L’agricoltura europea è entrata in una nuova fase: meno gestione dell’emergenza, più confronto sulle architetture di sistema. Il Consiglio Agrifish del 23 febbraio fotografa un’Unione consapevole che i problemi non sono più episodici ma strutturali: squilibri nella filiera, rischi climatici sistemici, mercati volatili, pressione regolatoria crescente. E, soprattutto, una domanda politica che attraversa quasi tutte le delegazioni: come rafforzare la posizione degli agricoltori senza snaturare il mercato unico? Dalla revisione della Direttiva sulle pratiche sleali alla proposta portoghese di una riassicurazione agricola europea, passando per il braccio di ferro sugli audit della Pac e la crisi del comparto suinicolo, il messaggio è chiaro: l’Europa agricola chiede strumenti più solidi, ma resta divisa su quanto debba intervenire Bruxelles.
Pratiche sleali: protezione sì, ma il prezzo divide
La revisione della Direttiva Utp (2019/633) entra nel vivo. La Presidenza cipriota, sulla base della valutazione della Commissione pubblicata a dicembre 2025, riconosce che la normativa ha prodotto risultati concreti: riduzione dei ritardi di pagamento, oltre 4.600 indagini aperte tra 2021 e 2024, 750 infrazioni accertate e più di 40 milioni di euro di sanzioni.
Il Commissario all’Agricoltura Christophe Hansen rivendica i progressi ma ammette le criticità: applicazione disomogenea tra Stati membri, scarsa consapevolezza dei diritti da parte dei produttori e persistenza del “fattore paura” nelle denunce.
La frattura politica emerge sul tema delle vendite sottocosto. Francia, Romania, Slovacchia, Lituania, Grecia e Belgio chiedono tutele più stringenti, fino al divieto esplicito di vendere sotto i costi di produzione. Altri Paesi – Finlandia, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Germania – avvertono che intervenire sulla formazione dei prezzi rischia di distorcere il mercato e generare oneri amministrativi difficilmente gestibili.
Il nodo è tecnico prima ancora che ideologico: come definire il “costo di produzione” in contesti aziendali, territoriali e produttivi profondamente diversi? La Commissione presenterà una proposta legislativa entro fine 2026. Il confronto è appena iniziato.
Pac sotto pressione: controlli o semplificazione?
Un’ampia coalizione di Stati membri – guidata dalla Lettonia – chiede di rivedere il sistema di audit della Pac 2023-2027, ritenuto troppo rigido e penalizzante. Nel mirino: soglie di errore, moltiplicazione dei controlli, uso estensivo di strumenti digitali e rischio di correzioni finanziarie anche in presenza di errori tecnici marginali.
Hansen difende l’impianto, ricordando la soglia di tolleranza del 2% introdotta nel nuovo modello e la necessità di garantire la tutela del bilancio europeo. Ma apre al dialogo, annunciando incontri tecnici e un evento ad alto livello a marzo.
Qui si gioca una partita cruciale: la nuova Pac era nata sotto il segno della performance e della flessibilità nazionale. Se la percezione degli Stati è quella di un irrigidimento burocratico, la credibilità della riforma rischia di incrinarsi.
Clima: la svolta verso una riassicurazione europea
Il vero cambio di paradigma arriva però dalla proposta portoghese di una riassicurazione agricola europea contro le catastrofi naturali. Lisbona sostiene che i rischi climatici non siano più ciclici ma sistemici e che i meccanismi nazionali non siano sufficienti a coprire eventi correlati su larga scala.
Il sostegno politico è trasversale e significativo: nessuno si oppone apertamente all’idea. La proposta prevede uno strumento europeo di condivisione del rischio per coprire il “livello catastrofico”, con possibile coinvolgimento della Bei e dei mercati dei capitali, nel quadro del prossimo bilancio pluriennale 2028-2034.
Hansen conferma che la Commissione sta lavorando con la Banca europea per gli investimenti a uno studio congiunto, i cui risultati sono attesi in estate. L’attuale riserva agricola, ammette, è “una goccia nell’oceano”. È un passaggio culturale prima ancora che finanziario: si passa dalla compensazione ex post alla costruzione di stabilità strutturale.
Suini in crisi: aiuti sì o no?
Sul fronte dei mercati, Romania e un gruppo di Paesi dell’Est chiedono aiuti eccezionali per il settore suinicolo, colpito da un calo dei prezzi fino al 20% su base annua e da perdite stimate tra 35 e 40 euro per capo macellato.
Le cause: dazi cinesi, restrizioni legate alla peste suina africana, eccesso di offerta. Molti Stati sostengono l’intervento. La Germania si oppone, parlando di fluttuazioni stagionali.
Hansen, pur riconoscendo le difficoltà, esclude per ora l’attivazione delle misure straordinarie previste dall’Ocm, invitando a utilizzare strumenti nazionali e promettendo monitoraggio costante.
