Cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea. Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.La sicurezza alimentare torna al centro dell’agenda europea, ma questa volta il messaggio va oltre la tradizionale difesa del reddito agricolo. In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni commerciali e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, la capacità di produrre cibo diventa una componente essenziale dell’autonomia strategica dell’Unione. È il richiamo lanciato dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, che mette in guardia dai rischi di un ridimensionamento delle risorse destinate alla Politica agricola comune (Pac).
Il punto è politico prima ancora che finanziario: non si può invocare la sicurezza europea senza considerare le condizioni necessarie a garantire la disponibilità di alimenti, la continuità produttiva delle aziende e l’approvvigionamento delle materie prime. La questione riguarda direttamente gli agricoltori, ma investe anche l’industria alimentare, i consumatori e la capacità dell’Europa di affrontare le crisi senza dipendere eccessivamente dai mercati esteri.
Nel dibattito sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, il rischio è che l’agricoltura venga valutata soprattutto in termini di spesa, anziché per il contributo economico, sociale e strategico che assicura. Una prospettiva che Hansen invita a superare, riportando la produzione alimentare tra le priorità fondamentali dell’Unione.
La Pac come infrastruttura strategica
In un intervento pubblicato il 21 ottobre con il titolo Feeding Europe: the security we had forgotten, Hansen collega esplicitamente la sicurezza alimentare alle più ampie questioni geopolitiche. Il commissario ricorda come, negli ultimi 65 anni, la Pac abbia contribuito a trasformare l’Unione europea nel maggiore esportatore mondiale di prodotti agroalimentari.
Un risultato che, nella sua lettura, non può essere considerato acquisito una volta per tutte. La guerra in Ucraina e le tensioni che interessano le rotte energetiche, compresa l’area dello Stretto di Hormuz, hanno evidenziato le fragilità delle catene di approvvigionamento agricole e alimentari. Energia, fertilizzanti e importazioni possono diventare strumenti di pressione geopolitica, con conseguenze dirette sui costi di produzione e sulla stabilità dei mercati.
Da qui la necessità di rafforzare tre direttrici: competitività, autonomia e resilienza. Il settore agroalimentare europeo, sottolinea Hansen, sostiene 30 milioni di posti di lavoro, più del doppio di quelli attribuiti all’industria automobilistica nel suo intervento. Un peso economico che rende difficile giustificare una politica agricola orientata esclusivamente al contenimento della spesa.
Il commissario richiama inoltre la necessità di garantire stabilità agli agricoltori, ricordando che l’agricoltura resterà l’unico settore a beneficiare di un sostegno al reddito garantito nell’ambito del prossimo Quadro finanziario pluriennale, secondo quanto indicato nel suo intervento.
La sfida, tuttavia, non si esaurisce nella difesa delle dotazioni finanziarie. Per assicurare la continuità produttiva occorre mettere le aziende nelle condizioni di investire, innovare e affrontare rischi climatici e di mercato sempre più difficili da prevedere.
Autonomia produttiva, acqua e gestione del rischio
Il tema dell’autonomia strategica si traduce anche nella riduzione delle dipendenze esterne. Hansen indica tra le priorità la diversificazione delle importazioni di fertilizzanti azotati, con l’obiettivo di diminuire la dipendenza dalla Russia e sostenere alternative europee. Al tempo stesso, ribadisce l’importanza di mantenere un settore zootecnico comunitario forte e di sviluppare relazioni commerciali internazionali basate su regole chiare e obblighi reciproci.
Sul fronte della resilienza, la Commissione sta lavorando a un approccio più ampio alla gestione dei rischi agricoli, che combini misure preventive e strumenti assicurativi per aiutare le imprese a fronteggiare gli shock climatici e le perturbazioni dei mercati.
Un capitolo decisivo è quello delle risorse idriche. Hansen ha annunciato lo sviluppo di una European Water Initiative, finalizzata a migliorare la capacità di stoccaggio dell’acqua e l’efficienza del suo utilizzo. Un’iniziativa che si inserisce in un problema ormai strutturale per molte aree agricole europee: senza disponibilità idrica e strumenti adeguati di gestione, la competitività delle produzioni rischia di essere compromessa prima ancora di arrivare sul mercato.
Per l’agricoltura italiana, esposta in numerosi territori all’alternanza tra siccità e precipitazioni intense, il tema è particolarmente rilevante. Resta però essenziale tradurre gli indirizzi politici in interventi concreti, investimenti e strumenti accessibili alle aziende.
