Cresce la preoccupazione del comparto risicolo italiano per il negoziato in corso tra Unione europea e Thailandia finalizzato alla conclusione di un accordo di libero scambio (Fta, free trade agreement) che potrebbe essere definito entro la fine dell'anno. A lanciare l'allarme sono Coldiretti e Filiera Italia, che hanno inviato una lettera ai Commissari europei al Commercio, Maros Sefcovic, e all'Agricoltura, Christophe Hansen, chiedendo di escludere il riso da qualsiasi ulteriore concessione tariffaria.
Secondo le due organizzazioni, il settore attraversa già una fase particolarmente difficile e un'ulteriore apertura al prodotto thailandese rischierebbe di aggravare una situazione considerata ormai critica.
Nella lettera indirizzata alla Commissione europea si evidenzia come «le nostre aziende agricole vivono una fase di drammatica criticità, caratterizzata dal crollo dei prezzi all'origine, con cali strutturali che superano il 50 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e dalla pressione insostenibile delle importazioni da Paesi terzi».
Redditività a rischio
Coldiretti e Filiera Italia ricordano inoltre che una quota rilevante del riso importato beneficia già di condizioni agevolate di accesso al mercato europeo. «L'accesso preferenziale al mercato europeo già concesso a dazio zero ad altre nazioni, come Cambogia e Birmania, attraverso regimi come l'Everything But Arms (Eba), ha dimostrato quanto l'apertura indiscriminata possa destabilizzare il mercato interno, erodendo la redditività dei produttori europei e mettendo a rischio la tenuta della filiera», si legge nel documento.
Le due organizzazioni ritengono che l'eventuale accordo con Bangkok possa avere conseguenze particolarmente pesanti per il comparto nazionale, considerando che la Thailandia rappresenta già uno dei principali fornitori esteri di riso per il mercato italiano.
«In questo quadro già estremamente fragile, il potenziale impatto del mercato thailandese rischierebbe di sferrare il colpo di grazia al settore, anche in considerazione del fatto che il Paese asiatico è già il terzo importatore di riso in Italia», affermano Coldiretti e Filiera Italia.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto le dimensioni produttive della Thailandia e le differenze normative rispetto agli standard richiesti agli agricoltori europei.
«Parliamo di uno dei giganti mondiali del mercato del riso, con produzioni superiori ai 30 milioni di tonnellate e un potenziale di 8 milioni di tonnellate di esportazioni annue ottenute con standard ambientali, sociali, fitosanitari e di sicurezza alimentare nettamente inferiori a quelli europei», spiegano le organizzazioni agricole.
Secondo Coldiretti e Filiera Italia, anche l'eventuale concessione di contingenti limitati a dazio agevolato potrebbe produrre effetti significativi sul mercato comunitario. «La concessione anche di quantità minime di importazioni a dazio agevolato avrebbe effetti devastanti sul comparto produttivo europeo e in primis italiano in quanto si andrebbero a sommare alle concessioni già riconosciute attraverso altri accordi commerciali, come il Mercosur».
La richiesta di Coldiretti e Filiera Italia
Da qui la richiesta rivolta alle istituzioni europee affinché il riso venga escluso dal processo di liberalizzazione commerciale previsto dall'accordo con la Thailandia. Coldiretti e Filiera Italia chiedono infatti che il prodotto venga formalmente classificato come «prodotto sensibile» e sottratto a qualsiasi concessione tariffaria nell'ambito del futuro accordo di libero scambio tra Bruxelles e Bangkok.
Una posizione che, secondo quanto riferito dalle organizzazioni, sarebbe stata sostenuta anche dall'Italia nell'ambito del confronto negoziale europeo.









