Pac e bilancio Ue, la partita si gioca sulle risorse

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Dal negoziato sul quadro finanziario 2028-2034 alla revisione della Politica agricola comune, gli Stati membri cercano un compromesso. Intanto, le prospettive al 2035 delineano mercati esposti a tensioni geopolitiche, costi energetici e cambiamenti climatici.

Il negoziato sul bilancio pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034 sta diventando il passaggio determinante per capire quali ambizioni potranno tradursi in risorse concrete. Il confronto tra gli Stati membri resta aperto, con posizioni distanti sulla dimensione complessiva del bilancio e sulla distribuzione delle priorità europee. Sullo sfondo, la richiesta del mondo agricolo è netta: evitare che la Pac perda capacità finanziaria e carattere comune proprio mentre aumentano i rischi economici, climatici e geopolitici.

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre ha confermato la complessità della trattativa. L’obiettivo indicato è arrivare a un accordo entro la fine del 2026, così da consentire l’adozione degli atti legislativi nel 2027 e garantire la continuità dei finanziamenti dal gennaio 2028. Un calendario ambizioso, che rende i prossimi mesi decisivi non soltanto per le istituzioni europee, ma anche per chi deve programmare investimenti e scelte produttive su un orizzonte pluriennale.

Bilancio Ue, compromesso ancora lontano

Roberta Mestola, Presidente del Parlamento europeo

Le distanze tra le capitali rimangono significative. Germania, Svezia e gli altri Paesi del gruppo dei cosiddetti frugali chiedono una riduzione delle risorse previste, mentre un gruppo di 17 Stati sostiene la necessità di difendere la politica di coesione. La presidenza irlandese ha aggiornato il documento negoziale, ma il confronto non ha ancora prodotto una sintesi condivisa.

Il presidente del Consiglio europeo António Costa è chiamato a portare avanti la ricerca di un compromesso. Secondo quanto emerso dal vertice, il mancato accordo entro la fine dell’anno potrebbe rinviare l’intesa fino all’autunno 2027, comprimendo ulteriormente i tempi necessari per preparare il nuovo ciclo finanziario.

Anche il Parlamento europeo ha espresso riserve. La presidente Roberta Metsola ha avvertito che una riduzione delle risorse potrebbe compromettere l’approvazione del prossimo quadro finanziario. Il problema, nella sua impostazione, è la distanza tra le ambizioni dell’Unione e i mezzi messi a disposizione per realizzarle: competitività, difesa, protezione civile, agricoltura e coesione devono trovare un equilibrio sostenibile.

Tra le possibili soluzioni figura il rafforzamento delle risorse proprie europee, per finanziare le priorità comuni senza aumentare eccessivamente la pressione sui bilanci nazionali. La questione riguarda direttamente anche la Pac: in un quadro finanziario più ristretto, la capacità di mantenere risorse dedicate all’agricoltura dipenderà dalla solidità del compromesso complessivo.

Metsola ha inoltre invitato il Consiglio ad accelerare il confronto sui pacchetti di semplificazione ambientale e alimentare, suggerendo di procedere sui singoli dossier già maturi senza attendere la definizione di ogni elemento. Un’impostazione che punta a rendere più rapido il lavoro legislativo e a evitare che la ricerca di un accordo complessivo blocchi anche le misure sulle quali esistono già margini di convergenza.

Copa-Cogeca: una Pac comune, con fondi protetti

Dal Congresso europeo degli agricoltori di Stoccolma arriva un messaggio altrettanto chiaro. Nella dichiarazione adottata il 15 ottobre, Copa-Cogeca chiede che il bilancio agricolo sia mantenuto almeno al livello attuale, adeguato all’inflazione, e che le risorse aggiuntive annunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen siano destinate effettivamente alla politica agricola.

Per le organizzazioni agricole, il rischio è duplice: una riduzione della capacità finanziaria della Pac e una sua progressiva rinazionalizzazione. Le proposte sul prossimo bilancio potrebbero infatti aumentare la competizione tra Stati membri e, all’interno dei singoli Paesi, tra amministrazioni, regioni e differenti ambiti di spesa.