Commercio internazionale, non basta firmare accordi
La competitività europea passa anche dalla capacità di consolidare la presenza sui mercati internazionali. Su questo fronte, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha chiesto alle organizzazioni imprenditoriali europee di sostenere più attivamente l’agenda commerciale dell’Ue e di contribuire a rendere effettivi i vantaggi degli accordi conclusi.
In una lettera del 22 ottobre, von der Leyen ha richiamato la necessità di rafforzare la collaborazione tra Commissione e associazioni di categoria, attraverso un dialogo periodico sull’attuazione degli accordi commerciali. Tra gli sviluppi indicati figurano la firma dell’accordo Ue-Mercosur, la conclusione dei negoziati con India, Indonesia e Australia e la firma dell’accordo modernizzato con il Messico. È stato inoltre raggiunto un accordo politico con le Filippine, mentre proseguono i negoziati con Thailandia, Malaysia ed Emirati Arabi Uniti.
La presidente della Commissione ha espresso l’intenzione di firmare gli accordi con Indonesia e India entro la fine del 2026, seguiti a breve da quello con l’Australia.
Il messaggio alle imprese è chiaro: gli accordi commerciali producono risultati soltanto quando le opportunità di accesso ai mercati vengono effettivamente utilizzate. Per questo Bruxelles propone di individuare i settori e i Paesi nei quali le preferenze tariffarie sono ancora sottoutilizzate, migliorare l’accesso alle informazioni soprattutto per le piccole e medie imprese e intervenire sugli ostacoli incontrati dagli operatori europei nei mercati terzi.
Per il comparto agroalimentare, l’apertura commerciale può offrire nuove prospettive di crescita, ma richiede un’attenta valutazione delle condizioni di concorrenza. L’accesso ai mercati esteri deve procedere insieme alla tutela degli interessi produttivi europei, alla trasparenza delle regole e al rispetto degli impegni assunti dai partner commerciali. È su questo equilibrio che si misura la capacità della politica commerciale di sostenere concretamente le imprese.
Nuve opportunità dalla bioeconomia
Un altro tassello della strategia europea riguarda la bioeconomia. Il 21 ottobre, a Dublino, la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall ha lanciato la Bio-based Europe Alliance, iniziativa volontaria che riunisce agricoltori, proprietari e gestori forestali, industria e autorità pubbliche per stimolare la domanda di prodotti di origine biologica.
L’alleanza conta già oltre cento soggetti partecipanti e punta a favorire lo sviluppo di mercati per materiali rinnovabili in alternativa a quelli di origine fossile. Tra gli ambiti di applicazione figurano plastiche, prodotti chimici, tessili e materiali per le costruzioni.
Il problema che l’iniziativa intende affrontare è il divario tra innovazione e mercato. Molte imprese europee attive nei prodotti biologici, secondo la Commissione, faticano a passare dalla ricerca e dalla sperimentazione alla produzione commerciale, anche per la scarsa visibilità delle nuove soluzioni e l’insufficienza della domanda.
La creazione di segnali più chiari sulla domanda futura dovrebbe ridurre l’incertezza degli investimenti e favorire la realizzazione di nuovi impianti produttivi. Per gli agricoltori e i gestori forestali, l’obiettivo è aprire nuovi sbocchi commerciali alle biomasse sostenibili, diversificando le fonti di reddito.
L’alleanza si inserisce nella strategia europea per la bioeconomia presentata dalla Commissione nel novembre 2025 e sostenuta, nelle intenzioni di Bruxelles, anche dalla Pac.
La prospettiva è interessante perché amplia il ruolo economico dell’agricoltura: oltre alla produzione di alimenti e mangimi, le risorse biologiche possono alimentare filiere industriali innovative. Perché questa opportunità diventi concreta, tuttavia, serviranno mercati stabili, investimenti e remunerazioni adeguate per chi produce la materia prima.
Ambiente, semplificazione da misurare sui risultati
Il rapporto tra produzione agricola e tutela ambientale resta un altro terreno centrale del confronto europeo. Il 23 ottobre, la coalizione Hands Off Nature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, European Environmental Bureau e WWF EU, ha consegnato alla commissaria Jessika Roswall una petizione con 1.254.722 firme contro le modifiche legislative che, secondo i promotori, rischiano di indebolire le norme europee sulla protezione della natura.
