La trasformazione della filiera agroalimentare passa da competenze, responsabilità e – sempre più – dalla capacità di fare rete. Questa la linea netta emersa dal convegno “Cibo etico”, primo appuntamento promosso dalla Commissione pari opportunità (Cpo) del Consiglio nazionale dei periti agrari e dei periti agrari laureati presso la sede della Fondazione Enpaia.

Al centro del confronto, il valore di un’alimentazione di qualità, la parità nella filiera agroalimentare per sistemi più equi ed efficienti, il ruolo centrale dei liberi professionisti nella tutela della salute pubblica e ambientale. E ancora, distretti, aggregazioni locali, sinergie tra periti agrari e tecnologi alimentari, perché il futuro del cibo etico si costruisce insieme. E senza questa connessione, anche la qualità rischia di restare invisibile. Ampio spazio è stato dedicato anche alle sfide del presente: economia circolare, innovazione tecnologica, riduzione degli sprechi e comunicazione trasparente, essenziale per rendere i consumatori realmente consapevoli.
Le donne al centro della filiera
In questo scenario, le donne perito agrario emergono come figure strategiche: capaci di agire dalla produzione in campo alla certificazione fino al dialogo diretto con il consumatore. Non solo tecniche, ma anche mediatrici tra scienza, etica e società.
«Le perite agrarie e i periti agrari – ha dichiarato al margine dell’evento la presidente della Cpo dei periti agrari, Maresa Novara – sono figure trasversali, che grazie alle forti competenze, possono accompagnare le aziende in tutte le fasi, dalla produzione vera e propria, quindi dell'assistenza agronomica di campo, alla certificazione, al servizio di auditor, garantendo qualità, sostenibilità e rispetto per ambiente e persone».
Ma il valore del cibo e del lavoro dei professionisti richiede però una leva imprescindibile: comunicare. «Il consumatore – ha spiegato Novara – deve essere informato. Dobbiamo dare ai cittadini strumenti chiari per una scelta consapevole».
I dati che preoccupano
Dal dibattito emergono anche luci e ombre. Tra i segnali di allarme: il calo dell’occupazione femminile in agricoltura, il persistere del caporalato e l’elevato livello di spreco alimentare, anche a livello domestico.
Come ha ribadito la presidente della Cpo del Cnel Rossana Dettori: «Non esiste qualità del cibo senza dignità del lavoro. E proprio le donne restano le più esposte: divari salariali, minori tutele, scarso riconoscimento. Un paradosso evidente: guidano il cambiamento, ma non ne raccolgono ancora pienamente i benefici».
Ritardi da colmare e potenzialità da valorizzare
Anche il presidente del Cnpapal, Mario Braga, ha evidenziato il ritardo nella presenza femminile nella professione e la necessità di un cambiamento strutturale: «La Commissione pari opportunità deve diventare una componente stabile della categoria».
Ma il potenziale è evidente e i segnali di una svolta ci sono. Come sottolineato dal presidente Enpiaia, Giorgio Piazza, «i giovani e donne stanno ridisegnando il settore. In alcune realtà, come il Veneto, fino al 60% delle nuove aziende agricole è guidato da donne».
Innovazione e governance per un futuro sostenibile
Il futuro del cibo etico passa anche dall’innovazione e da una buona governance. Filomena D’Antini, consigliera nazionale di Parità del Ministero del Lavoro, ha sottolineato il peso crescente delle certificazioni aziendali, decisive anche per l’accesso ai bandi pubblici. E ha avvertito: «la diffusione dei cibi ultra-processati sarà una delle grandi sfide non semplici che dovremo affrontare nei prossimi anni».
Un richiamo al contesto globale è arrivato da Mirella Tongiani, vicepresidente Fo.N.T.A Academy: «Parlare oggi di cibo etico, in un contesto segnato da conflitti, significa rimettere al centro il rapporto tra uomo e ambiente e ripensare profondamente il concetto di sostenibilità».
La forza dei dati
Secondo la presidente OTAN, Laura Mongiello, è urgente trasformare i dati scientifici in un dialogo aperto con la società, costruendo un nuovo patto tra terra e tavola, basato su trasparenza e accessibilità.
Welfare e responsabilità sociale
A chiudere il convegno, Dino Lattarulo (Gspa Enpaia), che ha collegato il tema del cibo etico a una visione più ampia di responsabilità e sostenibilità. Una visione che si riflette anche nel sistema previdenziale: «Abbiamo lavorato a un nuovo regolamento del welfare con azioni aggiuntive sulla previdenza. Questo ci permette oggi di affermare che siamo tra le casse più sostenibili: quest’anno registreremo il miglior rendimento tra le casse presenti in Enpaia, con un utile netto del 4,5%, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Un risultato frutto di dieci anni di lavoro basati su diversificazione, prudenza e visione».
Donne e rete: il motore del cibo etico
All'appassionato dibattito hanno preso parte, tra gli altri: Loredana Pesoli, Gspa Enpaia; Angela Pozzato, Cpo periti agrari; Osea Putignano, Collegio periti agrari di Brindisi; Alina Capuano, Ordine dei tecnologi alimentari Puglia; Giuliana Masutti, Collegio periti agrari del Friuli Venezia Giulia; Michaela Gavrila, Università di Roma “La Sapienza”; Rossella Trausi, Collegio periti agrari di Cosenza; Daniela Carlà, Noi rete donne; Cinzia Scaffidi, giornalista e docente; Angelo Barone, Consulta nazionale dei distretti del cibo.
Il messaggio finale emerso con forza da tutti gli interventi è chiaro: la rivoluzione del cibo etico passa dalle donne e dalla capacità di fare rete. Sono loro, con competenze, visione e determinazione, a guidare una trasformazione che mette insieme qualità, sostenibilità e giustizia sociale. Il futuro della filiera non è più solo produzione, ma scelta consapevole, responsabilità collettiva e dignità per chi lavora la terra. Senza questa leadership femminile, il cambiamento resta incompleto; con essa, il cibo diventa strumento di emancipazione e coscienza collettiva.