La richiesta è che la Pac rimanga una politica realmente comune, con finanziamenti dedicati e protetti. Il sostegno all’agricoltura non dovrebbe essere sostituito né dagli strumenti per la competitività né dagli obiettivi di spesa rurale previsti nel nuovo quadro finanziario. Questi strumenti possono contribuire agli investimenti, ma non compensare un eventuale indebolimento della dotazione agricola.

La dichiarazione richiama il peso economico della filiera agroalimentare europea, che genera oltre mille miliardi di euro di valore aggiunto lordo e sostiene milioni di posti di lavoro. In questa prospettiva, la sicurezza alimentare non è una questione settoriale, ma un elemento della sicurezza e della competitività dell’Unione.

Le richieste riguardano anche il funzionamento della Pac. Copa-Cogeca si oppone al capping obbligatorio e alla degressività dei pagamenti, sottolineando la diversità delle strutture aziendali europee. Chiede inoltre una condizionalità meno onerosa, misure proporzionate e maggiore certezza per gli investimenti pluriennali delle aziende e delle cooperative.

Particolare attenzione viene riservata al ricambio generazionale: senza un quadro normativo e finanziario prevedibile, diventa più difficile incoraggiare i giovani a entrare nel settore e a investire nel futuro delle imprese agricole.

Verso il Consiglio Agricoltura: passi avanti per il post '27

Sul piano legislativo, la presidenza irlandese sta preparando il terreno per un orientamento generale parziale sulla futura regolamentazione della Pac, con un testo "di compromesso"

esaminato dal Comitato speciale Agricoltura il 19 ottobre, in vista del Consiglio Agricoltura e pesca del 26 e 27 ottobre a Lussemburgo.

Sul tavolo, diversi aspetti dell’attuazione del sostegno europeo. Tra le modifiche proposte figurano una maggiore chiarezza sugli impegni agro-climatico-ambientali annuali e pluriennali, aggiustamenti al sostegno accoppiato al reddito e precisazioni sulle condizioni per accedere agli interventi destinati ai giovani agricoltori.

Per questi ultimi, il testo chiarisce alcuni requisiti relativi all’accesso per la prima volta alla conduzione dell’azienda e all’età, che dovrà essere definita dagli Stati membri entro un intervallo compreso tra 35 e 40 anni. Le amministrazioni nazionali manterrebbero inoltre margini di scelta nella definizione dell’agricoltore attivo, attraverso criteri che possono comprendere reddito, lavoro impiegato in azienda e iscrizione in registri nazionali o regionali.

Restano invece escluse dal mandato parziale, in attesa di ulteriori progressi sul quadro finanziario, le disposizioni che comportano implicazioni di bilancio o che dipendono dalle trattative orizzontali sul prossimo Mff. Tra queste rientra il tema del limite massimo dei pagamenti, indicato nella proposta a 100.000 euro per agricoltore all’anno.

È una distinzione importante: il lavoro tecnico procede, ma non può sciogliere le questioni politiche che dipendono dalla disponibilità complessiva delle risorse. Il tentativo di raggiungere un’intesa parziale consente di avanzare sulle regole, senza anticipare decisioni che spettano al negoziato finanziario.

Parallelamente, la presidenza irlandese punta a un mandato negoziale parziale anche sulle modifiche all’organizzazione comune dei mercati agricoli. I dossier comprendono il programma europeo per le scuole, gli interventi settoriali, le proteine, la canapa, gli standard di commercializzazione e il comparto vitivinicolo. Sono inoltre in preparazione i negoziati con il Parlamento europeo sulle norme per la produzione biologica, l’etichettatura, la certificazione e gli scambi commerciali, con l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine del 2026.

Mercati agricoli al 2035: l’incertezza diventa strutturale

La discussione sulla PAC si inserisce in uno scenario economico che promette di essere sempre più complesso. Il rapporto del Centro comune di ricerca della Commissione europea (Jrc), elaborato a partire dal workshop sulle prospettive agricole del maggio scorso, individua nelle tensioni geopolitiche, nei prezzi dell’energia, dalla dipendenza dai fertilizzanti e nei cambiamenti delle relazioni commerciali i principali fattori destinati a influenzare produzione, scambi e redditi agricoli fino al 2035.

Il rapporto non costituisce una previsione univoca: raccoglie analisi e scenari discussi da esperti, ricercatori, istituzioni e operatori del settore. Tuttavia, il messaggio emerso è significativo: l’incertezza non appare più soltanto come una perturbazione temporanea, ma come una caratteristica strutturale del contesto nel quale le imprese devono operare.