La campagna, sostenuta da oltre 230 organizzazioni, chiede di mantenere le tutele previste dalle direttive Uccelli e Habitat e dalla direttiva quadro sulle acque. Le organizzazioni contestano in particolare alcuni elementi del pacchetto di semplificazione ambientale della Commissione e la prospettiva di riaprire la normativa sulle risorse idriche.
Secondo i promotori della petizione, la priorità dovrebbe essere migliorare l’applicazione delle norme esistenti, rafforzando risorse finanziarie, personale e orientamenti destinati alle autorità nazionali incaricate dei controlli.
La questione non riguarda soltanto la conservazione degli ecosistemi. Foreste, zone umide e corsi d’acqua svolgono funzioni importanti anche per la regolazione del clima locale e la disponibilità idrica, mentre gli eventi meteorologici estremi incidono direttamente sulla stabilità delle produzioni agricole.
Per l’agricoltura, l’equilibrio tra sostenibilità ambientale, continuità produttiva e proporzionalità degli obblighi rimane essenziale. Il risultato dovrebbe essere una normativa più efficace, non semplicemente più numerosa o meno rigorosa.
Innovazione varietale e accesso alle risorse genetiche
Sul fronte dell’innovazione agricola, la decisione dell’Ufficio europeo dei brevetti (Epo) relativa a un brevetto sui pomodori con resistenza naturale al Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV) riporta l’attenzione sul rapporto tra proprietà intellettuale e libertà di miglioramento genetico.
Dopo le opposizioni presentate da aziende sementiere e organizzazioni, il brevetto detenuto dalla società francese Vilmorin è stato significativamente ristretto. Secondo quanto riferito dall’organizzazione No Patents on Seeds!, sono state ritirate le rivendicazioni relative ai pomodori in quanto tali, mentre sono rimaste quelle riguardanti un metodo di selezione delle piante.
La decisione rappresenta un risultato parziale per i soggetti che avevano contestato il brevetto, ma non chiude il dibattito sulla possibilità di brevettare caratteristiche genetiche naturali utilizzate nel miglioramento varietale convenzionale.
La questione è rilevante per la ricerca e per la competitività del settore sementiero. L’accesso alla diversità genetica costituisce infatti una risorsa fondamentale per sviluppare varietà capaci di rispondere a nuove fitopatie e a condizioni climatiche differenti. Eventuali limitazioni possono incidere sulle possibilità operative dei costitutori, soprattutto di quelli di dimensioni più contenute.
Nello stesso ambito, l’Epo non ha ancora concluso il procedimento relativo a un brevetto sul mais convenzionalmente selezionato per la tolleranza al freddo. Il confronto resta quindi aperto sulla distinzione tra invenzioni tecniche brevettabili e caratteristiche biologiche ottenute attraverso il miglioramento genetico tradizionale.
Per un’agricoltura chiamata ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti climatici e alla pressione delle avversità, la disponibilità di risorse genetiche e la possibilità di utilizzarle nella ricerca rappresentano un elemento strategico. La tutela dell’innovazione deve trovare un equilibrio con la necessità di preservare condizioni di accesso adeguate per chi lavora allo sviluppo di nuove varietà.
La sicurezza alimentare si costruisce con scelte coerenti
Le iniziative emerse a Bruxelles delineano un’agenda nella quale agricoltura, commercio, ambiente e innovazione sono sempre più interdipendenti. La difesa delle risorse della Pac, la diversificazione degli approvvigionamenti, l’apertura dei mercati, lo sviluppo della bioeconomia e l’accesso alle risorse genetiche rispondono, da prospettive differenti, alla stessa esigenza: preservare la capacità produttiva europea in un contesto internazionale instabile.
Il punto decisivo sarà la coerenza delle scelte. Non basta riconoscere che il cibo è una questione di sicurezza se poi gli strumenti finanziari, le politiche commerciali, gli investimenti idrici e le regole ambientali non concorrono a rendere sostenibile l’attività delle aziende agricole.
La sicurezza alimentare non può essere considerata una conseguenza automatica del funzionamento dei mercati: è il risultato di scelte politiche, investimenti e capacità produttiva. È su questo terreno che si misurerà la credibilità della strategia europea per l’agricoltura. Perché la sovranità alimentare non si difende soltanto nei documenti istituzionali: si costruisce ogni giorno nelle aziende, nelle filiere e nei territori che garantiscono all’Europa la disponibilità di cibo.













