La campagna 2025-2026 italiana del frumento duro si avvia alla raccolta con prospettive quantitative positive, ma in un quadro agronomico e sanitario che richiede attenzione. È l’indicazione principale emersa ai Durum Days di Foggia, l’appuntamento internazionale che, giunto alla 11ª edizione, ha riunito nel capoluogo dauno tutti i protagonisti della filiera grano-pasta: Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, Fedagripesca Confcooperative, Compag, Italmopa, Unione Italiana Food e Crea, per fare il punto sulla produzione di grano attesa in Italia e nel mondo. Particolare attenzione è stata dedicata alle stime produttive e all’introduzione delle TEA.
Le stime produttive in Italia per l’annata 2025-2026
La sessione dedicata alle stime produttive ha offerto una lettura integrata dell’annata, dalle intenzioni di semina fino alle innovazioni digitali e genetiche che nel prossimo futuro potranno rafforzare la competitività della filiera. Ecco i punti chiave emersi dall’intervento di Pasquale De Vita, ricercatore del Crea - Cerealicoltura e Colture Industriali, sede di Foggia.
«La superficie investita a frumento duro nel 2026 in Italia si attesta a 1,13 milioni di ettari secondo le rilevazioni Istat, con una contrazione dello 0,2% rispetto al 2025: un dato che equivale a una sostanziale stabilità. Guardando alla serie storica quadriennale, tuttavia, emerge un trend di erosione più marcato: dal picco di 1,27 milioni di ettari del 2023, la superficie si è ridotta dell’8,6% in tre anni, con una perdita netta di oltre 100.000 ettari.
Il dato Istat va letto in controluce con i numeri del mercato sementiero. Secondo i dati aggiornati al 5 maggio 2026 del Crea-DC, la superficie controllata di seme certificato di frumento duro è scesa da circa 71.000 a circa 61.000 ettari, con un calo del 14,3% in un solo anno. «Si tratta di un segnale rilevante che ammette una duplice lettura: da un lato, potrebbe riflettere una contrazione delle superfici effettivamente seminate più ampia di quella ufficiale, soprattutto nell’areale settentrionale dove il grano tenero continua a guadagnare terreno; dall’altro, l’aumento dei costi di produzione ha verosimilmente spinto una quota crescente di agricoltori verso il reimpiego di semente aziendale, pratica consolidata nel comparto del duro. Quale che sia la spiegazione prevalente - e probabilmente entrambe concorrono - il dato ha implicazioni fitosanitarie dirette: il seme non certificato è generalmente seme non conciato, il che espone la coltura a patogeni del suolo fin dalle prime fasi di sviluppo».
Lo scenario mondiale e le prospettive globali
Rispetto allo scenario produttivo mondiale, Annachiara Saguatti, ricercatrice della società di ricerca e consulenza specializzata nell’agrifood Areté, ha fotografato una campagna 2025-26 caratterizzata da un generale aumento produttivo nei principali paesi produttori.
«In particolare, il Canada ha registrato un incremento del 12%, raggiungendo i 7,1 milioni di tonnellate, ai massimi dal 2016-17. È aumentata la produzione anche negli Usa (+5%), in Nordafrica (+18%) e nella Ue (+5%), con un calo registrato solo in Turchia (-16%). Con l’aumento produttivo e il conseguente accumulo di scorte, la campagna 2025-26 ci ha quindi consegnato una situazione di surplus produttivo del mercato globale del grano duro. Rispetto alle prospettive di produzione 2026-27, Areté ha stimato un calo produttivo del 4% in Ue e più marcato in Nord America (-17% in Canada e -13% negli Usa), con previsioni in rialzo per Turchia e Nord Africa. Un quadro che prospetta una produzione globale sostanzialmente stabile, ma con un mercato che rimane in surplus. La prospettiva di cali produttivi sia in Europa sia in Nord America rende poco probabile un forte arretramento dei prezzi nella prossima campagna, anche se al tempo stesso, gli stock ancora elevati a livello globale continueranno a garantire un buon approvvigionamento al mercato, contribuendo a contenere eventuali pressioni rialziste. Su tutta la partita, ovviamente, incombe l’instabilità geopolitica, vero e proprio fattore determinate, per via degli effetti che può provocare sui flussi commerciali, sul cambio euro/dollaro, sui prezzi del petrolio e sulla situazione degli input produttivi».
L’importanza dell’innovazione garantita dalle TEA
In ottica di redditività, la filiera guarda con grande fiducia alle sempre più innumerevoli ricadute della ricerca e dell’innovazione applicate alla cerealicoltura, le cui ultime novità sono state illustrate da Daniela Marone, ricercatrice del Crea-Ci di Foggia.
«La vulnerabilità agli stress climatici e i costi della difesa fitosanitaria sono i principali fattori che oggi pesano sulla redditività della cerealicoltura italiana, motivo per il quale il Crea punta sulle Tecniche di Evoluzione Assistita-TEA per intervenire sui cereali a paglia con strumenti di editing genomico di precisione. Già oggi sono disponibili a Foggia linee con una migliorata resistenza alle malattie fungine, come ruggini e oidio; tali linee, dopo un rigoroso controllo dell’assenza di altre modifiche genetiche, saranno pronte per la sperimentazione in campo e per la valutazione della resistenza in condizioni reali».
Le TEA rappresentano uno strumento fondamentale per rafforzare la competitività della produzione italiana di grano duro, ha sottolineato Davide Bacilieri, presidente della sezione Costitutori di Assosementi. «Queste tecniche consentono infatti di sviluppare, in tempi più rapidi rispetto ai tradizionali metodi di breeding, nuove varietà capaci di rispondere alle sfide climatiche, produttive e fitosanitarie che interessano il comparto cerealicolo».













