L’agricoltura europea vuole cambiare passo, ma senza inciampare in nuove gabbie regolatorie. È questo il filo rosso che attraversa l’ultimo Consiglio Agricoltura e Pesca, un confronto denso che ha messo sul tavolo le grandi partite del 2026: bioeconomia, semplificazione della Pac, benessere animale, etichettatura d’origine e resilienza climatica. Temi diversi, un messaggio comune: la transizione verde deve camminare insieme alla competitività e alla sicurezza alimentare, oppure rischia di perdere consenso nelle campagne europee.
Bioeconomia, sì ma senza appesantire chi produce
La nuova strategia europea sulla bioeconomia incassa un’accoglienza complessivamente positiva, ma con una condizione non negoziabile: evitare nuove stratificazioni burocratiche. I ministri ribadiscono che agricoltori, forestali e pescatori non possono essere relegati al ruolo di semplici fornitori di biomassa, ma devono restare protagonisti delle catene del valore, dall’innovazione alla trasformazione industriale.
Dalla Germania ai Paesi nordici, passando per l’Italia e buona parte dell’Europa centro-orientale, emerge una convergenza netta: la bioeconomia può generare reddito, occupazione e autonomia strategica, ma solo se sostenuta da investimenti concreti e strumenti finanziari accessibili nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Senza risorse dedicate, il rischio è che la strategia resti una cornice ambiziosa ma lontana dalla realtà dei territori.
Pac post-2027: semplificazione e flessibilità parole chiave
Il tema della semplificazione torna con forza anche nel dibattito sulla Pac. Dopo i confronti ministeriali delle ultime settimane, i Paesi membri chiedono regole più chiare, meno oneri amministrativi e maggiore flessibilità nazionale, senza abbassare gli standard ambientali.
Fertilizzanti, meccanismi di aggiustamento alle frontiere e misure commerciali entrano nel perimetro della discussione come fattori strategici per la competitività. L’Italia, insieme ad altri Stati membri, sottolinea la necessità di garantire disponibilità e prezzi sostenibili degli input produttivi, collegando direttamente la tenuta delle filiere alla sicurezza alimentare e alla stabilità geopolitica.
Benessere animale, priorità confermata
Il benessere animale resta una “priorità orientata al futuro”, ma i ministri chiedono prevedibilità e proporzionalità. La linea condivisa è chiara: aggiornare norme vecchie di oltre vent’anni, sì, ma accompagnando gli allevatori con tempi di transizione realistici e una drastica riduzione degli oneri burocratici.
La Commissione conferma un approccio graduale, basato su valutazioni d’impatto e su un coinvolgimento strutturato degli stakeholder, puntando a conciliare ambizione normativa, sostenibilità economica e tenuta del mercato interno.
Etichetta d’origine, cresce la pressione politica
Sul fronte della trasparenza alimentare, un gruppo di Stati membri rilancia con forza l’estensione dell’obbligo di indicazione d’origine a un numero maggiore di prodotti. Una battaglia che incrocia le aspettative dei consumatori, la tutela dei produttori europei e il tema, sempre più politico, della sovranità alimentare.
La Commissione invita alla cautela per evitare frammentazioni del mercato interno, ma apre a un’evoluzione graduale del quadro normativo, a partire dalle regole settoriali. Il dossier resta sensibile, con implicazioni dirette per filiere chiave come latte, carne e olio d’oliva.
Clima: Malta simbolo di una vulnerabilità strutturale
La crisi climatica entra nel dibattito con il volto concreto di Malta. Eventi estremi hanno colpito duramente agricoltura, pesca e acquacoltura, rafforzando la consapevolezza che non si tratta più di emergenze episodiche, ma di una vulnerabilità strutturale, soprattutto nelle regioni mediterranee.
La richiesta che emerge è unanime: più solidarietà europea, strumenti di gestione del rischio più efficaci e una strategia di lungo periodo per rafforzare la resilienza delle aree rurali e costiere.
La sfida politica: tenere insieme ambizione e consenso
Dal Consiglio Agrifish emerge una linea politica netta: l’agricoltura europea è pronta a fare la sua parte nella transizione verde, ma chiede in cambio regole semplici, investimenti certi e rispetto per la realtà economica delle aziende. Bioeconomia, Pac, benessere animale ed etichettatura non sono dossier tecnici isolati, ma tasselli di un’unica sfida: garantire cibo, reddito e coesione in un’Europa attraversata da tensioni geopolitiche e climatiche.
Il 2026 si apre così con un messaggio chiaro alla Commissione: senza un equilibrio credibile tra sostenibilità e competitività, il rischio non è solo economico, ma politico. E nelle campagne europee, oggi più che mai, il consenso si misura sui fatti, non sulle strategie di carta.