Energia e fertilizzanti, il rischio per i redditi

Uno degli scenari esaminati riguarda una possibile interruzione prolungata delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz. In caso di una grave crisi della durata di sei mesi, la modellizzazione presentata al workshop indica una possibile riduzione del reddito agricolo medio europeo del 5,9% nel 2026 rispetto allo scenario di riferimento. Un’interruzione di tre mesi comporterebbe invece una contrazione dell’1,6%.

Si tratta di simulazioni condizionali, non di previsioni certe. Mostrano però la sensibilità dell’agricoltura agli shock energetici: nello scenario più grave, i prezzi del petrolio potrebbero aumentare del 40-117%, quelli del gas naturale del 79-216% e i costi dei fertilizzanti del 55-151%.

La dipendenza europea dagli approvvigionamenti esteri resta elevata. Nel 2025 l’Ue ha importato il 53% dei fertilizzanti azotati, il 63% di quelli fosfatici e il 76% di quelli potassici utilizzati. La possibilità di recuperare nutrienti dagli effluenti zootecnici viene indicata come una delle strade per ridurre la dipendenza dai fertilizzanti minerali: secondo le analisi, un maggiore recupero potrebbe arrivare a sostituirne fino al 10% dell’impiego.

Restano, tuttavia, ostacoli normativi, limiti di efficacia e tempi di ritorno degli investimenti stimati in 10-15 anni. Anche per questo la transizione verso sistemi produttivi più resilienti richiede strumenti finanziari e regole che consentano alle aziende di programmare nel lungo periodo.

Filiere strategiche e prospettive differenziate

Le prospettive produttive delineate dal workshop non sono uniformi. Per il prossimo decennio si ipotizzano riduzioni delle superfici destinate a frumento tenero, orzo e mais, mentre oleaginose e colture proteiche potrebbero guadagnare terreno. L’aumento dei costi di produzione e i vincoli legati ai prodotti fitosanitari potrebbero limitare le rese, sebbene agricoltura di precisione, irrigazione e nuove tecniche genomiche possano contribuire a mantenere la produttività.

Per la barbabietola da zucchero, le prospettive sono particolarmente incerte, tra concorrenza internazionale, costi crescenti e difficoltà fitosanitarie.

Anche la zootecnia è esposta a cambiamenti strutturali. I partecipanti al workshop prospettano una possibile contrazione della produzione europea di carni bovine, ovine, caprine e suine, mentre pollame e uova potrebbero beneficiare di prospettive più favorevoli. A pesare sono il calo del numero di allevatori, la carenza di manodopera, le esigenze ambientali e di benessere animale, oltre alle malattie, tra cui influenza aviaria e peste suina africana.

Sul latte, invece, le valutazioni sono meno concordi. Uno degli scenari ipotizza una riduzione della produzione europea del 4,8% tra il 2025 e il 2035, accompagnata da un calo del 18% delle vacche da latte. Altri partecipanti ritengono possibile una produzione stabile o in lieve aumento, grazie ai miglioramenti di produttività e a una domanda resiliente. La concorrenza internazionale potrebbe comunque ridurre la quota europea delle esportazioni mondiali.

Per le filiere, il punto non è soltanto prevedere quanto produrre, ma comprendere come evolveranno costi, prezzi, domanda e capacità competitiva. Una strategia europea sulle proteine vegetali, indicata tra le priorità del workshop, potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Clima e scambi commerciali ridisegnano le opportunità

Gli effetti del cambiamento climatico potrebbero incidere in modo particolarmente significativo sull’agricoltura dell’Europa meridionale. Le ricerche presentate al workshop indicano possibili riduzioni delle rese di frumento e mais intorno al 20% nel Sud Europa, mentre le perdite potrebbero essere più contenute nelle regioni settentrionali. Le misure di adattamento potrebbero compensare fino al 50% dei danni climatici, a seconda della coltura.

Il documento richiama anche la necessità di allineare i tempi degli investimenti agricoli a quelli della programmazione europea. Le aziende devono affrontare interventi che producono risultati nel lungo periodo, mentre gli strumenti della Pac operano attraverso cicli programmatori più brevi. È una disconnessione che può limitare la capacità di adattamento.

