Accordo Ue-India: tra il dire e il fare…

Accordo Ue-India
Svolta sul libero scambio: olio d’oliva a tariffa zero, vino più competitivo e nuove tutele per Dop e filiere sensibili. Ma prima delle celebrazioni serviranno ancora passaggi decisivi

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi comunicato la portata dell’intesa tra Unione europea e India: un mercato da oltre un miliardo di consumatori che si apre, finalmente, anche ai prodotti simbolo dell’agricoltura mediterranea. Ursula von der Leyen lo ha definito “la madre di tutte le intese”. Il messaggio politico è chiaro: in un mondo attraversato da tensioni geopolitiche, ritorno dei dazi e nuove guerre commerciali, Bruxelles prova a rilanciare il commercio come strumento di stabilità e influenza. Ma tra gli annunci e la realtà operativa corre ancora una distanza significativa. Perché l’accordo Ue-India – pur promettente nel merito – non è ancora pienamente in vigore. E il rischio, questa volta, è quello di vendere la pelle dell’orso prima di averlo davvero in gabbia.

Un accordo strategico anche per la narrativa europea

L’India – quarta economia mondiale e Paese più popoloso del pianeta – non è solo un partner commerciale: è un tassello strategico per ridisegnare le rotte globali del commercio. Per l’agroalimentare europeo, e italiano in particolare, può diventare una nuova frontiera di crescita.

Il patto punta a rafforzare i legami tra “due giganti democratici” che insieme rappresentano circa un quinto del Pil mondiale.

Gli obiettivi economici sono ambiziosi:

  • raddoppiare le esportazioni europee verso l’India entro il 2032
  • eliminare o ridurre i dazi su oltre il 90% dei beni Ue
  • generare risparmi fino a 4 miliardi di euro l’anno in tariffe doganali

Oggi l’export europeo verso l’India sostiene già circa 800 mila posti di lavoro. Con l’accordo, la spinta potrebbe essere ancora più forte.

Industria e agroalimentare: taglio netto alle barriere

L’intesa è ampia e riguarda sia i settori industriali sia il comparto agricolo.

Tra i principali benefici industriali per l’export europeo nel 2024:

  • Macchinari e apparecchiature elettriche: 16,3 miliardi €
    (dazi fino al 44% → quasi tutti azzerati)
  • Aerospazio: 6,4 miliardi €
    (tariffe fino all’11% → 0%)
  • Strumenti ottici e medici: 3,4 miliardi €
    (fino al 27,5% → 0% sul 90%)
  • Chimica: 3,2 miliardi €
    (fino al 22% → quasi tutti a 0%)
  • Automotive: 1,6 miliardi €
    (dazi oggi al 110% → 10% con quota annuale)

Ma è sull’agroalimentare che l’accordo assume un valore simbolico enorme.

Agrifood: il brindisi europeo (e italiano)

Per i prodotti agricoli europei, l’India ha finora mantenuto una delle cinture tariffarie più alte al mondo: oltre il 36% medio, con punte ben superiori.

Con l’accordo, molti dazi vengono eliminati o ridotti drasticamente.

Vino: la svolta più attesa
  • oggi: 150%
  • domani: 20% fascia premium e 30% fascia media

Un cambio radicale per un settore che in India resta sottodimensionato proprio a causa delle barriere doganali.

Olio d’oliva: dazi azzerati
  • oggi: fino al 45%
  • futuro: 0%

Per l’Italia è un passaggio strategico: l’olio diventa finalmente competitivo in un mercato ad altissimo potenziale.

Pasta e trasformati: l’India scopre la dispensa europea

Pane, biscotti, pasta, cioccolato, pet food:

(dazi fino al 50% → 0%)

Bevande e succhi:

(fino al 55% → 0%)

Settori sensibili: l’Europa alza il muro su riso e zucchero

Per evitare tensioni interne e proteggere le filiere vulnerabili, Bruxelles ha escluso totalmente dalla liberalizzazione:

  • carne bovina e pollo
  • riso
  • zucchero
  • latte e derivati
  • miele, aglio e altri prodotti sensibili

Una scelta che spiega anche perché, a differenza del Mercosur, la reazione agricola europea sia finora più favorevole.

Dop e Indicazioni geografiche: la partita italiana

Un capitolo cruciale per il made in Italy riguarda le Geographical Indications.

Ue e India stanno negoziando un accordo parallelo che servirà a difendere i prodotti tradizionali contro imitazioni e Italian sounding.

Per l’Italia, Dop e Igp potrebbero diventare la chiave per trasformare l’export in valore e identità, non solo in volumi.

