Biostimolanti, Corteva ci crede

Bilancio a quattro anni dal lancio di Biologicals: 1.600 addetti, 19 siti produttivi, 140mila ceppi microbici isolati e caratterizzati. «Incremento medio delle rese del 4,3% per mais, grano e soia»

Corteva biologicals
Utilizzati in sinergia con i fertilizzanti minerali in forma ottimizzata, i prodotti Corteva Biologicals possono ridurre anche del 35% l’impronta carbonica legata alla concimazione

Sui biostimolanti, Corteva Agriscience fa sul serio. Quattro anni dopo la presentazione di Biologicals, il ramo dedicato alle soluzioni, per così dire alternative, per la nutrizione e difesa delle colture, il gruppo tira le somme di un periodo passato tra acquisizioni, ricerca pura e partnership con università e centri tecnici. Tutto ciò, al fine di creare un’offerta completa di prodotti per aiutare la pianta a esprimere tutto il suo potenziale e a resistere ai cosiddetti stress abiotici. Ossia siccità, salinizzazione delle acque, ritorni di freddo e via elencando. «Nel 2026 - ha spiegato Matteo Ceruti, marketing manager di Corteva Italia- cercheremo di posizionare Corteva Biologicals come leader affidabile nel mercato, prima di un nuovo quadriennio in cui metteremo in campo soluzioni innovative per microbiologia avanzata, nutrizione speciale, mitigazione degli stress e biocontrollo». Una strategia, dunque, orientata a leadership e innovazione continua, con il malcelato scopo di trasformare Biologicals, attualmente un atollo nell’oceano di Corteva, in un segmento, se non pari a sementi e difesa, quantomeno con una sua più che consolidata dignità, anche sotto il profilo dei bilanci. «Di certo - sottolinea il country leader Gabriele Burato - questo è, tra i tre, il settore che cresce più in fretta, a doppia cifra negli ultimi tre anni. Dove potrà arrivare, non è possibile stabilirlo, al momento». 

L’equazione della resa

«Partiamo da un dato di fatto - ha esordito Ceruti - ossia che dei tre fattori che influenzano la resa di una coltura - genetica, agronomia e ambiente - due soltanto sono sotto il controllo degli agricoltori. È qui che entra in gioco il cosiddetto Yeld Gap, ossia la differenza tra la produzione ipotetica massima consentita da una certa genetica e la produzione effettiva, nelle condizioni di campo, quando vari fattori di stress cui la coltura è sottoposta possono ridurne la rese anche drasticamente. Contro questo dato di fatto possiamo intervenire potenziando la fisiologia delle piante, affinché esprimano tutto il loro potenziale genetico». 

Gli stress, ha ricordato il marketing manager di Corteva Italia, sono biotici e abiotici, con i primi rappresentati da patologie e parassiti e i secondi legati alle condizioni del clima. «Nell’equazione che determina la resa, e che è composta da genetica, gestione agronomica e ambiente, il ruolo di Corteva Biologicals è mitigare, per quanto possibile, gli effetti negativi di quest’ultimo. Per questo motivo abbiamo investito molto nel settore, arrivando in pochi anni ad avere 1.600 professionalità dedicate, sparse in oltre 60 paesi e con diciannove siti produttivi». 

I tre pilastri su cui lavorare

«Vi sono tre pilastri alla base delle soluzioni che offriamo: migliorare le performance, stimolando pianta e rizosfera per massimizzare le produzioni; supportare le avversità, aumentando la tolleranza agli stress, e infine proteggere il potenziale produttivo, difendendo la coltura da parassiti e patogeni, con soluzioni efficaci e flessibili integrate nei normali programmi di protezione delle colture». Così, in una conferenza stampa per fare il bilancio sui primi quattro anni di attività, Ceruti ha introdotto la strategia di Corteva Agriscience riguardo ai biostimolanti. Senza dimenticare, ovviamente le peculiarità del territorio italiano, individuate in un’agricoltura frammentata ma con alto valore aggiunto, orientata alla qualità e al tempo stesso colpita da volatilità dei mercati e pressione normativa. Cui si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, che nel bacino del Mediterraneo, al momento, sono più evidenti che altrove. «Il ruolo dei Biologicals - ha proseguito Ceruti - è aiutare la pianta ad affrontare questo cambiamento». 

