Legge nazionale sul biologico ancora in stand by

Con l'approvazione alla Camera potremmo avere finalmente la legge di governance del settore. Carlo Triarico, presidente dell'Associazione biodinamica, fa il punto sulla nuova normativa

Che fine ha fatto la legge nazionale del biologico? Lo abbiamo chiesto a Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, vicepresidente di FederBio e membro permanente del Tavolo ministeriale sul biologico e il biodinamico. Con lui abbiamo  cercato di capire meglio la situazione di una norma che negli ultimi mesi è stata nell’occhio del ciclone. Molti gli articoli usciti sia contro che a favore della legge e in particolare quelli relativi al metodo agricolo biodinamico.

A che punto è l’iter di approvazione della Legge sul Bio?

 

 

«Dopo l’approvazione alla Camera e al Senato, la legge è ritornata alla Camera, dove la Commissione agricoltura ha bocciato gli emendamenti di modifica e proposto l’approvazione. Siamo ora in attesa dell’approvazione definitiva in aula. Potremmo avere finalmente la legge di governance del sistema italiano dell'agricoltura biologica e biodinamica, un sistema che vede il nostro paese leader in Europa, ma ancora privo di uno specifico supporto giuridico. Il sistema del bio, un fiore all’occhiello dell’agricoltura italiana, con 80mila imprese e il 16% della Sau nazionale, rischia il collasso per questa mancanza grave, che non può protrarsi oltre».

Come mai, secondo lei?

«Non è per mancanza di consensi, al Senato c’è stato un solo voto contrario. Soffriamo però l’intervento di una frangia retriva dell’accademia contraria al bio. Questi interessi si muovono attraverso i media e con l’utilizzo di tecniche dilatorie con cui i pochi oppositori riescono ad allungare i tempi emendandola con piccole modifiche facendo rimbalzare la legge da una camera all’altra fino alla fine della legislatura».

Come funziona questa tecnica dilatoria?

«Prendiamo il caso dell’agricoltura biodinamica, che propongono di emendare dalla legge. La biodinamica è sempre stata presente nella proposta di legge e approvata a ogni passaggio parlamentare fin dal 2008, quando la presentarono Paolo De Castro, allora Ministro dell'Agricoltura, Emma Bonino, allora Ministra dei rapporti con l'Unione Europea e Tommaso Padoa Schioppa allora Ministro dell'Economia. Già da loro l'agricoltura biodinamica era equiparata all'agricoltura biologica. L’unione europea, infatti, ha regolamentato il bio dal 1991 includendo l'agricoltura biodinamica al suo interno. Si è finto sui media che la biodinamica fosse stata introdotta improvvisamente dal Senato. Ne è stata chiesta l’eliminazione alla Camera atta a far rimbalzare il testo di nuovo al Senato fino ad arrivare alla fine della legislatura».

Un testo di legge che è stato molto discusso e approfondito…

«Sì, con numerose audizioni di esperti e parti sociali. L’Associazione per l’agricoltura Biodinamica ha sostenuto le istituzioni in tutto il complesso iter della legge, fornendo tutti i dati e le informazioni. Personalmente ho avuto l'occasione per intervenire in audizioni  sia alla Camera, sia al Senato, oltre ad avere contatti istituzionali costanti di carattere tecnico scientifico. Il Parlamento ha fatto un lavoro serio e approfondito, basti pensare che la legge è stata un anno e mezzo alla Commissione Agricoltura del Senato per raccogliere le informazioni di molti esperti e facendo un lavoro di una complessità tecnica notevole. La stampa, non solo ha assecondato una campagna falsa contro la biodinamica senza possibilità di contraddittorio, ma ha anche descritto il Parlamento come un ente che legifera con superficialità, accusandolo di aver inserito insensatamente la Biodinamica in una legge dello Stato».

Quali dati avete dovuto presentare come biodinamici?

«Si tratta dei dati giuridici, tecnici e scientifici. Come Associazione biodinamica abbiamo realizzato la prima review giuridica sullo stato della biodinamica in Italia e in Europa che raccoglie i riferimenti di legge e gli strumenti legislativi nazionali e internazionali per offrire una solidità alle argomentazioni di chi sostiene questa legge. A questo abbiamo accompagnato approfondimenti scientifici e una serie organica di ricerche che seguiamo con autorevoli istituti universitari italiani. Ricordiamo che esiste anche la Società Italiana di Scienze Biodinamiche, che annovera illustri scienziati».

Con l’approvazione della legge che cosa cambierà rispetto alla situazione attuale per le aziende agricole biologiche e biodinamiche?

