Grano duro: tanti quintali ma poche proteine. La colpa è del potassio?

La stagione ha regalato buone produzioni, ma qualità scarsa. Anche se non sono mancate le eccezioni. Vediamo dove e perché

La campagna cerealicola appena trascorsa ci ha un po' sorpreso con produzioni elevate di grano duro, che in alcuni casi rappresentano dei record non facilmente superabili, ed elevati pesi specifici ma con contenuti proteici spesso molto deludenti, anche in presenza di varietà geneticamente predisposte ad avere contenuti proteici elevati (da 15% ed oltre) e con una adeguata concimazione azotata.

Riduzione del ciclo di maturazione

Inoltre, con le elevate temperature che si sono presentate precocemente nella fase di viraggio, si è riscontrata una notevole riduzione del ciclo di maturazione del grano duro di almeno 15 giorni.

Si è passati infatti dai 45 ai 25-30 giorni al Nord e dai 30 ai 15-20 al Sud, una anomalia che non ha consentito il normale percorso di accumulo proteico nelle cariossidi in fase di maturazione, favorito dall’azoto distribuito nelle fasi fenologiche ideali.

Tuttavia non sono mancate le eccezioni rappresentate da produzioni di grano duro molto elevate abbinate a un tenore proteico del 15% e anche oltre. Come mai?

Un'anomalia da verificare

La varietà di grano duro Mascarino di recente introduzione sul mercato

Le variabili in gioco sono tante, ma Roberto Neri dello studio tecnico agrario Agro Staf di Bologna è arrivato alla conclusione che la risposta vada cercata nel terreno e propone al mondo scientifico e tecnico una sua tesi, scaturita da una interessante esperienza vissuta nell’ultima campagna.

«Tra le numerose prove agronomiche che stiamo conducendo - riferisce Neri - con la varietà di grano duro Mascarino, nell’ambito di un progetto per il lancio di una filiera di grano duro di alta qualità, mi sono imbattuto in tre situazioni aziendali simili, dove è stata seminata la stessa varietà Mascarino conciata con Systiva, stesso lotto, investimenti iniziali molto simili e applicazione del medesimo percorso agronomico».

Fig.1 Linea di difesa fungicida fogliare applicata nelle aziende della Cooperativa Lacme, Consorzio Partecipanti Fiorentina e Baffè
Fig. 2 Piano di concimazione applicato nelle aziende della Cooperativa Lacme, Consorzio Partecipanti Fiorentina e Baffè

Nelle tre aziende agricole, Cooperativa Lacme, Consorzio Partecipanti Fiorentina e Baffè, dislocate a Portonovo di Medicina e Sesto Imolese con tessitura del terreno simile, si sono prodotti rispettivamente 98,91 e 95 ql/ha con tenori proteici bassi in due di esse, Consorzio Partecipanti Fiorentina e Baffè (11,7 e 13%) ma un tenore proteico del 15,1% nell’azienda della Cooperativa Lacme.

L’importanza di disporre delle analisi del terreno

Di ogni azienda abbiamo avuto a disposizione le analisi del terreno, effettuate nei mesi precedenti la semina del 2025, ed abbiamo notato che i due dati contenuto di potassio (K2O) e Capacità di Scambio Cationico (Csc) dell’azienda della Cooperativa Lacme si discostavano notevolmente rispetto alle altre due aziende.

Fig. 3 - Alcuni dati delle analisi del terreno effettuate nelle tre aziende

Come si nota dalla figura 3, Il livello di potassio dell’azienda della Cooperativa Lacme è pari a 624 contro valori di 218 dell’azienda Consorzio Partecipanti Fiorentina e 202 dell’azienda Baffè.

Per il CSC, nell’azienda della Cooperativa Lacme è di 26,57 contro 20.07 dell’azienda Consorzio Partecipanti Fiorentina e 21,30 dell’azienda Baffè.

Dunque a parità di azoto inibito somministrato in 165 unità/ha, le produzioni tendono ad equivalersi, ma il più elevato contenuto proteico si rileva in presenza di elevato contenuto di potassio scambiabile. Da notare anche il più elevato livello di Sostanza Organica (SO) pari a 1,94 riscontrato nell’azienda della Cooperativa Lacme.

Il ruolo del potassio come “trasportatore”

Ma il potassio come può interferire sulle proteine, quando sappiamo che il loro contenuto nella granella dipende sostanzialmente dall’azoto?

