Natura e agricoltura, l’equivoco del Green Deal

Con la strategia "From Farm to fork" la Commissione investe una rinnovata fiducia sulle tecnologie per l'evoluzione assistita (Tea, un tempo Nbt), ma bisogna essere consci che occorre tempo e investimenti in ricerca. Nel frattempo Bruxelles impone impegnativi obiettivi all'agricoltura che sollevano più di una perplessità

“From farm to fork” e tutela della biodiversità. Le strategie di sostenibilità presentate dalla Commissione europea devono essere lette necessariamente come due facce di un’unica medaglia.

Se gli obiettivi generali non possono che essere condivisi, quelli specifici fissano dei numeri da raggiungere (e come raggiungerli) che sollevano più di una perplessità.

Editoriale di Terra e Vita n. 19
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Alla ricerca dell'equilibrio perduto

Frans Timmermans, Commissario al Green Deal, dice che «la crisi del coronavirus evidenzia la nostra vulnerabilità e quanto sia importante ripristinare l’equilibrio tra attività umane e natura». Se sulla vulnerabilità non c’è nulla da eccepire, sulla volontà di ripristinare l’equilibrio attraverso un forte intervento sul sistema agricolo c’è molto da discutere.

Parte dell’equivoco deriva dalla distorta visione di ciò che è natura e ciò che non lo è. I paesaggi agricoli infatti sono interamente plasmati dall’uomo, frutto della sua costante opera di addomesticamento, modificazione, creazione. Il paradosso delle strategie tracciate dalla Commissione è che sembrano molto più disposte a proteggere la pseudo-natura da noi creata rispetto alla vera natura di cui tutti dovremmo preoccuparci.

Meglio l'intensificazione sostenibile

Invece si dovrebbe spingere sull’intensificazione sostenibile dell’agricoltura, a un aumento delle rese per unità di superficie e per unità di prodotto utilizzato, arrivando così a produrre di più su meno superficie con minor utilizzo dei fattori di produzione (acqua, energia, agrofarmaci, fertilizzanti) e potendo così destinare parte delle terre oggi coltivate al ripristino dei veri ecosistemi naturali. E a questo proposito colpisce l’obiettivo prefissato di aumentare la superficie destinata ad agricoltura biologica, che sicuramente determina - allo stato attuale delle cose - una diminuzione delle rese per ettaro, senza necessariamente garantire un aumento della sostenibilità ambientale se misurata per unità di prodotto.

Ok l'evoluzione assistita, ma occorre investire in ricerca

Non può non far piacere a chi come me si occupa di genetica vegetale la fiducia riposta nelle nuove tecnologie di miglioramento genetico quali la cisgenesi e l’editing (oggi ribattezzate tecnologie per l’evoluzione assistita, TEA) anche se bisogna essere consci del fatto che il successo nel loro utilizzo ai fini del miglioramento della sostenibilità ambientale ed economica delle produzioni agricole passa per un grande investimento in ricerca, oltre che ovviamente per una modificazione della normativa che ad oggi non consente di utilizzarle se non sotto rigidi vincoli. Se per la riduzione dell’uso di pesticidi abbiamo già in mano tecniche e target (geni da modificare), per altri aspetti quali la riduzione dell’uso di fertilizzanti ci mancano ancora in buona parte i target sui quali operare e quindi non possiamo aspettarci successi a breve termine.

La strada per un’agricoltura sostenibile quale quella che tutti vogliamo non può non passare anche attraverso l’utilizzo di una combinazione delle tecnologie più avanzate fra le quali assieme a quelle genetiche rivestiranno un ruolo fondamentale anche le tecnologie digitali che possono permetterci di raggiungere l’obiettivo di un’agricoltura di precisione. Ma rinnovare l’agricoltura per renderla più adatta alle sfide di un ambiente che cambia passa anche attraverso un rinnovamento degli agricoltori e dei curricula formativi nell’istruzione superiore, con nuovi approcci alla ricerca agricola che partano da una visione integrata e multidisciplinare.

Natura e agricoltura, l’equivoco del Green Deal - Ultima modifica: 2020-06-22T03:14:21+02:00 da Terra e Vita

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