L’Europa agricola si muove oggi su una linea sottile, sospesa tra risultati commerciali senza precedenti e una crescente instabilità geopolitica che rischia di incrinare gli equilibri costruiti negli ultimi anni. È questo il quadro emerso con chiarezza dal Consiglio Agrifish del 30 marzo, dove ministri e Commissione hanno fatto il punto su commercio, mercati e strumenti di politica agricola, restituendo l’immagine di un settore resiliente, ma esposto a shock sempre più frequenti e sistemici.
Export da record, ma la stabilità è a rischio
Il dato più evidente arriva dal commercio agroalimentare: nel 2025 l’Unione europea ha registrato una performance record, con un surplus di circa 50 miliardi di euro. Un risultato che conferma la solidità e la diversificazione del modello europeo, sostenuto anche da una strategia commerciale sempre più orientata all’apertura di nuovi mercati.
Tra i dossier più rilevanti, spicca la conclusione dell’accordo con l’Australia, che prevede liberalizzazioni tariffarie significative – in particolare per vino e zucchero – e una progressiva apertura per i formaggi, accompagnata dalla tutela di oltre 450 indicazioni geografiche. Sul fronte asiatico, l’intesa con l’India viene letta come un successo strategico in un contesto globale complesso, con nuove opportunità per vino, olio d’oliva e prodotti trasformati.
Non meno rilevante il capitolo latinoamericano: la Commissione intende avviare dal 1° maggio 2026 l’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur, sottolineandone il peso geopolitico oltre che commerciale. Parallelamente, avanzano i negoziati con Messico, Paesi del Sud-Est asiatico e Africa orientale e meridionale.
Eppure, dietro questi numeri, emergono segnali di fragilità. Le tensioni in Medio Oriente stanno già producendo effetti concreti: aumento dei costi energetici, rincaro dei fertilizzanti, difficoltà logistiche e rallentamento della domanda per i prodotti ad alto valore aggiunto. Il blocco dello Stretto di Hormuz, in particolare, incide su flussi commerciali agroalimentari europei stimati in circa 12 miliardi di euro l’anno.
Il rischio non è immediato in termini di disponibilità alimentare, ma riguarda la stabilità complessiva della filiera. Gli agricoltori, di fronte all’incertezza, tendono a rinviare gli acquisti di fertilizzanti, con possibili ripercussioni su produttività e competitività.
Accordi commerciali: tra opportunità e timori
Se la Commissione difende la strategia di apertura commerciale, gli Stati membri chiedono maggiore cautela. La Francia guida il fronte di chi invoca reciprocità degli standard e strumenti di salvaguardia più stringenti, denunciando l’effetto cumulativo delle concessioni nei diversi accordi.
Le cifre citate da Parigi sono eloquenti: oltre 400 mila tonnellate di carne bovina, 350 mila di ovina, più di un milione di tonnellate di pollame. Numeri che, secondo il governo francese, rischiano di indebolire strutturalmente la zootecnia europea.
Una posizione condivisa, con sfumature diverse, anche dalla Spagna, che chiede all’Unione “prudenza e fermezza” nella gestione delle relazioni commerciali, soprattutto in un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni energetiche e dalle incertezze transatlantiche.
Il messaggio è chiaro: la diversificazione dei mercati resta una leva strategica, ma non può avvenire a scapito dei settori più vulnerabili.
Fertilizzanti: il nodo più urgente
Il tema più critico emerso a Bruxelles è però quello dei fertilizzanti, dove si intrecciano dinamiche di mercato e scelte politiche. L’entrata in vigore del meccanismo Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism) ha acceso il dibattito tra gli Stati membri.
Francia e Italia chiedono una sospensione temporanea del sistema per fertilizzanti e ammoniaca, ritenendolo responsabile di un ulteriore aumento dei costi in una fase già segnata da prezzi elevati dell’energia e difficoltà di approvvigionamento. La proposta è sostenuta da diversi Paesi, che temono per la sostenibilità economica delle aziende agricole.
La Commissione, tuttavia, mantiene una linea prudente: sospendere il Cbam significherebbe aumentare la dipendenza dalle importazioni e indebolire gli obiettivi climatici. In arrivo, nel secondo trimestre del 2026, un piano d’azione sui fertilizzanti che dovrebbe combinare misure di breve periodo e strategie strutturali.
Nel frattempo, prende forza l’ipotesi di alternative. L’Italia ha promosso con decisione il digestato come sostituto dei fertilizzanti minerali, sottolineandone il potenziale in termini di sostenibilità, riduzione dei costi e autonomia strategica. Il consenso tra gli Stati membri è ampio, ma accompagnato da richieste di garanzie su sicurezza ambientale e qualità alimentare.
Latte: una crisi che divide
Altro fronte caldo è quello del latte, dove si registra una crescente divergenza tra gli Stati membri. Un gruppo guidato da Slovacchia e Belgio denuncia una situazione critica: prezzi in calo, costi ancora elevati e margini negativi per molti produttori.
I dati parlano di una riduzione significativa dei prezzi alla stalla – fino al 15,9% su base annua – e di un eccesso di offerta che continua a comprimere il mercato. Da qui la richiesta di interventi immediati: riduzione volontaria della produzione, attivazione della riserva agricola, aiuti allo stoccaggio.
Non tutti condividono questa lettura. Germania e altri Paesi invitano alla cautela, sostenendo che il mercato stia attraversando una fase di normalizzazione dopo prezzi eccezionalmente alti nel 2025.
La Commissione si colloca su una posizione intermedia: riconosce le difficoltà, ma sottolinea segnali di resilienza e rinvia eventuali interventi a una valutazione più approfondita, attesa per luglio.
Pac: il rischio di un vuoto normativo
Sul piano della politica agricola, cresce la preoccupazione per la transizione verso la nuova Pac post-2027. Un ampio gruppo di Stati membri – tra cui Italia, Spagna e Francia – chiede regole transitorie per evitare un vuoto normativo e finanziario nei settori del vino e dell’ortofrutta.
Il rischio concreto è quello di un “anno bianco” nel 2028, con gravi ripercussioni su investimenti e programmazione, soprattutto per le organizzazioni di produttori. La richiesta alla Commissione è chiara: garantire continuità e certezza giuridica in una fase già segnata da instabilità.
L’Europa agricola alla prova della coerenza
Il Consiglio Agrifish del 30 marzo restituisce un’immagine nitida: l’agricoltura europea è forte, competitiva, capace di conquistare nuovi mercati. Ma è anche sempre più esposta a variabili esterne – geopolitiche, energetiche, climatiche – che ne mettono alla prova la tenuta.
La sfida, oggi, non è solo quella di crescere, ma di farlo mantenendo coerenza tra politiche commerciali, ambientali e agricole. In gioco non c’è soltanto la competitività del settore, ma la sua stessa sostenibilità economica e sociale.
Bruxelles sembra consapevole della posta in gioco. Ma il tempo delle sintesi si avvicina: perché in un mondo frammentato, l’agricoltura europea non può permettersi né ambiguità né ritardi.










