Consiglio Agrifish: le crisi riscrivono l’agenda europea

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Dalle tensioni globali sui fertilizzanti, passando per incendi, assicurazioni e mercati: Bruxelles accelera su resilienza e governance del rischio nel sistema agroalimentare

C’è un filo rosso che attraversa oggi la politica agricola europea: la gestione dell’incertezza. Che si tratti di costi energetici, tensioni commerciali, cambiamento climatico o shock geopolitici, l’agricoltura dell’Unione si trova al centro di una convergenza di rischi senza precedenti. Le ultime evidenze emerse a Bruxelles delineano un quadro chiaro: non siamo più nella fase della gestione delle crisi, ma in quella della costruzione strutturale della resilienza. E questo richiede strumenti nuovi, più integrati e soprattutto più rapidi. E quindi il Consiglio Agrifish del 30 marzo si presenta con un’agenda densa e altamente politica. Sul tavolo, innanzitutto, la questione dei costi energetici, che continuano a comprimere i margini delle imprese agricole e della pesca, spingendo diversi Stati membri – tra cui l’Italia – a chiedere interventi urgenti.

Accanto al tema energetico, emerge con forza la necessità di una revisione degli strumenti di politica agricola: dalla futura Pac post-2027 fino alle misure di salvaguardia nei mercati, con particolare attenzione al settore lattiero-caseario, sotto pressione e bisognoso di una risposta coordinata a livello europeo.

Non manca il capitolo commercio internazionale, sempre più centrale nella definizione degli equilibri agricoli europei, soprattutto alla luce della moltiplicazione degli accordi bilaterali.

Accordo Ue-Usa: apertura sì, ma con condizioni stringenti

Sul fronte commerciale, il Parlamento europeo ha tracciato una linea chiara sull’accordo con gli Stati Uniti: apertura ai tagli tariffari, ma solo in presenza di garanzie solide.

La posizione adottata introduce meccanismi stringenti: clausole di condizionalità, sospensione e scadenza, con la possibilità di ritirare le preferenze tariffarie in caso di comportamenti ritenuti lesivi per l’industria o l’agricoltura europea. Un segnale politico forte, che riflette una crescente attenzione alla tutela del settore primario europeo, soprattutto in un contesto di competizione globale sempre più aggressiva.

Particolare attenzione è riservata all’impatto sulle produzioni agricole: Bruxelles vuole evitare che un aumento improvviso delle importazioni possa destabilizzare i mercati interni.

Incendi e territorio: agricoltura al centro della prevenzione

Il cambiamento climatico entra con forza nell’agenda agricola attraverso la nuova strategia europea sugli incendi boschivi. Il dato è emblematico: oltre un milione di ettari bruciati nel 2025, con danni stimati in circa 2,5 miliardi di euro annui.

La Commissione punta su un approccio integrato, in cui agricoltura e gestione forestale diventano strumenti chiave di prevenzione. Pascolo, agroforestazione e manutenzione del territorio sono indicati come leve fondamentali per ridurre l’accumulo di biomassa e quindi il rischio incendi. Il messaggio è chiaro: senza agricoltura attiva non c’è presidio del territorio. E senza presidio, aumenta la vulnerabilità.

Gestione del rischio: sistemi ancora troppo frammentati

Un altro nodo cruciale riguarda la gestione del rischio agricolo. Secondo un’analisi della Banca Mondiale, il sistema europeo appare ancora frammentato e incompleto, con ampie aree di rischio non coperte, soprattutto per gli eventi catastrofici.

La siccità si conferma il principale fattore di perdita, responsabile di oltre il 50% dei danni climatici. Nonostante i progressi, gli strumenti attuali – assicurazioni, fondi mutualistici, riserve – non sono ancora sufficientemente diffusi, soprattutto tra le piccole aziende.

La direzione indicata è quella di un sistema più strutturato e preventivo, basato su strumenti assicurativi innovativi e su una maggiore integrazione tra politiche nazionali ed europee.

Produzioni agricole: segnali positivi, ma con incognite

Sul fronte produttivo, le prime indicazioni per la campagna 2025/2026 sono moderatamente positive. Le colture invernali stanno beneficiando di condizioni generalmente favorevoli, con rese attese in linea con le medie storiche.

Tuttavia, il quadro resta fragile: eccessi di pioggia in alcune aree e deficit idrici in altre evidenziano una crescente variabilità climatica. Anche il rischio gelate in Europa orientale rappresenta un fattore di incertezza. In sintesi, più che di annate buone o cattive, si deve ormai parlare di volatilità strutturale.

Shock globali: il nodo Hormuz e l’effetto domino sui fertilizzanti

A rendere ancora più complesso il quadro intervengono le tensioni geopolitiche. Il rischio di interruzione nello Stretto di Hormuz rappresenta un potenziale shock sistemico per l’intero sistema agroalimentare globale.

Il blocco del traffico marittimo ha già fatto impennare i costi di energia e fertilizzanti, con aumenti fino al 20% attesi nella prima metà del 2026. Per gli agricoltori, significa affrontare un doppio shock: input più costosi e maggiore incertezza sui mercati.

Le conseguenze potrebbero essere rilevanti anche sulle rese, soprattutto per colture ad alta intensità di fertilizzazione come cereali e riso.

Chimica e zootecnia: il nodo Pfas

Infine, si apre un fronte delicato sul piano regolatorio: quello delle sostanze PFAS nei prodotti veterinari. L’industria della salute animale chiede deroghe ampie e durature, sottolineando l’assenza di alternative e i rischi per il benessere animale e la sicurezza alimentare.

Il tema mette in evidenza una tensione crescente tra obiettivi ambientali e esigenze produttive, destinata a diventare sempre più centrale nelle politiche europee.

L’agricoltura europea si trova oggi in una fase di transizione profonda, in cui le tradizionali politiche di sostegno non sono più sufficienti. Serve una nuova architettura, capace di integrare gestione del rischio, sostenibilità ambientale e competitività globale.

La direzione intrapresa da Bruxelles è chiara: più prevenzione, più condizionalità, più strumenti strutturati. Ma la vera sfida sarà la capacità di tradurre queste strategie in misure concrete, accessibili e realmente efficaci per le imprese agricole. Perché, in un contesto di instabilità permanente, la resilienza non è più un’opzione. È diventata la condizione minima per restare sul mercato.

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