Pesticidi: la linea verde sotto esame
Altro fronte caldo: la disponibilità di sostanze attive. Un’ampia maggioranza di Stati membri denuncia il progressivo ritiro di molecole senza alternative efficaci, chiedendo di integrare valutazioni socio-economiche nelle procedure di autorizzazione.
Particolarmente contestata la proposta di includere la semina di sementi conciate nella definizione di “uso” di prodotti fitosanitari, con nuovi obblighi amministrativi per gli agricoltori.
Il Commissario alla Salute Olivér Várhelyi difende l’impianto della riforma: nessun abbassamento degli standard di sicurezza, ma deroghe temporanee dove mancano alternative e maggiore chiarezza normativa.
La tensione tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica resta il punto di equilibrio più delicato.
Fao: l’Italia lancia Martina
Sul piano internazionale si apre la corsa alla guida della Fao per il mandato 2027-2031. Il governo italiano candida Maurizio Martina, già vice direttore generale dell’agenzia.
Hansen invita a convergere su un candidato unico europeo per rafforzare il peso dell’Ue negli organismi multilaterali. Ma la partita resta aperta, con possibili altre candidature in arrivo.
Un’Europa agricola più politica
Quello emerso dall’Agrifish di febbraio è un quadro di maturazione politica. Non più solo gestione delle crisi, ma ridefinizione degli strumenti: regole di mercato, architetture assicurative, governance finanziaria, equilibrio tra tutela ambientale e competitività.
La domanda che attraversa il Consiglio è chiara: fino a che punto l’Unione deve intervenire per correggere le asimmetrie del mercato senza soffocarlo? E quanto può permettersi di non farlo, in un contesto di instabilità climatica, geopolitica e commerciale?
Se la revisione delle Utp misurerà il grado di protezione della filiera, la riassicurazione europea misurerà la capacità dell’Ue di pensare in termini sistemici. La Pac post-2027, già sullo sfondo, sarà il banco di prova definitivo. L’agricoltura europea non chiede più solo sostegno. Chiede architettura. E questa volta, la risposta non potrà essere rinviata.
Peste ovina e caprina: l’Europa davanti al bivio sanitario
Vaccinazione, controllo dei movimenti e risposta rapida: il dossier dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare ridisegna la strategia Ue.
La parola chiave è una sola: urgenza. Il nuovo rapporto Efsa sulla peste ovina e caprina (Sheep and Goat Pox – SGP) certifica che tra il 2024 e il 2026 la malattia è diventata un’emergenza regionale senza precedenti, mettendo sotto pressione allevatori, servizi veterinari e istituzioni europee.
Dove colpisce
L’epicentro resta concentrato in Grecia e Bulgaria, con livelli di focolai mai registrati prima. Ma segnali di allarme arrivano anche da Romania, Serbia e Macedonia del Nord.
Il pattern epidemiologico è chiaro: introduzione del virus dalla Turchia, diffusione stagionale e propagazione est–ovest favorita dai movimenti animali.
- Grecia: diffusione ampia e discontinua, con cluster distanti tra loro e possibili reintroduzioni multiple.
- Bulgaria: dinamica più lineare, riconducibile a introduzioni iniziali circoscritte.
Il nodo vaccini
L’Efsa è netta: la vaccinazione è uno strumento chiave, se integrata con:
- individuazione precoce dei focolai
- abbattimenti rapidi
- controlli rigorosi sui movimenti
I vaccini vivi attenuati testati mostrano:
- prevenzione totale della mortalità
- forte riduzione della morbilità
- drastico calo della replicazione virale
Alcuni ceppi garantiscono protezione completa con lievi effetti collaterali; altri, come quelli basati sul ceppo Bakirköy, offrono un migliore profilo di sicurezza. Essenziale il rispetto rigoroso dei protocolli e il monitoraggio post-vaccinale.
Le simulazioni: cosa funziona
Bulgaria: abbattimento sistematico dei focolai entro 30 giorni può contenere l’epidemia in 1–2 anni. La vaccinazione nazionale ridurrebbe ulteriormente tempi e diffusione.
Grecia: oltre 2.500 allevatori coinvolti e circa 480.000 capi abbattuti. Qui la vaccinazione estesa appare come opzione strategica per interrompere le trasmissioni a lunga distanza.
Limitare la vaccinazione alle sole aree colpite comporta rischio di “fughe” del virus, salvo controlli rigidissimi entro un raggio di 20 km.
La posta in gioco politica
Il dossier Efsa non è solo tecnico. È un test per la governance europea: coordinamento tra Stati membri, integrazione delle misure sanitarie, decisioni rapide.
Integrare la vaccinazione nelle strategie UE, soprattutto nelle aree ad alta densità di piccoli ruminanti, diventa una scelta strategica. Perché dietro ogni focolaio ci sono territori fragili, economie rurali sotto pressione e la credibilità delle istituzioni.
La SGP impone una lezione chiara: vaccinare, controllare, coordinare. La scienza ha indicato la strada. Ora spetta alla politica percorrerla prima che un’emergenza regionale si trasformi in vulnerabilità strutturale per l’intera zootecnia europea.









