Nel Foggiano, come altrove, è tempo di semina del grano duro. Eppure quest’anno è stata appena avviata solo su pochi terreni sottoposti o depressi, in cui vi sarebbero più problemi operativi se si verificassero piogge abbondanti. C’è difficoltà a partire con le semine, conferma Marcello Martino, agronomo responsabile della conduzione di numerose aziende cerealicole rappresentative del Foggiano e produttore egli stesso di grano duro in agro di Manfredonia e Foggia.
Grano duro, nel Foggiano caleranno le superfici
«Nelle ultime settimane alcune ditte sementiere hanno inviato addirittura delle comunicazioni agli agricoltori sollecitando gli ordini delle sementi, perché ancora in pochi le avevano già ordinate. Allo stato attuale la situazione è particolarmente difficile, soprattutto dal punto di vista economico, oltre che da quello climatico. Come al solito è immaginabile che, alla fine, la maggior parte degli agricoltori seminerà il grano duro, nella speranza di eventuali miglioramenti delle condizioni di coltivazione ambientali ed economiche, ma di certo si sarà una riduzione delle superfici seminate di almeno il 5-10%, se non del 15-20%».
Sulle semine pesa l’andamento meteorologico

L’andamento delle semine dipenderà, per Martino, anche dall’andamento meteorologico. «Mentre nell’ottobre 2025 era piovuto soltanto verso la fine del mese, costringendo gli agricoltori a rinviare le lavorazioni del terreno e le semine, nell’ottobre 2026 si sono verificate diverse piogge nel corso dell’intero mese, che ci hanno consentito di iniziare a lavorare i terreni in anticipo rispetto allo scorso anno. Ma in ogni caso siamo partiti tardi. Ancora oggi ci sono molti terreni in Capitanata che presentano i residui delle coltivazioni cerealicole dell’annata precedente e che non sono stati proprio toccati, così come vi sono tanti altri terreni in cui sono state effettuate soltanto le prime lavorazioni. Com’è noto, in provincia di Foggia vi è stato un periodo primaverile-estivo di circa 5 mesi senza piogge, molto siccitoso, che ha reso i terreni molto più difficili da lavorare. Perciò aspettiamo altre piogge prima di avviarci con le semine, anche perché la messa a dimora di sementi in terreni umidi solo in superficie e non anche in profondità potrebbe determinare la relativa germinazione e il conseguente deperimento delle giovani piantine per mancanza d’acqua, con tutti i più ovvi danni per gli agricoltori».
Decisioni degli agricoltori vincolate a costi e prezzi
Ma sulle decisioni degli agricoltori pesano, più dei vincoli meteorologici, ai quali in fondo sono abituati, quelli economici.
«Siamo vittime di una forbice sempre più divaricata fra costi di produzione in continua crescita e prezzi al produttore davvero miseri. I rincari dei fertilizzanti hanno reso molto più onerosa la concimazione di fondo, che giocoforza tanti agricoltori non hanno effettuato proprio. E più in generale l’aumento esagerato del prezzo del gasolio agricolo ha fatto diventare molto più costose tutte le operazioni colturali, in funzione di un incremento impressionante delle tariffe dei contoterzisti. Invece il prezzo del grano duro fino è cresciuto, sì, rispetto ai livelli infimi del mese di luglio (26,00-26,50 €/q), ma è arrivato ad appena 29,00-30,00 €/q, che è assolutamente non remunerativo e, anzi, oggi non consentirebbe di recuperare neanche i costi di produzione».
Si cercherà di limitare i ringrani e di seminare su maggesi
Gli agricoltori foggiani continueranno a seminare grano duro perché non hanno alternative colturali valide, spiega Martino.
«Tuttavia si cerca di limitare i cosiddetti ringrani, ovvero la semina del grano duro su terreni che l’anno precedente hanno già ospitato questo cereale, provando a seminare il grano duro soprattutto sulle cosiddette maggesi, cioè sui terreni che l’anno precedente non sono stati coltivati proprio o che, preferibilmente, sono stati destinati a
- colture primaverili-estive da rinnovo, come il pomodoro da industria o il peperone,
- ortive estivo-autunnali come le brassicacee (broccoletti, cavolfiori, etc.),
- leguminose da granella come cece, favino e pisello
- oppure a foraggere.
In pratica si cerca di approfittare della fertilità residua lasciata nel terreno da queste colture per ottenere produzioni più elevate e di migliore qualità, in modo tale da limitare il rischio di enormi anticipazioni di costi colturali relativi a terreni su cui sarebbe più difficile ottenere un reddito netto dal grano duro».













