L’agricoltura europea si trova nuovamente al centro di un equilibrio fragile, sospeso tra tensioni geopolitiche globali, volatilità dei mercati e crescenti pressioni regolatorie interne. Le ultime analisi diffuse a Bruxelles delineano un quadro complesso: i conflitti internazionali minacciano le catene di approvvigionamento, il costo dei fertilizzanti resta una variabile critica per la competitività delle aziende agricole, mentre alcuni settori strategici – come il riso – lanciano l’allarme per il rischio di perdita di produzione nel continente.
Nel frattempo i dati economici mostrano segnali contraddittori: i prezzi agricoli alla produzione sono tornati a scendere nel finale del 2025, mentre il commercio agroalimentare dell’Unione europea ha raggiunto nuovi record, ma con un surplus in forte riduzione. Un mosaico che racconta molto più di una semplice fase congiunturale: racconta la trasformazione strutturale dell’agricoltura europea in un contesto globale sempre più instabile.
Geopolitica e approvvigionamenti: il rischio Medio Oriente
Il primo fattore di instabilità arriva dalla geopolitica. Le tensioni crescenti in Medio Oriente stanno riaccendendo i timori per possibili interruzioni delle catene logistiche globali e per un nuovo aumento dei costi energetici, con inevitabili ripercussioni sull’agroalimentare europeo.
Secondo il settore europeo del commercio al dettaglio e all’ingrosso, eventuali restrizioni alle principali rotte marittime potrebbero avere effetti immediati sui costi di trasporto e sull’intero sistema degli approvvigionamenti alimentari. Un punto critico è lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quarto del commercio mondiale di petrolio: un’interruzione della navigazione avrebbe ripercussioni dirette sui prezzi dell’energia e quindi sui costi agricoli.
Le conseguenze potrebbero propagarsi rapidamente anche al mercato dei fertilizzanti, dal momento che diversi paesi della regione rappresentano attori rilevanti nella produzione e nell’export di input agricoli. In uno scenario già segnato da volatilità e tensioni commerciali, la stabilità delle rotte marittime diventa dunque un fattore determinante per la sicurezza alimentare europea.
Il nodo fertilizzanti: la richiesta degli agricoltori
Non sorprende quindi che il tema dei fertilizzanti sia tornato con forza al centro del dibattito politico a Bruxelles. Le organizzazioni agricole europee chiedono misure rapide e incisive per stabilizzare il mercato e ridurre la pressione sui costi di produzione.
Il peso economico dei fertilizzanti nelle aziende agricole è infatti aumentato sensibilmente negli ultimi anni: nel 2023 rappresentavano in media il 10,6% dei consumi intermedi delle aziende, quota che sale fino al 28,5% nelle imprese cerealicole e nelle coltivazioni di semi oleosi. Ancora più significativo è il loro peso nei costi specifici delle colture, passato dal 44% nel 2019 al 53% nel 2023.
Tra le proposte avanzate al livello europeo figurano la sospensione temporanea di alcuni dazi sulle importazioni di fertilizzanti, il rinvio del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) per questo comparto e un rafforzamento della produzione interna.
Sul piano strategico, l’obiettivo indicato dalle organizzazioni agricole è chiaro: ridurre la dipendenza esterna sviluppando una filiera europea dei fertilizzanti più resiliente, basata anche su tecnologie innovative come l’ammoniaca verde prodotta con energia rinnovabile e sistemi di economia circolare legati alla gestione dei nutrienti.
Ambiente e industria: lo scontro sulla direttiva acqua
Parallelamente al fronte economico, Bruxelles deve gestire anche una crescente tensione tra obiettivi ambientali e politiche industriali.
Una coalizione di organizzazioni ambientaliste ha infatti messo in guardia contro l’ipotesi di riaprire la direttiva quadro sulle acque, uno dei pilastri della legislazione ambientale europea. Secondo le Ong, una revisione della normativa rischierebbe di indebolire gli standard di tutela per favorire attività estrattive legate alla ricerca di materie prime critiche.
Il nodo è emblematico di un dilemma sempre più frequente nelle politiche europee: da un lato la necessità di accelerare la transizione energetica e industriale, dall’altro la difesa degli ecosistemi naturali. L’agricoltura, come spesso accade, si trova nel mezzo di questo equilibrio delicato, dovendo conciliare produttività, sostenibilità e nuovi vincoli normativi.