Le rese più elevate di grano duro Mascarino abbinate ad alti tenori proteici del 15% ed oltre, si sono ottenute in corrispondenza di valori elevati di potassio e di Capacità di Scambio cationico nel terreno

«Abbiamo scandagliato la letteratura scientifica al riguardo – risponde Neri – ed è emerso che il raggiungimento di tenori proteici superiori al 14% non dipende esclusivamente dalla disponibilità di azoto nel terreno (Cakmac e Engels 1999 e Pettigrew 2008).

Il potassio non è un costituente delle proteine, ma ne regola la sintesi ed attiva oltre 60 enzimi fondamentali per l’assimilazione dell’azoto e la formazione degli aminoacidi. Durante il riempimento della granella il potassio regola il trasporto del saccarosio e degli aminoacidi dal floema alla cariosside. In assenza di adeguati livelli di potassio l’azoto assorbito dalla pianta non si converte in proteine (Marschner 2012)».

Se manca il potassio, l’azoto non si converte

«Studi di campo – prosegue Neri – evidenziano che a parità di dosi di azoto la dotazione di potassio scambiabile è determinante per il livello proteico finale. Con livelli inferiori a 200 ppm di potassio scambiabile risulterebbe difficile superare il 13% di proteine, anche in presenza di apporti di azoto di 180-200 kg/ha.

Al contrario dotazioni di potassio superiori a 400 ppm favoriscono il trasporto dell’azoto verso la granella consentendo di raggiungere livelli del 15% di proteine».

L’effetto anti-stress da caldo del potassio

Considerato l’andamento delle temperature di quest’anno, il potassio può servire anche per attutire gli effetti degli stress termici?

«Le evidenze scientifiche – spiega Neri – ci dicono che il potassio migliora la tolleranza della pianta agli stress abiotici, in particolare al caldo oltre i 40 °C, quindi un buon stato nutrizionale potassico mantiene l’apertura stomatica e l’attività fotosintetica, permettendo la continua sintesi e traslocazione delle proteine nella granella anche in condizioni di stress. Questo spiega il motivo per cui in annate calde ed alti livelli alti di potassio si riescono a raggiungere qualità superiori (Cakmak 2005)».

Indicazioni pratiche per le prossime concimazioni

Quali indicazioni pratiche si possono suggerire all’agricoltore per la prossima campagna?

«Il cerealicoltore che vorrà produrre grano duro con elevati contenuti proteici dovrà modificare l’approccio agronomico – sottolinea Neri –. Innanzitutto, scegliere varietà geneticamente idonee a produrre proteine e verificare la fertilità dei suoi appezzamenti mediante l’analisi del suolo. Qualora il contenuto di potassio scambiabile risultasse al di sotto dei 350-400 ppm, occorrerà apportarlo con fertilizzanti a base di solfato potassico, interrandolo al momento della lavorazione del terreno. Si potrebbero anche valutare formulati N-K, opportunamente dosati tra i due elementi, interrandoli in fase di pre-semina.

È da valutare anche il contenuto di sostanza organica cercando di riportarla su valori attorno a 1,7-2,0 e verificare la Csc (Capacità di Scambio Cationico) che non deve scendere al di sotto di 20. Ovviamente occorre poi somministrare le adeguate quantità di azoto nelle fasi agronomicamente più idonee e cioè in pre-semina, a fine accestimento e al 2°-3° nodo».

Non si esclude anche la possibilità di somministrare fertilizzanti fogliari anche a base di potassio nella fase di inizio spigatura, che potrebbero contribuire a migliorare gli effetti dell’azoto.

«Nel corso della prossima campagna – conclude Neri – in collaborazione con aziende del settore interessate, saranno impostate prove di campo al fine di individuare un percorso specifico per migliorare l’apporto di potassio nel terreno e nelle colture.

L’importanza della presenza di K2O scambiabile nei terreni in quantità ottimali potrà permettere vantaggi agronomici anche su altre coltivazioni che faranno parte delle rotazioni aziendali (barbabietole da zucchero, mais, sorgo, erba medica, pomodoro ecc.), migliorandone la fertilità complessiva».

In conclusione, esortiamo i nostri agricoltori che si apprestano a seminare grano duro di verificare i livelli di potassio dei loro terreni tramite analisi, perché potrebbe risultare un elemento determinante per la produzione di granella di alta qualità ricercata dai nostri pastifici e per raggiungere anche un buon livello di redditività dalla sua coltivazione.

 

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