L’ultimo CREAgritrend fotografa un settore sostanzialmente stabile, con esportazioni in aumento dell’1,9% e importazioni in calo. Bene lattiero-caseari, carni preparate e derivati dei cereali, mentre arretrano vino e olio di oliva. Il bollettino dedica inoltre uno speciale alle abitudini di consumo del vino.
L’agroalimentare italiano mostra segnali di tenuta nel secondo trimestre del 2026, con una ripresa delle esportazioni dopo la flessione registrata nei primi tre mesi dell’anno. Tra aprile e giugno le vendite oltreconfine sono aumentate dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni hanno registrato una contrazione dell’1,6%. Un andamento che si inserisce in un quadro economico nazionale moderatamente positivo, caratterizzato dalla crescita del Pil e da una domanda interna ancora in espansione.
È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento di CREAgritrend, il bollettino trimestrale realizzato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Crea, che analizza l’andamento congiunturale del settore agroalimentare italiano.
Nel secondo trimestre il Pil nazionale ha segnato un incremento dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua. Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto dell’agricoltura ha registrato una lieve flessione congiunturale dello 0,2%, mentre l’industria ha perso lo 0,5%. In controtendenza i servizi, in crescita dello 0,4%. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 evidenzia invece variazioni positive per tutti i comparti: +0,4% per l’agricoltura, +0,5% per l’industria e +1,1% per i servizi.
Sul fronte della domanda interna prosegue l’andamento favorevole dei consumi finali nazionali e degli investimenti fissi lordi, entrambi in aumento dello 0,3%. La spesa delle famiglie per beni durevoli cresce dello 0,9%, confermando una tendenza positiva ormai consolidata da diversi trimestri.
Industria alimentare tra stabilità e difficoltà
Per quanto riguarda l’industria alimentare, la produzione nel periodo aprile-giugno è rimasta sostanzialmente stabile rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con una variazione positiva dello 0,1%, inferiore a quella dell’intero comparto manifatturiero. Più dinamico il settore delle bevande, che ha registrato un incremento produttivo del 4%.
Il quadro del fatturato risulta invece più articolato. Per l’industria alimentare si rileva una flessione complessiva del 4,7%, determinata soprattutto dall’andamento del mercato interno, in calo del 6,5%. Di segno opposto il dato relativo alle vendite sui mercati esteri, cresciute del 3%. Nel comparto delle bevande il fatturato diminuisce del 2,7%, con una contrazione sia sul mercato interno (-0,4%) sia, in misura più marcata, su quello estero (-7,8%).
Export, mercati e comparti
La dinamica degli scambi commerciali rappresenta uno degli elementi più interessanti del trimestre. Dopo il lieve arretramento dei primi tre mesi del 2026, le esportazioni agroalimentari sono tornate a crescere, pur con differenze significative tra le diverse categorie merceologiche.
A sostenere le vendite all’estero sono soprattutto i prodotti lattiero-caseari, in aumento del 2,7%, le carni preparate (+2,9%) e i derivati dei cereali (+2,1%). In territorio negativo si collocano invece il vino (-3%), i prodotti dolciari (-6%) e l’olio di oliva, che registra la flessione più consistente, pari al 15%.
Anche la distribuzione geografica delle esportazioni evidenzia andamenti differenziati. Crescono le vendite verso il Regno Unito (+2,7%), la Svizzera (+2,1%) e la Francia (+1,5%), mentre si riducono quelle dirette in Germania (-1,9%) e negli Stati Uniti (-2,9%).
Sul versante delle importazioni, la Spagna si conferma il principale Paese fornitore dell’Italia. Diminuiscono gli acquisti dalla Francia (-4,9%), dalla Germania (-5,6%) e dai Paesi Bassi (-12,1%), mentre aumentano quelli da Austria (+7,3%) e Brasile (+3,2%). Per tipologia di prodotto, crescono le importazioni di prodotti ittici (+6,8%) e oli e grassi (+4,4%). Si riducono invece gli acquisti di carni fresche e congelate, prodotti lattiero-caseari, cacao e caffè greggio.
Prevale la fiducia
Un ulteriore indicatore preso in esame da CREAgritrend riguarda il sentiment del comparto agroalimentare. L’analisi, basata sui contenuti pubblicati da siti web specializzati tra il 15 giugno e il 22 settembre 2026, evidenzia una prevalenza di valutazioni positive, pari al 64% del totale e in aumento di 2,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. I giudizi negativi rappresentano invece il 34,7%.
Lo speciale sulle abitudini di consumo del vino
Il bollettino dedica infine un approfondimento al rapporto tra italiani e vino, attraverso un’indagine condotta su un campione di 1.038 consumatori. Il 94,4% degli intervistati dichiara di consumare vino almeno occasionalmente, ma le modalità di scelta e di consumo presentano differenze soprattutto in relazione all’età e al genere.
Il gusto rimane il principale criterio di acquisto, indicato dall’82% del campione, seguito dalla denominazione di origine, che raccoglie il 73,7% delle preferenze. Un dato interessante riguarda la disponibilità di spesa: il 41,2% dei consumatori si dichiara disposto a spendere oltre 20 euro per una bottiglia. L’indagine restituisce quindi il profilo di un consumatore che, accanto alla componente economica, attribuisce importanza alla qualità del prodotto, alla sua identità e al legame con il territorio di provenienza.













