Il primo trimestre del 2026 restituisce un quadro nel complesso positivo per l'agroalimentare italiano, che continua a dimostrare una buona capacità di tenuta in un contesto economico caratterizzato da una crescita moderata e da mercati internazionali più complessi. È quanto emerge dall'ultimo bollettino CREAgritrend, realizzato dal CREA - Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia, che fotografa un settore sostenuto dalla dinamica dell'industria alimentare, ma chiamato a confrontarsi con una significativa frenata degli scambi con l'estero.
Sul piano macroeconomico, l'Italia registra nel primo trimestre una crescita del Pil dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% su base annua. Un contesto favorevole, alimentato dall'aumento dei consumi delle famiglie, degli investimenti e della spesa per beni durevoli, che continua a rappresentare un importante motore anche per la filiera agroalimentare.
Ma soffre il comparto agricolo
Dal lato produttivo, il comparto agricolo mostra una lieve flessione congiunturale (-0,5%), pur mantenendo una sostanziale stabilità rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,1%). A trainare il settore è soprattutto l'industria alimentare, che mette a segno una crescita della produzione dello 0,7%, superiore alla media dell'intero manifatturiero (+0,3%). Un dato che conferma la capacità del food italiano di mantenere livelli produttivi competitivi anche in una fase di rallentamento economico.
I fatturati cedono punti
Se la produzione tiene, il fatturato racconta una realtà più articolata. L'industria alimentare registra infatti una flessione di circa il 2%, determinata sia dalla debolezza del mercato interno (-1,9%) sia dal rallentamento delle vendite all'estero (-1,6%). Ancora più marcata la contrazione delle bevande, con un calo complessivo del 4,2%, aggravato dalla significativa riduzione dell'export (-11,4%).
Anche il commercio internazionale mostra segnali di rallentamento. Nei primi tre mesi dell'anno l'export agroalimentare diminuisce di circa l'1%, mentre le importazioni arretrano del 5%. Dietro questi dati complessivi si nascondono però andamenti molto differenziati tra comparti e mercati.
Lattiero-caseario al top
Tra le performance migliori si distinguono i prodotti lattiero-caseari, le cui esportazioni crescono del 4,3%, insieme all'ortofrutta fresca. Continuano invece a soffrire alcune delle principali eccellenze del Made in Italy: il vino registra una flessione dell'8%, i prodotti dolciari del 6% e, soprattutto, l'olio di oliva segna un pesante -29%.
Sul fronte geografico emergono segnali contrastanti. Le esportazioni aumentano verso mercati europei come Spagna (+9,3%) e Polonia (+10,6%), mentre rallentano in Germania (-1%) e soprattutto negli Stati Uniti (-17,8%). Quest'ultimo dato rappresenta uno degli elementi di maggiore attenzione del trimestre, poiché interrompe quattro anni consecutivi di crescita sostenuta sul mercato americano e interessa comparti strategici come vino, olio d'oliva e pasta.
I segnali incoraggianti
Non mancano tuttavia segnali incoraggianti. Continuano infatti a crescere le esportazioni di prodotti ad alto valore aggiunto come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, conserve di pomodoro e preparazioni per salse e condimenti, confermando come qualità, riconoscibilità e valore del marchio restino elementi competitivi fondamentali sui mercati internazionali.
Anche sul versante delle importazioni si osserva una contrazione generalizzata, con l'eccezione del Brasile, da cui aumentano del 20,8% gli acquisti, trainati soprattutto da carni bovine e semi di soia. In calo, invece, gli approvvigionamenti dalla Germania, con riduzioni che interessano formaggi freschi, prodotti dolciari, zucchero e carni suine semilavorate.