Sul fronte commerciale, gli accordi con Mercosur, India, Indonesia e Messico potrebbero aprire opportunità per vino, bevande spiritose, olio d’oliva, lattiero-caseario e alimenti trasformati. Allo stesso tempo, potrebbero aumentare la pressione competitiva su zucchero, pollame e prodotti lattiero-caseari. Per la carne bovina, le maggiori importazioni dal Mercosur potrebbero esercitare una pressione al ribasso sui prezzi europei, anche se gli effetti complessivi sono attesi come limitati nelle valutazioni presentate.

Per il settore olivicolo, le prospettive risultano relativamente favorevoli: intensificazione produttiva, nuove varietà e irrigazione potrebbero sostenere le rese, mentre le esportazioni di olio d’oliva e olive da tavola potrebbero aumentare. Il comparto vitivinicolo, al contrario, dovrà confrontarsi con cambiamento climatico, scarsità idrica, fitopatie e riduzione dei consumi, pur potendo contare su nuove opportunità nei mercati di esportazione e nei prodotti a maggior valore aggiunto.

Innovazione digitale, si punta sulla semplificazione

Accanto al negoziato finanziario e alle prospettive di mercato, la Commissione europea prova a dare impulso all’innovazione applicata all’agricoltura. Il 16 ottobre ha lanciato il primo Eu Agri-Hackathon, iniziativa di tre giorni che coinvolge oltre 110 partecipanti tra agricoltori, sviluppatori, ricercatori, studenti e professionisti dell’agroalimentare.

L’obiettivo è sviluppare strumenti digitali concreti per semplificare il lavoro delle aziende, ridurre gli oneri amministrativi e migliorare la gestione dei dati. I gruppi di lavoro si concentrano su tre ambiti: risparmio di tempo per gli agricoltori, gestione e utilizzo dei dati generati in azienda e condivisione delle informazioni con i partner della filiera.

Le squadre selezionate saranno invitate a presentare le soluzioni sviluppate ai decisori politici e agli operatori del settore durante gli EU Agri-Food Days dell’8 e 9 dicembre 2026.

L’iniziativa intercetta una necessità reale: l’innovazione digitale può aumentare l’efficienza e facilitare la gestione aziendale, ma il suo valore dipenderà dalla capacità di tradursi in applicazioni accessibili, utili e sostenibili anche per le imprese di dimensioni più contenute. La semplificazione non può fermarsi alla revisione delle norme: deve diventare anche una riduzione concreta del tempo e delle risorse assorbiti dagli adempimenti.

Commercio agricolo, il Wto cerca una via d’uscita

Anche a livello multilaterale il negoziato agricolo resta bloccato. La direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, Ngozi Okonjo-Iweala, ha invitato i membri a sperimentare approcci diversi per superare lo stallo delle trattative, riconoscendo che le formule utilizzate finora non hanno prodotto risultati sufficienti.

Nel Consiglio generale del Wto del 5 e 6 ottobre, diversi Paesi hanno ribadito la necessità di avanzare sulla riforma agricola e di prestare maggiore attenzione alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo. È stata inoltre discussa l’iniziativa sul rapporto tra sostenibilità, cambiamento climatico e commercio agricolo, che alcuni membri chiedono rimanga complementare ai negoziati formali, senza sostituirli né distogliere risorse dagli impegni già assunti.

Dare certezza a chi produce

Il confronto sul bilancio 2028-2034 e le prospettive dei mercati al 2035 raccontano la stessa esigenza da due angolazioni diverse: l’agricoltura europea ha bisogno di strumenti capaci di affrontare l’incertezza senza perdere capacità produttiva, competitività e sostenibilità.

La Pac non può essere valutata soltanto attraverso l’architettura dei pagamenti o la distribuzione delle competenze tra Bruxelles e capitali nazionali. La sua efficacia si misura nella possibilità di offrire alle aziende un quadro stabile per investire, innovare, affrontare i rischi climatici e rispondere alle trasformazioni della domanda e del commercio internazionale.

Per questo la partita finanziaria è tutt’altro che una questione contabile. Le risorse disponibili, il carattere comune della politica agricola e la prevedibilità delle regole determineranno una parte importante delle condizioni nelle quali opereranno gli agricoltori europei nei prossimi anni.

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