«L'Europa ha riconosciuto da 30 anni l'agricoltura bio e l’Italia ha applicato il regolamento comunitario. Quello che però manca ancora in Italia è una governance del sistema. Questa lacuna, che sarebbe colmata con l’approvazione della legge nazionale, porta ad avere azioni di carattere episodico e non sistemico per il settore del biologico e del biodinamico. Oggi ogni cosa avviene accidentalmente, ma il sistema del bio italiano ha bisogno di essere sostenuto da un progetto stabile e professionale che possa rafforzare le attività produttive e quelle delle organizzazioni degli agricoltori biologici e biodinamici. Si dovranno indirizzare in modo sistematico i fondi della ricerca sul bio che non pesano sui contribuente, perché sono risorse che provengono dalla vendita dei pesticidi. Una battaglia che abbiamo portato avanti come Associazione biodinamica è stata quella di chiedere che queste assegnazioni, che esistono dal 2009, passassero per un sistema di bandi pubblici trasparenti. Questo fa sì che, mentre fino a pochi anni fa eravamo indietro rispetto al resto d’Europa, oggi abbiamo fatto un balzo in avanti nella ricerca di settore. Sarà poi l’Ue a determinare che la ricerca nel bio va ulteriormente rafforzata. La legge nazionale sul bio permetterà, quindi, un rafforzamento del sistema della ricerca che trainerà quello della formazione e permetterà di attivare corsi specialistici per formare competenze sempre più richieste. Un altro aspetto importante è quello dei biodistretti, con funzione di governo territoriale dal basso, che dovrebbe vedere proprio gli agricoltori attori della governance rurale. Importante anche l’istituzione di un marchio italiano del biologico che permetterà di valorizzare sul mercato i prodotti biologici e biodinamici italiani che hanno una altissima qualità anche grazie alle norme più restrittive in vigore in Italia. Infatti non tutti sanno che il sistema del biologico e del biodinamico italiano si è autoimposto norme più restrittive, rispetto al resto del mondo, come per esempio quelle sulle contaminazioni accidentali del prodotto. Il marchio permetterà ai consumatori, sempre più attenti, di discriminare i prodotti bio coltivati in Italia, prodotti che rispecchiano i valori della sostenibilità ambientale e della salubrità organolettica. C’è poi tutto il tema delicato del governo interprofessionale, che a mio avviso dovrà mettere al centro e valorizzare soprattutto la realtà diffusa degli agricoltori bio in un quadro di solidarietà interprofessionale».

E per gli agricoltori biodinamici italiani in particolare cosa cambierà con l’approvazione della legge?

«L’agricoltura biodinamica è praticata in Italia dal 1929 ed è tutta interna all’agricoltura biologica. Questa realtà è evidenziata rispetto alla legge e permette alle nostre aziende di non essere discriminate in futuro. L'Associazione biodinamica è una presenza storica all’interno delle commissioni ministeriali. La legge formalizzerà la nostra collaborazione con le istituzioni stabilendo che il movimento biodinamico esprima un proprio rappresentate all’interno della Commissione del Ministero dell’Agricoltura, nella quale siamo già presenti. Un altro aspetto importante è la valorizzazione dei prodotti biodinamici. Pur avendo la biodinamica alcune norme più restrittive, l’equiparazione darà evidenza a uguali trattamenti di legge alle aziende e ai prodotti che si sottopongono alla comune certificazione bio».

Come spiega il feroce attacco alla biodinamica a cui abbiamo assistito degli ultimi mesi?

«Non è un segreto che una parte dell’accademia italiana è contraria all’agricoltura biologica. Nella campagna contro questa legge sono state investite risorse importanti. Sono stati contattati i parlamentari, partiti, istituzioni, le amministrazioni locali per spingere a deliberazioni contro. C’è stato un grande dispendio di risorse e forti investimenti prendendo come pretesto la “stregoneria” della biodinamica ma con l’obiettivo di frenare tutto lo sviluppo del biologico in Italia. Le istituzioni hanno finora retto l’urto con onore. La biodinamica ha ispirato il biologico ed è inserita negli stessi regolamenti europei ed è un esempio vivente di come il mondo contadino operi nel pieno rispetto dell’ambiente con fondamenti molto seri e rigorosi. La biodinamica ha una portata rivoluzionaria e per questo è stata osteggiata da tutti i totalitarismi del ‘900 e, ancora oggi, è una scomoda verità per quella la scienza retriva che si è messa al servizio del dogma sociale più reazionario. Una scienza di questo tipo ovviamente è nemica dell'agricoltura ecologica ma soprattutto della biodinamica. C’è la possibilità di ridurre l'agricoltura biologica e biodinamica a una mera tecnica di sostituzione di sostanze meno inquinanti senza dare un sostegno all’evoluzione del modello agricolo e agroalimentare dei nostri tempi. A questo tentativo di addomesticamento l'agricoltura biodinamica oppone, collaborando con tutta l'agricoltura, la missione di formare un agricoltore, e un cittadino, liberi e capaci di concepire nuovi paradigmi agroalimentari. La biodinamica in questo rappresenta un motore straordinario per una trasformazione del sistema agroalimentare».

Legge nazionale sul biologico ancora in stand by - Ultima modifica: 2021-08-26T08:40:48+02:00 da Alessandro Maresca

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome