La gestione del rischio climatico, la disponibilità di acqua, la pressione della concorrenza internazionale e la ricerca di nuovi segmenti di mercato. Sono questi alcuni dei nodi strategici al centro della seconda edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso, in programma a Vercelli dall'11 al 13 settembre. Un appuntamento che porta il Piemonte, primo produttore di riso in Europa, al centro del confronto sul futuro della risicoltura italiana ed europea.
Il convegno di Confcooperative Agroalimentare
Tra gli appuntamenti di maggiore interesse per le imprese c'è il seminario organizzato da Confcooperative Agroalimentare sabato 12 settembre alle 10 al Salone Dugentesco di Vercelli, dal titolo “Cambiamenti climatici e mercati globali: tra gestione del rischio e nuove sfide”. Il tema è quello della tutela della redditività delle aziende risicole in una fase nella quale gli eventi meteorologici estremi possono compromettere rese e qualità, mentre la volatilità dei mercati può incidere pesantemente sui ricavi.
Le relazioni tecniche saranno affidate a Filippo Roda di Areté – The Agri-food Intelligence Company, Enrico Losi dell'Ente Nazionale Risi e Camillo Zaccarini Bonelli di Ismea. Dopo i saluti di Natalia Bobba, presidente dell'Ente Nazionale Risi, e di Paolo Bongioanni, assessore regionale all'Agricoltura, interverranno Simone Perazzo, presidente dell'Associazione Risicoltori Piemontesi, e Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, cui saranno affidate le conclusioni.
L'iniziativa di Ismea
Il tema della gestione del rischio si inserisce in una strategia più ampia che comprende anche gli strumenti assicurativi. Ismea, nell'ambito di Risò, presenta infatti la nuova “Polizza semplificata Riso”, affrontando le prospettive della gestione assicurativa e la raccolta dei fabbisogni della filiera in vista della definizione del Piano di gestione dei rischi in agricoltura 2026 e delle future misure di sostegno nell'ambito della Pac.
Ma la risposta ai cambiamenti climatici non può limitarsi alla protezione economica delle aziende dopo il verificarsi di un danno. Per una coltura fortemente legata alla disponibilità di acqua come il riso, la capacità di garantire la risorsa irrigua diventa una componente strutturale della competitività.
La Regione Piemonte in prima linea
È proprio questo uno dei fronti sui quali la Regione Piemonte sta concentrando le proprie politiche. Il quadro delineato in occasione di Risò comprende 29 mln di euro già destinati alle infrastrutture irrigue attraverso il Csr 2023-27, ai quali si aggiungono 3,3 mln per un nuovo bando e per lo scorrimento delle graduatorie precedenti. A queste risorse si affiancano 20 mln di euro in cinque anni che hanno consentito a 199 aziende risicole di mantenere la pratica tradizionale della semina in allagata, con effetti anche sul ricarico delle falde freatiche.
La Regione punta inoltre a una riforma della governance irrigua e della gestione della risorsa idrica, all'interno della quale dovrebbe trovare spazio un nuovo Piano regionale dei piccoli e medi invasi, pensato per affrontare la disponibilità d'acqua con una prospettiva di medio e lungo periodo. L'obiettivo è aumentare la capacità di accumulo e rendere il sistema agricolo meno vulnerabile alle oscillazioni della disponibilità idrica.
Il sostegno pubblico rappresenta un altro tassello. Nel 2024, ultima annualità a consuntivo indicata dalla Regione, alle 1.533 aziende risicole piemontesi sono stati erogati oltre 42 mln di euro attraverso gli aiuti Pac, con un contributo medio di circa 27 mila euro per azienda. Nel frattempo, la superficie agricola interessata è passata da 110.215 a 113.647 ettari. Per il 2026 sono inoltre attesi nuovi ristori legati all'aumento dei costi dei fertilizzanti, con una quota destinata al Piemonte stimata intorno ai 20 mln di euro.
Accanto alla gestione del rischio e alla disponibilità di acqua, la risicoltura italiana deve però affrontare una questione altrettanto importante: come aumentare il valore del prodotto e conquistare nuovi mercati.
Confagricoltura "esplora" il riso aromatico
Da questo punto di vista, un'opportunità è rappresentata dal riso aromatico, al centro del convegno “Il Riso Aromatico Italiano”, organizzato da Confagricoltura Vercelli e Biella sabato 12 settembre alle 11 alla Borsa Merci. In Italia questa produzione interessa oggi circa 260 ettari, oltre 160 dei quali in Piemonte. Si tratta ancora di un segmento di nicchia, ma con margini di crescita, soprattutto considerando che una parte consistente della domanda di riso aromatico viene oggi soddisfatta da prodotto importato.
L'obiettivo è costruire una filiera italiana capace di valorizzare origine, tracciabilità, sicurezza alimentare e qualità, proponendo un'alternativa nazionale al basmati di prevalente provenienza asiatica. Una strategia che punta quindi non soltanto alla sostituzione delle importazioni, ma alla creazione di un prodotto riconoscibile e capace di acquisire valore sul mercato interno e, in prospettiva, su quello internazionale.
La diversificazione appare particolarmente importante in una fase nella quale diverse varietà tradizionali devono confrontarsi con una redditività sotto pressione e con una forte concorrenza internazionale. Il riso aromatico non può rappresentare da solo la risposta alle difficoltà del comparto, ma può contribuire ad ampliare il portafoglio produttivo delle aziende e a intercettare nuovi consumi.
I numeri
Il quadro generale della risicoltura italiana resta comunque di primo piano. Nel 2025 la superficie risicola nazionale ha raggiunto 234.732 ettari, con un aumento di oltre 8.600 ettari rispetto all'anno precedente, mentre la produzione di risone è stata stimata in circa 1,44 mln di tonnellate (fonte: Ente Nazionale Risi). L'Italia mantiene così il primato produttivo nell'Unione europea.
Ed è proprio sul futuro della risicoltura europea che si concentra un altro appuntamento di Risò, dedicato a “Qualità, sicurezza alimentare e competitività”. Il confronto si inserisce nel percorso europeo promosso dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, relatore di un parere sul futuro del riso europeo in discussione al Comitato europeo delle Regioni, con l'approvazione prevista in autunno. Tra i temi destinati a entrare nel confronto ci sono la competitività della filiera, la qualità e la sicurezza alimentare, ma anche le condizioni nelle quali il riso europeo si confronta con le produzioni dei Paesi terzi.
La sfida, dunque, si gioca su più fronti. Da una parte occorre proteggere il reddito dalle conseguenze di eventi climatici sempre più difficili da prevedere e dalle oscillazioni dei mercati; dall'altra servono investimenti nella gestione dell'acqua, infrastrutture irrigue adeguate e strumenti pubblici capaci di accompagnare le imprese.
A questi elementi si aggiunge la necessità di innovare il prodotto e trovare nuove occasioni di mercato, senza perdere il legame con le caratteristiche distintive della produzione italiana. È questa la prospettiva che emerge da Risò: una risicoltura più resiliente non può limitarsi a difendersi dai rischi, ma deve contemporaneamente costruire le condizioni per essere più competitiva, diversificata e capace di valorizzare la propria origine.









