L’agricoltura europea non è più soltanto una questione di campi, raccolti e filiere. È diventata un dossier strategico, un terreno di confronto tra potenze economiche e un tassello centrale della nuova politica estera dell’Unione. Le ultime notizie arrivate da Bruxelles lo confermano: da una parte la Cina rivede al ribasso i dazi sui latticini europei, dall’altra l’India si prepara ad aprire un mercato gigantesco a prodotti simbolo del Made in Europe, come vino e olio d’oliva. Sullo sfondo, la Commissione rilancia controlli più severi sulle importazioni e il mondo agricolo chiede una parola chiave: reciprocità.
Dazi, accordi di libero scambio, indicazioni geografiche, sicurezza alimentare e innovazione genetica: il mosaico agricolo europeo si compone oggi sotto la pressione di una competizione globale che non riguarda solo i prezzi, ma anche standard, identità e sostenibilità.
Pechino riduce i dazi sui latticini Ue, ma la tensione resta alta
Il primo fronte caldo arriva dalla Cina. Il ministero del Commercio cinese ha pubblicato la determinazione finale dell’inchiesta anti-sussidi sui prodotti lattiero-caseari europei, fissando dazi aggiuntivi fino all’11,7% su formaggi e creme. Un punto va chiarito: non si tratta di un ulteriore irrigidimento, bensì di un alleggerimento rispetto alle misure preliminari introdotte prima di Natale, quando Pechino aveva imposto tariffe provvisorie molto più pesanti, comprese tra il 21,9% e il 42,7%. Con la decisione finale, dunque, la Cina riduce sensibilmente l’entità dei dazi, pur mantenendo una pressione tariffaria sul comparto europeo. La maggior parte degli esportatori sarà soggetta all’aliquota massima, mentre alcune grandi aziende beneficeranno di una tariffa ridotta.
Un’inchiesta che nasce dalla Pac e diventa geopolitica
L’indagine era stata avviata nell’agosto 2024 dopo un reclamo del settore lattiero-caseario cinese, che accusa i sostegni europei agli agricoltori – in particolare quelli legati alla Politica agricola comune e agli aiuti nazionali – di distorcere la concorrenza e danneggiare i produttori locali.
Ma la portata va oltre il latte. Questa procedura si inserisce in un contesto più ampio di ritorsioni commerciali tra Bruxelles e Pechino, legate anche ad altri dossier aperti e alla risposta cinese ai dazi Ue sulle auto elettriche.
Copa-Cogeca ha reagito con durezza: ancora una volta gli agricoltori finiscono intrappolati in una disputa più ampia, chiedendo una soluzione diplomatica per evitare ulteriori danni a un settore già sotto pressione.
Ue-India: il padre di tutti gli accordi per l’agroalimentare
Se con la Cina prevale la cautela, con l’India l’Europa sceglie la strada dell’apertura. Ue e Nuova Delhi hanno annunciato la conclusione dei negoziati su un accordo di libero scambio destinato a trasformare l’export agroalimentare europeo. Le tariffe indiane, oggi mediamente superiori al 36%, saranno drasticamente ridotte. Tra le misure più rilevanti:
- il vino passerà dal 150% al 75%, fino a livelli prossimi al 20%;
- l’olio d’oliva scenderà dal 45% a zero entro cinque anni;
- molti prodotti trasformati vedranno eliminati dazi fino al 50%
Per Bruxelles è un’intesa storica, capace di creare una zona di libero scambio da due miliardi di persone. Ma la Commissione insiste su un punto politico essenziale: i comparti più sensibili resteranno protetti. Carni, riso e zucchero sono esclusi dalla liberalizzazione, e gli standard sanitari europei restano non negoziabili.
Indicazioni geografiche: battaglia per il made in Europe
Accanto all’accordo commerciale, Ue e India stanno negoziando anche un’intesa specifica sulle indicazioni geografiche, fondamentale per difendere le eccellenze europee dalle imitazioni. Il nodo è tecnico ma decisivo: servono adeguamenti nella legislazione indiana per garantire protezione effettiva ai marchi europei. Senza questo passaggio, il rischio di italian sounding e concorrenza sleale resterebbe alto proprio nel momento di maggiore apertura commerciale.
