«Scuola più moderna grazie ai fondi Pnrr»

Pnrr
Parla il dirigente dell’istituto agrario G. Ruffini di Imperia Luca Ronco. Dalla quasi chiusura al rilancio con investimenti in strutture e strumenti per la didattica

In Liguria operano cinque istituti agrari che, associati nella rete regionale Renisa, hanno il loro capofila nel “G. Ruffini” di Imperia, dove è attivo il corso tecnico agrario, che a livello ligure si orienta iL 40% a fronte del professionale per l’agricoltura verso cui afferiscono il 60% delle iscrizioni. A dirigere l’istituto c’è il professor Luca Ronco, qui dal 2019. «Quando sono arrivato – confida – l’indirizzo agrario era in forte declino e destinato alla chiusura. In questi anni, per supportare il rilancio, abbiamo acquisito un oliveto sperimentale, dove sviluppiamo tecniche di conduzione biologica e di gestione del territorio. È stata aperta l’azienda agraria “Le terrazze della Garbella”, con la quale produciamo e commercializziamo olio extravergine di oliva bio. Nel 2021 abbiamo avviato l’unico Its Academy Agroalimentare della Liguria».

Il Ruffini è un istituto con cinque indirizzi di studio: oltre all’Agrario c’è il corso Cat (ex geometri), due Afm (ex ragioneria), uno per manager informativo e l’altro per manager sportivo, e quello di Turismo. Gli studenti sono oltre 600, di cui solo 80 aspiranti periti agrari.

Quali ritiene siano le potenzialità dell’istruzione agraria in questo contesto?

«L’istruzione agraria è quella che ha più margini di crescita, lavorando a livello di tecnologia e cultura del recupero e dell’innovazione: i miei alunni, tecnici e futuri periti agrari, lavorano col camice bianco in laboratorio e sul campo per l‘ottimizzazione delle produzioni, applicando cultura e tecnologia dove una volta si usava solo fatica e sudore. La sfida più ardua è superare il convincimento diffuso nelle famiglie che l’attività agraria sia di serie B per i giovani di oggi».

Le dimensioni dell’azienda agraria annessa sono comunque modeste.

«Sono in linea con le modeste dimensioni liguri: abbiamo un ettaro e mezzo di oliveto, una serra automatizzata da 300 metri quadrati, dove gestiamo talee e piante aromatiche, e disponiamo di un frantoio con linea di imbottigliamento ed etichettatura, una zona degustazione e un punto vendita, tutto all’interno alla sede principale dell’istituto».

Quali sono le realtà più significative con le quali collaborate?

«Abbiamo una rete di relazioni con oltre 150 aziende agrarie, da quelle a conduzione familiare a quelle più strutturate, alle quali ci appoggiamo per le esperienze di formazione scuola-lavoro e per lo svolgimento di unità didattiche di apprendimento specifiche, come quelle riferite alla filiera del vino che non è presente in istituto».

Da quanto tempo avete attivato il percorso quadriennale?

«È partito con la prima classe nell’anno scolastico 2025/26, con ottimi risultati a livello di iscrizioni e quindi una buona prospettiva di crescita. Come istituto abbiamo scelto di non avviare più percorsi quinquennali in competizione con i nuovi quadriennali, sia in questo settore che negli altri indirizzi nei quali siamo partiti con le filiere 4+2».

Quali sono i corsi biennali post-diploma attivati in ambito agroalimentare?

«Siamo scuola promotrice e quindi capofila dell’Its “Accademia Ligure Agroalimentare”, ospitiamo la sede e i laboratori all’interno dell’istituto e, grazie agli accordi della filiera 4+2, abbiamo intrecciato didattiche, condivisioni di personale e spazi di lavoro».

State partecipando a progetti di internazionalizzazione?

«Non ci siamo ancora attivati su questo fronte per via dei numeri modesti: anche l’Its Academy, nato nel 2021, ha dinamiche in corso di stabilizzazione».

Quali sono gli investimenti più significativi negli ultimi due anni per laboratori, ambienti di apprendimento o strutture a servizio degli studenti?

«Le risorse del Pnrr, sia quelle destinate alla scuola che all’Its Academy, ci hanno permesso di avere a disposizione un birrificio industriale, un laboratorio di microbiologia, un set di droni (dai 250 grammi ai 15 chili di peso) per i trattamenti sul campo, il sistema di gestione robotizzato Farm.Bot, e altre attrezzature moderne e funzionali. L’impegno principale nel prossimo futuro è concentrato sulla formazione del personale, in particolare su quella specifica dell’uso dei nuovi strumenti per i dipendenti del corso, docenti teorici e pratici, tecnici agrari e personale Its».

Quali rapporti avete con il mondo universitario e di quali dati disponete circa l’orientamento in uscita?

«Abbiamo collaborazioni con l’Università di Genova, ma solo per quanto riguarda i progetti in corso assieme all’Its Academy. La nostra statistica interna ci dice che dei nostri diplomati tecnici agrari il 15-20% sceglie un corso universitario afferente al percorso svolto; più o meno la stessa percentuale sceglie la formazione offerta dall’Its della filiera, gli altri si approcciano subito al mondo del lavoro, non sempre nel settore per cui hanno studiato».

Quindi c’è ancora da lavorare.

«Rimane sullo sfondo il bisogno di sostenere la filiera agroalimentare anche dopo gli studi superiori, insistendo con le aziende sull’importanza della figura del tecnico di settore. Siamo certi che il lavoro che svolgeremo con la filiera 4+2, nel medio periodo, porterà a buoni risultati sia per l’occupazione specifica nel settore, sia per la crescita personale dei ragazzi all’interno di un proprio percorso di vita».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome