Negli ultimi dieci anni la produzione mondiale di pistacchio (Pistacia vera L.) ha registrato una crescita molto significativa. Secondo i dati dell’International Nut and Dried Fruit (Inc), pubblicati nel 2025, i volumi globali di prodotto con guscio sono di fatto raddoppiati, passando da 568.950 tonnellate (t) nella campagna 2014/2015 a oltre un milione di t nel 2023/2024, con previsioni per il 2024/2025 pari a circa 1,16 milioni di t. Un andamento che si è affermato nonostante la naturale alternanza produttiva legata al ciclo biennale della pianta, responsabile di forti oscillazioni nei singoli Paesi.
A guidare questa espansione sono gli Stati Uniti (principalmente la California), che ormai dominano il panorama mondiale. La loro quota produttiva media degli ultimi cinque anni si attesta sul 56%, ma nella campagna 2023/2024 ha raggiunto una quota del 63% del totale mondiale, pari a 677.900 t (fig. 1).
A contendersi il secondo e terzo posto sul podio globale ci sono due produttori storici, Turchia e Iran, che si alternano a seconda delle annate di carica. Nel 2023/2024, le loro quote sono state, rispettivamente, del 17% e del 16%. Mentre la Siria copre una quota minore (2%), l’attore europeo da monitorare, secondo l’Inc, è la Spagna. Sebbene la sua produzione attuale sia ancora contenuta, il Paese è destinato a una crescita significativa nei prossimi anni, grazie ai numerosi nuovi impianti che entreranno progressivamente a regime, modificando, probabilmente, gli equilibri del mercato.
Nicchia siciliana in forte espansione
La pistacchicoltura italiana si conferma una realtà di nicchia, ma in netta espansione nel medio periodo. Nel 2024, le superfici dedicate raggiungono i 3.928 ettari, con una produzione raccolta che supera i 41mila quintali (Istat, 2025). Se confrontato con i grandi della frutta a guscio (mandorlo, nocciolo, carrubo), il pistacchio rappresenta oggi circa il 3% delle superfici totali e il 2% della produzione.