Controlli: nasce la task force sulle importazioni
Non solo export. La Commissione europea ha avviato una nuova task force per rafforzare i controlli su alimenti e mangimi importati, con particolare attenzione a residui di pesticidi e verifiche coordinate. Il messaggio è chiaro: ogni prodotto che entra nel mercato unico deve rispettare gli stessi standard imposti ai produttori europei. Una linea che parla tanto ai consumatori quanto agli agricoltori, sempre più preoccupati dalla concorrenza di produzioni extra-Ue con regole diverse.
Innovazione e Ngt: la sfida del futuro agricolo europeo
L’Europa guarda anche dentro i propri confini. Il recente sostegno parlamentare alle New genomic techniques viene visto dal mondo agricolo come un passo essenziale verso un quadro normativo più competitivo e basato sulla scienza. Ma le divisioni politiche restano forti: tra timori su brevetti, tracciabilità e libertà di scelta dei consumatori, il tema dell’innovazione genetica si conferma uno dei campi più delicati del futuro agricolo europeo.
Cosa cambia per le filiere italiane (latte e olio)
Lattiero-caseario: dazi ridotti, ma mercato cinese più difficile
La decisione di Pechino alleggerisce l’impatto immediato rispetto ai dazi provvisori di dicembre. Tuttavia, conferma che il settore resta esposto alle tensioni geopolitiche tra UE e Cina. Per le imprese esportatrici italiane significa maggiore prevedibilità, ma anche un contesto ancora instabile.
Olio d’oliva: l’India diventa un mercato strategico
L’accordo Ue-India apre uno scenario storico: i dazi sull’olio extravergine scenderanno a zero in cinque anni. Per l’Italia, leader nel segmento premium, è una finestra cruciale per rafforzare la presenza in un mercato da oltre un miliardo di consumatori.
Indicazioni geografiche: la vera partita del made in Italy
Senza tutela piena delle Dop e Igp, il rischio di imitazioni resta alto. La protezione giuridica delle eccellenze sarà decisiva quanto l’abbattimento delle tariffe.
Più controlli alle frontiere Ue: concorrenza più equa
La Task Force europea punta a rafforzare verifiche e reciprocità: stessi standard per chi produce in Europa e per chi esporta nel mercato unico.
Prossime tappe: cosa succederà tra Ue, India e Cina
Accordo Ue-India
Non è ancora automatico. L’intesa politica è solo l’inizio. Prima dell’entrata in vigore serviranno:
- revisione giuridica e traduzione dei testi
- approvazione del Consiglio Ue
- consenso del Parlamento europeo
- ratifica finale da parte dell’India
Solo dopo questi passaggi le riduzioni tariffarie diventeranno operative.
Dazi cinesi: possibile escalation Wto
Sul fronte Cina, la riduzione dei dazi non chiude il contenzioso. Bruxelles valuta la possibilità di aprire un dossier formale in sede WTO. Il rischio è che la disputa si allarghi ad altri comparti agricoli europei.
Dove può vincere l’agroalimentare italiano
Olio extravergine: l’India è il nuovo mercato da presidiare
L’azzeramento dei dazi apre spazi enormi nelle fasce urbane e middle class indiane, dove cresce la domanda di prodotti salutistici e premium.
Vino e spirits: export ad alto potenziale
Il taglio delle tariffe può trasformare l’India in un mercato strategico per l’enologia italiana, oggi penalizzata da barriere quasi proibitive.
Trasformati e dolciario: domanda in espansione
L’eliminazione delle tariffe su cioccolato, biscotti e confectionery favorisce l’Italia, forte nel food lifestyle e nella trasformazione agroalimentare.
Condizione essenziale: proteggere il Made in Italy
Senza un accordo solido sulle indicazioni geografiche, l’apertura rischia di lasciare spazio alle imitazioni.
Da politica agricola a politica estera
Il quadro che emerge è netto: l’agricoltura europea è ormai un dossier strategico globale. Tra dazi ridotti ma ancora significativi dalla Cina, maxi accordi con l’India, difesa delle eccellenze e rafforzamento dei controlli, Bruxelles sta costruendo una nuova architettura agroalimentare che intreccia economia, sicurezza e identità. In un mondo dove il commercio è sempre più uno strumento di potere, il settore primario europeo diventa non solo produttore di cibo, ma presidio politico e culturale.
La vera sfida sarà trasformare questi grandi annunci in benefici concreti per le filiere agricole, evitando che siano ancora una volta gli agricoltori a pagare il prezzo delle tensioni globali. Perché oggi, più che mai, il futuro dell'agricoltura europea si decide anche nei palazzi della diplomazia.










