Il lavoro irregolare resta una componente strutturale dell’agricoltura italiana, nonostante il rafforzamento dei controlli e gli strumenti repressivi introdotti negli ultimi anni. Secondo i dati Istat, il lavoro sommerso nel settore conta 146.500 unità, pari al 34,3% del totale. Un fenomeno che, a fronte di un valore aggiunto agricolo superiore a 39,8 miliardi di euro nel 2023, determina anche un rilevante danno per le finanze pubbliche.
Tra il 2015 e il 2023, il mancato gettito derivante dall’evasione di Irpef, addizionali e contributi è stimato tra 6,3 e 9,4 miliardi di euro: la prima cifra è calcolata sulle retribuzioni effettive dei lavoratori irregolari, la seconda ipotizzando l’emersione totale del lavoro sommerso.
È il quadro delineato da uno studio dell’Eurispes a dieci anni dall’entrata in vigore della legge 199/2016 sul caporalato. La norma, secondo l’analisi, si è dimostrata efficace sul piano repressivo, senza tuttavia risolvere il problema dell’irregolarità, che continua a caratterizzare il settore primario.
Il divario nelle retribuzioni
Le differenze emergono anche sul piano salariale. Un bracciante irregolare percepisce in media 8,10 euro l’ora, contro gli 11,30 euro di un lavoratore regolare: un divario del 28%, seppur in diminuzione rispetto al 40% del 2018 e inferiore a quello del 48% registrato nell’economia nel suo complesso.
La situazione varia sensibilmente da un territorio all’altro. In provincia di Latina, il 95% dei lavoratori agricoli ha un contratto a tempo determinato e 6.601 dipendenti, pari al 46% del totale, percepiscono retribuzioni inferiori a quelle previste dal contratto. La paga dei braccianti sfruttati è passata da circa 4 euro l’ora nel 2021 a circa 5 euro nel 2026, a fronte dei circa 9 euro previsti dal contratto.
In Emilia-Romagna, secondo le stime riportate nello studio, almeno il 30% del lavoro agricolo non è regolare. Nel Modenese, il ricorso all’esternalizzazione consentirebbe risparmi sul costo del lavoro compresi tra il 40 e il 50%.
In Lombardia, nel 2025, il tasso di irregolarità tra le ispezioni agricole concluse ha raggiunto il 65,4%, con 291 casi su 445. A Mantova la percentuale è salita al 68,6%, con 59 casi su 86 ispezioni concluse.
Più ispettori, ma resta elevato il tasso di violazioni
I dati sui controlli mostrano un aumento del numero degli ispettori nel periodo considerato, ma anche una crescita delle irregolarità accertate. Tra il 2015 e il 2025 gli ispettori sono passati da 3.221 a 4.366, con un incremento del 35%. Nel 2025, tuttavia, il numero è sceso rispetto ai 4.585 del 2024.
Nello stesso periodo, le pratiche per ispettore sono diminuite da 2,4 a 1,6, mentre il tasso di irregolarità delle pratiche è salito dal 54,2% al 64,8%, dopo aver raggiunto il picco del 68,4% nel 2024.
Sono aumentati anche i lavoratori coinvolti nelle violazioni accertate, passati da 6.153 a 8.851. Particolarmente marcata la crescita delle violazioni in materia di salute e sicurezza, salite da 592 a 7.528.