Introdotti nel 2023, i primi formulati sono ormai consolidati e sono stati affiancati, lo scorso anno, da diversi altri prodotti, grazie anche alle acquisizioni di Stoller e Symborg. «È stato così possibile lanciare una gamma completa di soluzioni tecniche, caratterizzate da quattro aspetti: microbiologia avanzata, che ha portato a isolare e caratterizzare oltre 140mila ceppi microbici; nutrizione speciale, con diverse soluzioni proprietarie; mitigazione degli stress e infine biocontrollo, con il lancio di nuovi prodotti». 

Due maxi-settori

Biologicals - Grano
Incremento di resa incoraggiante per le colture estensive trattate con biostimolanti

Basta una conoscenza anche minima dell’agricoltura italiana per comprendere come la decisione di dividere in due il mercato sia stata una scelta quasi obbligata. «Ci occupiamo in modo differenziato delle colture estensive e di quelle specialistiche, che hanno caratteristiche ed esigenze totalmente diverse. Se le prime necessitano di ridurre lo Yeld Gap e sfruttare al meglio le risorse nutritive disponibili, le specialistiche sono soprattutto interessate a massimizzare la qualità delle produzioni, per ottenere raccolti in linea con le aspettative del consumatore», ha spiegato Matteo Ceruti. 

Per quanto riguarda le colture annuali, gli obiettivi sono dunque il miglioramento dell’apparato radicale e dell’efficienza fotosintetica, oltre alla protezione dagli stress ambientali. «In tre anni di test abbiamo ottenuto un incremento medio delle rese del 4,3%, facendo media tra mais, soia e cereali vernini. La nostra azione ha portato a trattare 500mila ettari, raggiungendo oltre settemila agricoltori con 300 campi dimostrativi dedicati». 

Circa 150 campi demo, invece, sono il risultato del lavoro sulle colture specialistiche: «Un ambito grande, differenziato, spesso caratterizzato da elevati standard qualitativi», ha commentato Ceruti. Che ha spiegato, successivamente, come la ricerca, per questo mercato, si sia concentrata sul mantenimento degli standard qualitativi alla raccolta, oltre che sulla mitigazione degli stress ambientali e sul miglioramento della rizosfera. 

Nuovi progetti

Assieme a un primo bilancio dei quattro anni di Corteva Biologicals, durante l’incontro sono stati annunciati anche due nuovi progetti, che riguardano nell’ordine la gestione del terreno e un programma di sostenibilità. «Per quanto riguarda il primo, desideriamo offrire agli agricoltori una strategia completa ed efficace per la gestione dei nematodi, ma non soltanto. Andando oltre questo aspetto, vogliamo combinare soluzioni di protezione delle colture e Biologicals in maniera integrata». In altre parole, integrare biostimolanti e prodotti per la difesa, per combattere i nematodi anche in quelle situazioni - vedi serre - in cui la brevità dei cicli colturali stressa i terreni, rendendo complessa ogni azione. 

«Pioneer Sustainability Program - ha concluso Matteo Ceruti - ha invece lo scopo di ridurre l’impatto ambientale delle aziende agricole, ottimizzando gli input nutrizionali grazie all’azione dei Corteva Biologicals. Coinvolgendo aziende agricole che hanno utilizzato i Biologicals, siamo stati in grado di valutare impatto ambientale e impronta carbonica in situazioni standard oppure in gestioni che prevedono Biologicals e ottimizzazione dei fertilizzanti. Prendendo in considerazione tredici diversi parametri ambientali, abbiamo avuto una riduzione media del 20% degli indicatori di impatto e un -35% di impronta carbonica». Le emissioni di protossidi sono state ridotte da 85 a 31 grammi di CO2 equivalente per tonnellata di prodotto e quelle legate ai fertilizzanti minerali sono scese da 36 a 21 kg CO2 equivalente per tonnellata. Una risposta concreta, dunque, alla domanda di riduzione dell’impatto ambientale che proviene dall’opinione pubblica. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome