Quarant’anni dopo la nascita dell’Ispettorato centrale per la repressione delle frodi, la tutela della qualità agroalimentare italiana entra in una nuova fase. Al controllo e alla repressione si affiancano prevenzione, analisi del rischio, tracciabilità, innovazione tecnologica e cooperazione tra le diverse amministrazioni dello Stato. È la traiettoria emersa dalla giornata “Icqrf 40 anni – Custodi dell’eccellenza agroalimentare”, organizzata a Roma per celebrare un presidio che nel tempo ha ampliato competenze e strumenti.

A ripercorrere le principali tappe di questa evoluzione è stato il capo Dipartimento Icqrf Felice Assenza, che ha ricostruito il percorso di una struttura nata in una stagione segnata dalle emergenze e progressivamente diventata un’autorità di riferimento per la qualità agroalimentare. Una storia che parte dal Servizio repressione frodi e attraversa la crisi del metanolo del 1986, l’evoluzione della normativa europea sulla sicurezza e sulla rintracciabilità, la crescita delle Dop e Igp e l’affermazione del biologico, fino alle nuove frontiere della tutela digitale.
«Il valore aggiunto delle produzioni di qualità si basa sulla fiducia dei consumatori - ha ricordato Assenza - e la fiducia necessita di un sistema di controllo credibile». È attorno a questo principio che l’Icqrf ha costruito la propria evoluzione, estendendo progressivamente il presidio dalla produzione alla certificazione, dall’etichettatura al commercio online, fino alle pratiche commerciali sleali.
Oltre 54mila controlli nel 2025
I numeri restituiscono la dimensione dell’attività. Nel 2025 l’Icqrf ha effettuato 54.913 controlli, con 497 sequestri per un valore superiore a 47 milioni di euro e 1.340 ordinanze-ingiunzioni, per oltre 1,8 milioni di euro. Un’attività che non punta soltanto alla quantità delle verifiche, ma sempre più alla loro selettività attraverso l’analisi del rischio.
La trasformazione riguarda anche la dimensione economica della tutela. L’Ispettorato è oggi autorità competente per il contrasto alle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare e, dal 2022, ha progressivamente intensificato questo fronte di intervento: dai circa 150 controlli iniziali si è arrivati a oltre 2.500 nel 2025.
Parallelamente, il presidio si è esteso al web. Gli accordi con le principali piattaforme dell’e-commerce consentono di intervenire contro contraffazioni, imitazioni, evocazioni e usurpazioni delle indicazioni geografiche anche nei mercati digitali. Una frontiera ormai decisiva per un sistema agroalimentare che lega una parte crescente del proprio valore alla reputazione internazionale.
La svolta della cabina di regia
La seconda direttrice del cambiamento è il coordinamento. La cabina di regia per i controlli agroalimentari, operativa da tre anni e formalizzata dalla legge 21 aprile 2026, n. 75, riunisce competenze e patrimoni informativi differenti: Icqrf, Carabinieri, Guardia di finanza, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Agea, Polizia di Stato, Capitanerie di porto, Vigili del fuoco e altre amministrazioni coinvolte nella tutela della filiera.
L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero delle verifiche, ma individuare con maggiore precisione dove si concentra il rischio e intervenire prima. La condivisione delle banche dati consente di ridurre le duplicazioni e concentrare le risorse sugli operatori e sui comparti che presentano maggiori elementi di criticità.
Una filosofia sintetizzata durante l’incontro da più rappresentanti della cabina di regia: controlli più selettivi, non necessariamente più numerosi; maggiore prevenzione e minori sovrapposizioni; integrazione delle informazioni e capacità di intervento tempestivo.
Un modello particolarmente significativo anche per le imprese agricole, che possono essere sottoposte a verifiche da parte di amministrazioni diverse. L’integrazione delle informazioni punta infatti a ridurre gli adempimenti ripetitivi per chi opera correttamente, liberando risorse per i controlli dove il rischio è maggiore.
La qualità passa dalla tecnologia
Nel futuro dell’Icqrf c’è anche una componente scientifica e digitale sempre più rilevante. Assenza ha annunciato il rafforzamento dei laboratori e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’analisi del rischio e nell’ottimizzazione dei controlli sul web e sulle pratiche commerciali.
Già oggi l’Ispettorato utilizza analisi del Dna e determinazioni isotopiche per verificare autenticità e provenienza dei prodotti. Sono inoltre in costruzione nuove banche dati, tra cui quelle relative all’olio e al miele, che potranno ampliare la capacità di confronto e di individuazione delle anomalie.
Una prospettiva particolarmente importante per le produzioni a indicazione geografica, il cui valore economico dipende anche dalla capacità di dimostrare l’autenticità del legame tra prodotto, territorio e disciplinare.
L'Indicazione Geografica come patrimonio economico

