Pioppo, l’industria cerca legno: servono 2 milioni di metri cubi

Oltre 50mila ettari coltivati in Italia, ma gli approvvigionamenti restano insufficienti. Al Crea il confronto tra istituzioni, ricerca e industria

Oltre 2 milioni di metri cubi di legno di pioppo richiesti ogni anno dall’industria italiana, a fronte di una disponibilità nazionale che non raggiunge il milione. È il divario che fotografa le potenzialità ancora inespresse della pioppicoltura italiana e la necessità di rafforzare una filiera strategica per diversi comparti del Made in Italy. Il tema è stato al centro dell’incontro «Il pioppo italiano tra cambiamento climatico, bioeconomia e innovazione», ospitato dal Centro di ricerca Foreste e Legno del Crea a Casale Monferrato.

La coltura interessa oltre 50mila ettari, concentrati prevalentemente nell’area padano-veneta, e alimenta industrie ad alto valore aggiunto: dalla produzione di compensati destinati al mobile e all’automotive agli imballaggi, dai pannelli ai nuovi materiali per l’edilizia. Una filiera che, tuttavia, deve fare i conti con una disponibilità interna di materia prima insufficiente rispetto alle esigenze industriali, con conseguente dipendenza dagli approvvigionamenti esteri.

«La valorizzazione delle risorse forestali nazionali è una leva fondamentale per sostenere la crescita economica, rafforzare le filiere produttive e promuovere una gestione sostenibile del territorio», ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. «Il Governo è impegnato a valorizzare la pioppicoltura attraverso l’attuazione della Strategia Forestale Nazionale, il sostegno alla ricerca e agli investimenti e la promozione di produzioni legnose nazionali, riducendo la dipendenza dall’estero». Un impegno, ha aggiunto, finalizzato a «rafforzare il Made in Italy, tutelare i territori rurali e garantire uno sviluppo economico e ambientale della filiera».

La sfida della ricerca

Uno degli aspetti centrali del confronto ha riguardato il contributo della ricerca scientifica per rendere la pioppicoltura più produttiva e resiliente rispetto agli effetti del cambiamento climatico. Il miglioramento genetico, la selezione di cloni a Maggiore Sostenibilità Ambientale (Msa) e l'introduzione di tecniche colturali più efficienti rappresentano alcune delle direttrici di lavoro, con particolare attenzione alla resistenza alla siccità, ai patogeni e agli eventi meteorologici estremi.

«La pioppicoltura rappresenta un patrimonio strategico per il nostro Paese, capace di coniugare innovazione scientifica, sostenibilità ambientale e sviluppo economico», ha sottolineato Raoul Romano, direttore del Crea Foreste e Legno. «In uno scenario segnato dal cambiamento climatico e dalla crescente necessità di rafforzare le filiere nazionali delle materie prime rinnovabili, la ricerca è chiamata a offrire soluzioni concrete per rendere le produzioni sempre più resilienti, efficienti e sostenibili».

Il Crea lavora su questi temi da oltre ottant'anni, mettendo a disposizione del settore materiali genetici e modelli di coltivazione orientati a coniugare produttività, qualità del legno e riduzione degli input. Un patrimonio importante è custodito nell'azienda sperimentale Mezzi di Casale Monferrato, dove le collezioni di germoplasma costituiscono una risorsa per le attività di conservazione e miglioramento genetico. Le sperimentazioni riguardano anche la rinaturalizzazione degli ambienti fluviali, attraverso materiali vegetali che possono contribuire alla biodiversità, alla protezione del suolo e all'assorbimento di carbonio.

Intesa tra le Regioni

La giornata ha coinvolto istituzioni, ricercatori e rappresentanti del mondo produttivo, con l'obiettivo di individuare strumenti per rafforzare la competitività della filiera. Tra i temi affrontati la nuova Intesa interregionale per lo sviluppo della filiera del pioppo, sottoscritta dalle Regioni padane nel settembre 2025, e le azioni per il rafforzamento dell'economia circolare del pioppo, elaborate nel maggio 2026 nell'ambito del Coordinamento nazionale per la Bioeconomia.

Nel pomeriggio i partecipanti si sono trasferiti nell'azienda sperimentale Mezzi per approfondire direttamente sul campo la compatibilità ambientale della moderna pioppicoltura, i servizi ecosistemici, la resistenza allo stress idrico e le tecnologie per l'adattamento climatico.

Il confronto ha confermato il ruolo della ricerca come elemento di raccordo tra produzione agricola e industria. La sfida è aumentare la disponibilità di legno nazionale, riducendo la dipendenza dall'estero e valorizzando una coltura che può offrire nuove opportunità economiche e ambientali. Il Crea di Casale Monferrato, erede dell'Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura fondato nel 1939, si propone di contribuire a questo percorso mettendo a sistema genetica, sperimentazione e innovazione.

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