Autonomia strategica, competitività e tenuta sociale delle aree rurali. Sono queste le parole chiave che attraversano come un filo rosso l’ultimo Consiglio Agrifish, in un momento in cui l’agricoltura europea si trova schiacciata tra crisi geopolitiche, mercati instabili e un’agenda climatica sempre più esigente. La presidenza cipriota del Consiglio Ue apre il semestre con una promessa ambiziosa: rafforzare la resilienza del settore primario senza chiudere l’Europa al mondo. Ma dai ministri arriva un messaggio chiaro: senza strumenti concreti e risorse adeguate, l’autonomia rischia di restare uno slogan.
Autonomia competitiva e agricoltura strategica
Presentando il programma dei lavori, la ministra cipriota dell’Agricoltura Maria Panayiotou ha collocato agricoltura, pesca e acquacoltura tra i pilastri della sicurezza europea. Produzione primaria, ha sottolineato, significa oggi non solo cibo, ma stabilità economica, presidio territoriale e capacità di risposta alle crisi. Al centro del semestre cipriota ci saranno i dossier sulla Ocm, l’avvio del confronto sulla Pac post-2027, l’attuazione della direttiva sulle pratiche sleali e una revisione mirata della normativa sul biologico.
Accanto ai dossier legislativi, la presidenza intende lavorare su mercati, commercio, bioeconomia, transizione energetica nei settori ittici e prevenzione degli incendi, in un quadro segnato da costi di produzione elevati e crescente incertezza geopolitica.
Pac sotto pressione: più risorse, meno artifici contabili
Il confronto politico successivo alla riunione straordinaria del 7 gennaio ha riacceso il dibattito sul futuro della Pac. Se la Commissione europea rivendica un pacchetto di sostegno senza precedenti – tra anticipi, piani nazionali e riserve di sicurezza – molti Stati membri contestano l’impostazione, giudicata più finanziaria che politica.
Da numerose capitali arriva la richiesta di una Pac forte, autonoma e dotata di un bilancio chiaro e stabile oltre il 2027. Anticipare risorse esistenti, avvertono i ministri, non equivale a rafforzare la politica agricola comune e rischia di creare nuove disuguaglianze tra Stati membri.
Biologico: semplificare senza indebolire
Ampio consenso, ma anche linee di frattura, sulla revisione mirata della normativa sul biologico. Obiettivo condiviso: ridurre oneri amministrativi e garantire certezza giuridica, soprattutto dopo la sentenza “Herbaria II” e in vista della scadenza del regime di equivalenza per i Paesi terzi.
La Commissione difende un intervento circoscritto, pensato per evitare interruzioni negli scambi e mantenere elevati standard ambientali e di fiducia dei consumatori. Tuttavia, restano divergenze su logo Ue, importazioni e durata dell’estensione delle equivalenze, segno di un equilibrio ancora fragile tra apertura commerciale e tutela del modello europeo.
Latte: prezzi in caduta e rischio crisi strutturale
È sul latte che il Consiglio mostra le tensioni più evidenti. Italia, Romania e Slovacchia parlano apertamente di crisi profonda, alimentata da surplus produttivi e da un rapido calo dei prezzi alla stalla. Da qui la richiesta di un piano europeo straordinario, con riduzione volontaria della produzione, stoccaggio privato e misure di sostegno mirate.
La Commissione invita alla prudenza, riconoscendo il peggioramento del sentiment di mercato ma sottolineando che la domanda globale resta solida. Il dibattito resta aperto, con gli Stati membri divisi tra chi chiede un intervento deciso e chi teme distorsioni di mercato.
Fertilizzanti e Cbam: il nodo dei costi di produzione
Altro dossier esplosivo è quello dei fertilizzanti. I prezzi restano elevati, mentre l’applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) alimenta timori di ulteriori rincari. Austria e un ampio fronte di Paesi chiedono sospensioni temporanee, dazi ridotti e maggiore trasparenza sul mercato, invocando la sicurezza alimentare.
La Commissione difende il Cbam come strumento climatico essenziale, ma apre a correttivi e annuncia un Piano d’azione sui fertilizzanti nel primo semestre 2026. Il compromesso, anche qui, è tutto da costruire.
Commercio internazionale: tra tutela e apertura
Infine, il commercio. Mercosur, Ucraina e nuovi accordi dividono profondamente i Ventisette. Da un lato chi chiede clausole di salvaguardia permanenti, reciprocità sugli standard e meccanismi di compensazione per i settori sensibili. Dall’altro, chi vede negli accordi commerciali un pilastro della competitività europea e mette in guardia da rischi legali e ritorsioni.
La Commissione ribadisce che l’agroalimentare europeo è una potenza esportatrice, ma riconosce la necessità di rafforzare controlli, allineamento delle regole e strumenti di protezione.
Il messaggio che arriva da Bruxelles è netto: l’agricoltura è tornata al centro della sovranità europea, ma le parole non bastano più. Tra crisi dei mercati, transizione verde e tensioni commerciali, i prossimi mesi diranno se l’Unione sarà capace di trasformare l’autonomia strategica in politiche credibili, finanziate e condivise. La partita della Pac post-2027, in questo contesto, non è solo agricola: è una prova di maturità politica per l’Europa.










