ambiente non sono capitoli separati, ma parti di uno stesso sistema biologico.
Microbioma e One Health
Proprio il microbioma rappresenta uno dei collegamenti più concreti tra agricoltura e One Health, perché attraversa la salute del suolo, delle piante, degli animali, dell’uomo e degli ecosistemi.
La prospettiva One Health ci ricorda che queste dimensioni sono interdipendenti e in questa cornice rientra anche il tema della resistenza antimicrobica, legato all’uso degli antibiotici, alla gestione degli allevamenti, agli ecosistemi microbici e alla diffusione di geni di resistenza nell’ambiente.
Il microbioma attraversa tutti questi livelli. Un suolo biologicamente attivo può sostenere piante più equilibrate; piante più sane possono ridurre la necessità di interventi fitosanitari; sistemi agricoli più diversificati possono favorire biodiversità, stabilità ecologica e cicli più efficienti della sostanza organica. Per questo il microbioma non appartiene a un solo settore. Riguarda agronomia, veterinaria, medicina, ecologia, nutrizione, sicurezza alimentare e sostenibilità. In questa prospettiva, il microbioma agricolo diventa una frontiera One Health perché mette in relazione fertilità del suolo, salute delle colture, qualità degli alimenti, benessere animale, salute umana e stabilità degli ecosistemi. In questo nuovo scenario l’agricoltura si rinnova anche perché cambia il modo di osservare e descrivere gli agroecosistemi in cui tecniche di sequenziamento, metagenomica, metabolomica, bioinformatica ed ecologia microbica stanno rendendo visibile una complessità che fino a pochi anni fa era difficile da misurare. Oggi possiamo studiare comunità microbiche intere, comprenderne meglio le funzioni e osservare come cambiano in relazione alle pratiche agronomiche, al clima, alla coltura, alla sostanza organica e alla gestione del suolo.
L’agricoltura come sistema di relazioni
La nuova semantica del microbioma ci invita a leggere l’agricoltura come un sistema di relazioni. Le parole che entrano nel linguaggio agricolo non sono solo termini specialistici, ma segnali di un cambiamento più profondo nel modo di osservare suolo, piante, animali, cibo e salute. Riconoscere il ruolo del microbioma significa ampliare e migliorare la gestione agricola. La tecnica e le sue innovazioni restano indispensabili, ma devono dialogare con i processi biologici che regolano il funzionamento del suolo, la nutrizione delle piante, la resilienza agli stress e la stabilità degli agroecosistemi. Comprendere questa dimensione significa avvicinarsi a un’agricoltura più consapevole, capace di produrre non solo resa, ma anche qualità, biodiversità, e equilibrio ecologico.
Per approfondire
Per chi desidera approfondire il tema, è disponibile il volume di Vincenzo Michele Sellitto, Microbioma. One Health: dal suolo al benessere dell’Uomo, Edagricole. Il libro affronta il microbioma come chiave di lettura delle connessioni tra fertilità del suolo, salute delle colture, qualità degli alimenti, benessere animale e salute umana, offrendo una lettura aggiornata del tema alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche. (di Redazione Terra e Vita)