Quando entrerà in vigore: i passaggi ancora aperti

Ed è qui che si misura la distanza tra annuncio e concretezza. Per diventare operativo servirà ancora un percorso formale:

  • pubblicazione dei testi negoziati
  • revisione legale e traduzione in tutte le lingue Ue
  • approvazione del Parlamento europeo
  • ratifica da parte dell’India

Solo allora l’intesa potrà dispiegare effetti reali. Al momento, più che un trattato pienamente operativo, resta soprattutto una grande cornice politica — e qualche fotografia molto significativa con il ministro indiano.

I passaggi che possono far saltare (o rallentare) l’accordo

Nonostante l’annuncio, l’accordo Ue-India resta un cantiere aperto. I principali punti critici sono:

  • Capitoli tecnici ancora sensibili, su standard sanitari, reciprocità e regole di accesso al mercato
  • Resistenze di alcuni Stati membri, soprattutto su filiere agricole delicate
  • Iter parlamentare europeo, dove possono emergere emendamenti o richieste di garanzie aggiuntive
  • Ratifica indiana, legata a equilibri politici interni e pressioni protezionistiche
  • Indicazioni geografiche, nodo centrale per l’Italia: senza tutela piena, il valore del made in Italy rischia di ridursi

Il vero accordo Ue-India comincerà quando queste caselle saranno chiuse.

Von der Leyen tra commercio e consenso

Non si può ignorare il contesto politico. Von der Leyen spinge sull’acceleratore della comunicazione in una fase complessa: consenso fragile, tre voti di fiducia sofferti e sondaggi in calo. È una strategia efficace? O un rilancio prematuro?

Sta di fatto che oggi l’Europa ha sul tavolo:

  • un accordo Mercosur ancora controverso e in attesa di passaggi giuridici cruciali
  • un accordo con l’India promettente, ma non ancora operativo

Due dossier che raccontano una Commissione determinata a mostrarsi protagonista, anche quando il percorso istituzionale è tutt’altro che concluso.

Una nuova geopolitica del cibo passa da New Delhi

Al di là del metodo, nel merito resta un punto essenziale. La globalizzazione come ideologia forse è finita. Ma il commercio continua. E il fatto che continui è fondamentale. Perché – come si ripete da tempo – i confini non attraversati dalle merci rischiano di essere attraversati dagli eserciti.

Oggi, con India e Sud America, l’Europa prova a dire che il mondo non è solo America e Cina. In mezzo c’è anche Bruxelles. E questo, comunque, è un segnale positivo.

Von der Leyen: strategia commerciale o comunicazione di sopravvivenza?

La domanda, a questo punto, è inevitabile: siamo davanti a una vera svolta strategica o a un’operazione di posizionamento politico in un momento delicato per la presidente della Commissione?

Von der Leyen ha bisogno di risultati da mostrare, di fotografie che raccontino un’Europa protagonista, mentre in patria comunitaria il consenso si assottiglia e ogni voto parlamentare pesa come un referendum personale. In questo quadro, l’accordo con l’India diventa anche un messaggio interno: Bruxelles non è paralizzata, l’Europa non è irrilevante, la Commissione guida ancora la rotta.

Ma il rischio è evidente: trasformare un negoziato promettente in un trofeo comunicativo prima che sia davvero chiuso. Perché la storia recente insegna che tra l’annuncio e l’entrata in vigore possono aprirsi crepe politiche, resistenze nazionali, capitoli tecnici ancora esplosivi. Mercosur insegna: anche lì, le firme e le celebrazioni non bastano. Servono ratifiche, garanzie, controlli, e soprattutto la tenuta del consenso europeo.

Per questo l’accordo Ue-India va letto con doppia lente. Nel merito, è una buona notizia: riduce dazi, apre mercati, tutela filiere sensibili e offre opportunità concrete al made in Italy agroalimentare. Ma sul piano politico resta un cantiere aperto, non ancora una casa abitabile.

Il commercio continua, ed è giusto che continui: perché i confini attraversati dalle merci sono confini più stabili di quelli attraversati dai conflitti. Ma proprio per questo, l’Europa deve evitare che la geopolitica del cibo si riduca a un titolo ad effetto.

La “madre di tutte le intese” lo diventerà davvero solo quando le promesse si trasformeranno in norme, e le foto in accesso reale al mercato.

Focus Italia: vino, olio, pasta e Dop in corsia preferenziale

  • Vino italiano: dazi dal 150% al 20-30%
  • Olio d’oliva: tariffe azzerate (45% → 0%)
  • Pasta e prodotti da forno: dazi fino al 50% eliminati
  • Dop e Igp: in arrivo accordo contro imitazioni

L’India può diventare uno dei mercati più promettenti per l’agroalimentare italiano nel prossimo decennio.

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