Caporalato, il Governo stanzia 150 milioni per gli alloggi dei lavoratori

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Le risorse saranno affidate al Commissario straordinario. Le organizzazioni chiedono procedure snelle, recupero degli edifici rurali e una strategia più ampia contro il fenomeno

Il Governo rafforza la strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro agricolo con uno stanziamento di 150 milioni di euro destinato a un piano straordinario pluriennale per realizzare alloggi dignitosi per i lavoratori stagionali. La misura, approvata dal Consiglio dei ministri nell'ambito del decreto Pa, assegna le risorse al Commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi e proroga la struttura commissariale fino al 31 dicembre 2029.

L'obiettivo è affrontare una delle principali criticità che alimentano lo sfruttamento della manodopera agricola, intervenendo sulle condizioni abitative dei lavoratori stagionali attraverso il recupero di immobili esistenti e la realizzazione di nuove soluzioni di accoglienza.

Il provvedimento ha raccolto un consenso pressoché unanime da parte delle organizzazioni agricole, del sindacato e delle istituzioni, pur con alcune richieste di integrazione e miglioramento.

Per Coldiretti il piano rappresenta «un passo importante nella lotta al caporalato» e recepisce una proposta già avanzata al ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone e al Commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi. L'organizzazione sottolinea però che il successo dell'iniziativa dipenderà dalla rapidità dell'attuazione. «Ora è fondamentale dare piena e rapida attuazione al piano, recuperando le case rurali dismesse nonché favorire soluzioni abitative temporanee come le case mobili anche in deroga agli strumenti urbanistici esistenti, senza nuovi appesantimenti burocratici. Garantire alloggi dignitosi significa tutelare i lavoratori, contrastare il caporalato e sostenere concretamente le imprese agricole, soprattutto nei periodi di maggiore fabbisogno di manodopera stagionale. Per questo servono procedure semplici, tempi certi e risorse adeguate affinché le aziende possano programmare gli interventi e contribuire a costruire un sistema agricolo sempre più trasparente, legale e sostenibile».

Favorevole anche Confagricoltura, che considera lo stanziamento «un passo in avanti importante verso la risoluzione del problema degli alloggi, uno dei principali per i lavoratori agricoli». L'organizzazione, tuttavia, evidenzia l'occasione mancata di impiegare anche le risorse residue del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il vicepresidente Sandro Gambuzza osserva: «L'impiego delle risorse residue del Pnrr, come da noi suggerito, avrebbe dato ulteriore forza al fondo. Tali risorse avrebbero permesso una maggiore programmazione degli interventi di recupero di fabbricati rurali e di edifici già esistenti, al fine di adibirli ad alloggi per i lavoratori agricoli stagionali, dando vita così a un efficace strumento di prevenzione contro il triste fenomeno dello sfruttamento e del caporalato».

Soddisfazione anche dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. Il vicepresidente del Cnel, Claudio Risso, evidenzia la coerenza tra il provvedimento del Governo e il disegno di legge sull'abitare agricolo dignitoso approvato dall'Assemblea del Cnel lo scorso 23 luglio. «Esprimo grande soddisfazione per la decisione del Governo di inserire nel decreto Pa un piano destinato agli alloggi dei lavoratori agricoli nelle aree rurali. È un passo importante nella lotta al caporalato e conferma la validità del percorso intrapreso dal Cnel». Risso aggiunge che «la scelta dell'Esecutivo di recuperare edifici pubblici dismessi e strutture rurali inutilizzate, destinandoli alle esigenze abitative dei lavoratori, è in piena sintonia con uno dei cardini della nostra proposta: valorizzare il patrimonio esistente senza nuovo consumo di suolo». Secondo il vicepresidente del Cnel, tuttavia, la casa deve inserirsi in un sistema più ampio: «È particolarmente significativo che si riconosca la necessità di una risposta strutturale, capace di superare la logica dell'emergenza e di contrastare le condizioni di isolamento e dipendenza sulle quali prosperano lo sfruttamento e l'intermediazione illegale. La casa deve essere parte di un sistema più ampio, nel quale alloggi dignitosi, trasporti, servizi sanitari, inclusione sociale e incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro concorrano a restituire libertà e dignità alle persone. È di fondamentale importanza dotare il Paese di una politica organica per il superamento dei ghetti rurali. Auspichiamo ora che su questa strada si rinnovi una forte collaborazione tra Stato, Regioni, enti locali, parti sociali e Terzo settore».

Anche la Uila valuta positivamente l'intervento, ma invita il Governo a riattivare rapidamente il confronto istituzionale. La segretaria generale Enrica Mammucari definisce il provvedimento «un segnale importante e necessario dopo il mancato utilizzo delle risorse del Pnrr», precisando però che «chiudere le baraccopoli è necessario ma non basta. Il contrasto allo sfruttamento non può limitarsi alla sola e giusta repressione del caporalato ma deve affrontarne anche le cause sociali, a partire dalle condizioni abitative di migliaia di lavoratrici e lavoratori agricoli». La Uila rilancia inoltre la proposta di realizzare villaggi rurali inclusivi nelle aziende che rispettano contratti e norme, attraverso il recupero degli edifici esistenti e l'utilizzo di moderne case mobili. Mammucari conclude chiedendo un'accelerazione operativa: «Attendiamo la definizione del provvedimento e delle risorse effettivamente messe a disposizione affinché gli obiettivi indicati possano tradursi in interventi concreti e tempestivi, auspicando che possano anche essere recuperati quei progetti esclusi dal finanziamento del Pnrr. Per questo è fondamentale convocare al più presto il Tavolo di contrasto al caporalato: il superamento dei ghetti richiede una strategia unitaria capace di mettere insieme legalità, trasporti, servizi, intermediazione regolare della manodopera, inclusione sociale e sviluppo territoriale».

Pur con sensibilità differenti, le organizzazioni convergono su un punto: il miglioramento delle condizioni abitative dei lavoratori agricoli rappresenta uno degli strumenti fondamentali per contrastare il caporalato. La sfida, ora, sarà tradurre rapidamente le risorse stanziate in interventi concreti sul territorio, affiancando agli alloggi servizi, trasporti, inclusione sociale e strumenti efficaci di incontro tra domanda e offerta di lavoro.

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