Pomodoro da industria, al Nord chiusa una campagna positiva

    pomodoro da industria
    Coltivati 37.204 ettari e trasformate 2.890.000 tonnellate di pomodoro. Rese sopra la media. La programmazione dei trapianti ha consentito di lavorare il prodotto senza problemi

    Si è conclusa la campagna di raccolta e trasformazione del pomodoro da industria nel Nord Italia. Le superfici coltivate sono state pari a 37.204 ettari. Di queste, l’11% con tecniche di produzione biologica mentre il restante 89% osservando i disciplinari regionali di produzione integrata. Sono state trasformate 2.890.000 tonnellate di materia prima. La campagna si è svolta con regolarità ad eccezione della settimana dal 15 al 21 agosto, che ha visto un rallentamento e il fermo della lavorazione, a causa delle piogge intense che hanno interessato tutto il territorio. A tracciare il bilancio della stagione 2022 è una nota dell'Organizzazione interprofessionale Pomodoro da industria Nord Italia.

    Trapianti "intelligenti" e siccità gestita

    Fondamentale è stata la tempistica dei trapianti gestita dalle Organizzazioni di produttori, che hanno saputo distribuire la produzione su un arco temporale ampio, che ha fatto partire la raccolta il 14 luglio, proseguita con consegne giornaliere consistenti fino al 25 settembre, e terminata definitivamente il 3 ottobre con gli appezzamenti più tardivi.

    La siccità, che ha caratterizzato l’estate 2022, ha minacciato fortemente la produzione, ma grazie all’impegno degli agricoltori nella razionalizzazione e oculatezza nell’utilizzo dell’acqua e alle iniziative di gestione dell'emergenza dei Consorzi di bonifica e delle istituzioni regionali e nazionali preposte, nonché all’aiuto di qualche pioggia estiva, i danni sono stati minimizzati.

    Rese e qualità sopra la media

    Le rese sono state superiori alla media, registrando una resa totale di 77,9 t/ha superiore alla media quinquennale di 73,1 t/ha, confermando un trend generale di miglioramento nelle rese pluriennali. Nel dettaglio, il pomodoro da industria a produzione integrata ha avuto una resa di 79,44 t/ha a fronte di una media quinquennale di 74 t/ha. Mentre quello a biologico una resa di 65,2 t/ha rispetto alla media quinquennale di 63,1 t/ha.

    Poche anche le patologie riscontrate, consentendo una produzione di buona qualità, caratterizzata da un grado brix di 4,84, anche questo leggermente superiore, uno scarto di 4,66%, valore migliore della media storica e un buon risultato in colore.

    Attutito l'impatto del rincaro dei costi produttivi

    Tutti questi fattori hanno permesso di raggiungere gli obiettivi che la parte agricola e la parte industriale si erano prefissati, arrivando con le consegne oltre il 95% della materia prima contrattata in primavera.

    La definizione in primavera di un prezzo di riferimento, accordato fra le parti, che varia poi in funzione della qualità del pomodoro consegnato, e l’averlo tenuto saldo per tutto il periodo di raccolta per la serietà di entrambe le parti, ha consentito di affrontare questa campagna, connotata da fattori produttivi con prezzi molto instabili e in generale elevati, in condizione di stabilità e relativa tranquillità, permettendo di lavorare secondo quanto effettivamente preventivato. La campagna ha subito infatti il forte aumento dei costi energetici sia dal punto di vista agricolo che industriale, e su questa tematica esiste tuttora preoccupazione per il futuro.

    Rabboni: «Il gioco di squadra ha pagato»

    «I dati parlano chiaro. La campagna 2022 ha sostanzialmente centrato gli obiettivi prestabiliti a primavera e questo nonostante la siccità e gli aumenti nei costi di produzione – ha commentato il presidente dell'Oi Tiberio Rabboni –. Ha funzionato la programmazione delle superfici, come ha funzionato il nuovo servizio Oi di previsione delle consegne settimanali sulla base delle date di trapianto. Determinante anche il gioco di squadra tra agricoltori, consorzi di bonifica e istituzioni per minimizzare l'impatto della siccità. Ora è fondamentale realizzare tutti gli interventi decisi, previsti e finanziati con i fondi Pnrr, nazionali e regionali per accrescere la disponibilità irrigua e la raccolta delle acque. Solo cosi l'agricoltura italiana di qualità potrà convivere con il cambiamento climatico».

    Confagricoltura: fatti molti sacrifici ma il futuro...

    «Tutto sommato, a parte il caldo, la siccità e le grosse spese di irrigazione, alla fine i produttori, grazie alla loro esperienza, sono riusciti ad avere rese che non si discostano molto dalla norma, ma la marginalità è ridotta perché per garantire livelli produttivi accettabili si sono sostenuti costi enormi – sottolinea il presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini –. Merita poi una riflessione quanto si è deciso di sacrificare, nell’economia delle varie coltivazioni aziendali, per poter assicurare la produzione di pomodoro. Con l’acqua contingentata e i costi alle stelle, gli agricoltori hanno dovuto decidere cosa salvare, a quel punto, il pomodoro, che richiede maggiori investimenti iniziali, ha avuto la precedenza, anche questo va considerato in un bilancio complessivo».

    «Gli agricoltori iniziano a realizzare che non è più obbligatorio fare un mestiere senza poter avere i mezzi, continuare a coltivare senza redditività, senza strumenti e senza dignità, succubi dello scempio di una società che non garantisce neppure l’acqua – conclude Gasparini – a tendere avremo sempre meno pomodori, meno foraggi e meno latte e oggi i motivi, da noi denunciati da tempo, sono evidenti».

    Pomodoro da industria, al Nord chiusa una campagna positiva - Ultima modifica: 2022-10-09T14:28:09+02:00 da Terra e Vita

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