Proprio il sistema delle indicazioni geografiche è stato al centro della seconda sessione dell’incontro. Paolo De Castro, che ha seguito da protagonista il percorso europeo di rafforzamento della normativa sulle Dop e Igp, ha sottolineato il ruolo dei controlli nella costruzione della fiducia e nella difesa del valore delle produzioni certificate.
La Dop economy italiana vale oggi oltre 22 miliardi di euro, secondo i dati richiamati durante l’evento, e rappresenta una delle principali leve di distintività del modello agroalimentare nazionale. Un valore che non può essere affidato soltanto alla reputazione: deve essere sostenuto dal rispetto dei disciplinari, da organismi di controllo efficienti e da strumenti capaci di intercettare le frodi anche al di fuori dei canali tradizionali.
Da qui anche la necessità, evidenziata nel confronto, di rafforzare il monitoraggio del mondo digitale e di quella che è stata definita la “filiera della comunicazione”: perché la distanza tra ciò che un prodotto è realmente e ciò che viene raccontato al consumatore rappresenta una nuova area di vulnerabilità.
Lollobrigida: «L’Icqrf è un emblema di capacità»

Nel quadro di questa evoluzione, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha rivendicato il rafforzamento dell’Ispettorato realizzato durante il suo mandato.
«Sono orgoglioso degli uomini e delle donne dell’Icqrf - ha detto - perché sono davvero un eccezionale comparto del sistema pubblico che garantisce all’Italia non solo di essere leader nella qualità delle produzioni, ma anche nella qualità dei controlli effettuati».
Lollobrigida ha ricordato l’intervento realizzato all’inizio del mandato per rafforzare gli organici dell’Ispettorato, con l’incremento della dotazione degli ispettori, e ha annunciato ulteriori assunzioni di ispettori, tecnici e dirigenti nell’ambito di Coltiva Italia.
Il messaggio è chiaro: la tutela della qualità non può essere affidata a una struttura sottodimensionata. Se alle competenze dell’Ispettorato si aggiungono nuove responsabilità, dalla lotta alle pratiche sleali al presidio digitale, devono crescere anche persone, strumenti e capacità operative.
Il rafforzamento, nella visione illustrata dal ministro, non riguarda però soltanto l’Icqrf. La cabina di regia punta a costruire una rete permanente tra le diverse amministrazioni dello Stato, trasformando la collaborazione in uno strumento strutturale di prevenzione.
La nuova sfida è la fiducia del consumatore
Il tema che attraversa i quarant’anni celebrati a Roma è dunque la fiducia. Quella del consumatore, che vuole sapere cosa acquista; quella dell’agricoltore e dell’impresa, che investono nella qualità e chiedono che il proprio lavoro non venga penalizzato dalla concorrenza sleale; quella dei mercati internazionali, dove il Made in Italy rappresenta un valore economico ma anche un bersaglio per contraffazioni e Italian sounding.
Per questo il futuro dell’Icqrf non può essere la semplice riproposizione, con strumenti più moderni, del modello di controllo del passato. La sfida è costruire un sistema nel quale dati, scienza, tecnologia e cooperazione istituzionale consentano di spostare il controllo sempre più verso la prevenzione.
Quarant’anni dopo la nascita dell’Ispettorato, tutelare la qualità significa quindi proteggere non soltanto il prodotto, ma tutto ciò che quel prodotto rappresenta: il lavoro degli agricoltori, la reputazione delle filiere, il valore dei territori e la credibilità dell’agroalimentare italiano sui mercati. La qualità non si certifica una volta per tutte: si costruisce e si difende ogni giorno.