Il riso europeo in allarme
Tra i comparti più esposti alla pressione dei mercati globali c’è il settore risicolo europeo. Produttori e trasformatori avvertono che il comparto rischia una vera e propria crisi strutturale, a causa della combinazione di costi di produzione elevati, requisiti regolatori stringenti e crescita delle importazioni da paesi terzi.
Nell’ultima campagna commerciale le importazioni di riso nell’Unione europea hanno raggiunto circa 1,7 milioni di tonnellate, con una quota significativa entrata con tariffe ridotte o nulle.
Secondo il settore, questo squilibrio sta comprimendo i prezzi alla produzione e mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende. Il timore è che gli agricoltori riducano progressivamente le superfici coltivate o si orientino verso varietà più stabili, come il riso japonica, con il rischio di creare nuove distorsioni di mercato.
La richiesta avanzata alle istituzioni europee è quella di rafforzare i meccanismi di salvaguardia commerciale e di garantire maggiore reciprocità negli standard ambientali e sociali tra prodotti europei e importazioni.
Influenza aviaria: segnali di miglioramento
Sul fronte sanitario arrivano invece segnali leggermente più rassicuranti.
Dopo un autunno e un inverno caratterizzati da livelli molto elevati di circolazione del virus, i casi di influenza aviaria ad alta patogenicità stanno iniziando a diminuire in Europa.
Nel periodo tra novembre 2025 e febbraio 2026 sono stati registrati oltre 2.500 rilevamenti del virus tra uccelli domestici e selvatici in 32 paesi europei, con una diffusione particolarmente intensa tra gli uccelli acquatici. Tuttavia il numero settimanale di nuovi casi è ora in calo rispetto al picco iniziale.
Il rischio per la popolazione generale resta basso, mentre viene considerato moderato solo per le persone professionalmente esposte agli animali infetti.
Prezzi agricoli in calo
Se dal punto di vista sanitario emergono segnali di stabilizzazione, l’economia agricola mostra invece nuove fragilità.
Nel quarto trimestre del 2025 i prezzi medi dei prodotti agricoli alla produzione nell’Unione europea sono diminuiti dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, invertendo la tendenza positiva registrata nei trimestri precedenti.
La flessione è stata particolarmente evidente in alcuni Stati membri, con cali a doppia cifra in Belgio e riduzioni significative anche in Germania e nei Paesi baltici. Tra i prodotti più colpiti figurano cereali e latte, mentre sul fronte dei costi di produzione la situazione appare più stabile, anche se i fertilizzanti hanno registrato un aumento del 7,9%.
Commercio agroalimentare: record ma surplus in calo
In questo contesto di volatilità interna, l’export agroalimentare europeo continua comunque a dimostrare una notevole capacità di tenuta sui mercati globali.
Nel 2025 il commercio agroalimentare dell’Unione europea ha raggiunto livelli record: le esportazioni hanno toccato 238,4 miliardi di euro, con un aumento dell’1% rispetto all’anno precedente.
Tuttavia l’incremento delle importazioni – cresciute del 9% fino a 188,6 miliardi – ha ridotto significativamente il surplus commerciale europeo, sceso a 49,9 miliardi di euro.
Tra le dinamiche più evidenti spicca il calo delle esportazioni di vino, cereali e olio d’oliva, mentre crescono i valori legati a caffè, cacao e prodotti lattiero-caseari. Anche la geografia commerciale si sta ridefinendo: il Regno Unito resta il primo mercato per i prodotti agroalimentari europei, mentre le esportazioni verso Stati Uniti e Cina registrano una contrazione.
L’Europa agricola davanti a una scelta strategica
Il quadro che emerge da Bruxelles è quello di un’agricoltura europea sempre più esposta a dinamiche globali che sfuggono al controllo delle politiche agricole tradizionali.
Geopolitica, energia, commercio internazionale e cambiamento climatico stanno ridefinendo i confini della sicurezza alimentare del continente. In questo scenario la Politica agricola comune non può più limitarsi a sostenere il reddito degli agricoltori: deve diventare uno strumento strategico di resilienza economica e geopolitica.
La vera questione, in fondo, è se l’Europa intenda difendere la propria capacità produttiva agricola come asset strategico oppure accettare una crescente dipendenza dai mercati globali. Perché in un mondo attraversato da conflitti commerciali, shock climatici e tensioni geopolitiche, la sovranità alimentare non è più soltanto un concetto politico: è una condizione necessaria per la stabilità economica e sociale del continente.










