Bruxelles stringe la filiera: più tutele per gli agricoltori

Bruxelles
Dal voto sulle pratiche sleali alla crisi dei fertilizzanti, passando per lavoro, biodiversità e controlli sanitari: l’agenda agricola Ue accelera, mentre agli agricoltori si chiede di reggere l’urto

C’è una linea sottile che attraversa in questi giorni i palazzi di Bruxelles: è la linea che separa la promessa di un mercato agricolo più giusto dalla fatica quotidiana di chi quel mercato lo abita. Nelle ultime settimane, l’Unione europea ha messo in fila una serie di decisioni che toccano il cuore della filiera agroalimentare – dai rapporti di forza tra produttori e grande distribuzione ai costi degli input, dalla tutela del lavoro alla sicurezza alimentare – restituendo l’immagine di un’Europa più consapevole delle proprie fragilità, ma ancora alla ricerca di un equilibrio stabile.

Il segnale politico più forte arriva dal Parlamento europeo, che ha approvato a larga maggioranza il nuovo regolamento sulle pratiche commerciali sleali (Utp), rafforzando la protezione degli agricoltori anche nei casi transfrontalieri. Una svolta che consente alle autorità nazionali di intervenire d’ufficio, senza attendere la denuncia formale del produttore, e che estende i controlli anche ai rapporti con operatori extra-Ue.

A dare il senso politico dell’operazione è stato il relatore del provvedimento, Stefano Bonaccini, che ha parlato di un atto capace di trasformare un dossier amministrativo in una leva di giustizia economica e sociale. Un messaggio netto: il mercato unico funziona solo se è equo.

Pratiche sleali: cooperazione rafforzata

Il nuovo assetto normativo punta a superare uno dei nodi storici della filiera: la difficoltà per gli agricoltori di far valere i propri diritti quando il compratore opera oltre confine. La possibilità per le autorità di agire in autonomia mira a spezzare il clima di timore che spesso impedisce ai produttori di segnalare abusi, soprattutto nei confronti della grande distribuzione e dei grandi trasformatori.

Il consenso in Aula è stato ampio e trasversale, anche se non sono mancate voci critiche sul rischio di un eccesso di regolazione. La Commissione, pur sostenendo l’impianto del regolamento, ha ribadito la necessità di un’applicazione proporzionata e ha annunciato una revisione più complessiva della direttiva Utp entro l’anno.

Sicurezza alimentare: controlli solidi, percezione fragile

Sul fronte dei controlli, i dati europei restituiscono un quadro di sostanziale affidabilità del sistema. I controlli sui residui di farmaci veterinari negli alimenti di origine animale mostrano livelli di non conformità estremamente contenuti, a conferma di una filiera sorvegliata e strutturata.

Eppure, la distanza tra realtà scientifica e percezione dei consumatori resta ampia. Antibiotici, ormoni e residui continuano a figurare tra le principali preoccupazioni dei cittadini europei. Un segnale che chiama in causa non solo l’efficacia dei controlli, ma anche la capacità delle istituzioni di comunicare in modo chiaro e credibile.

Lavoro agricolo: l’altra faccia della filiera

Nel pacchetto di dossier agricoli che hanno animato Bruxelles, il Parlamento ha inserito con forza anche il tema del lavoro. L’agricoltura è indicata tra i settori più esposti a sfruttamento, intermediazione illecita e irregolarità, spesso legate a catene di subappalto lunghe e opache.

Gli eurodeputati chiedono una strategia europea dedicata, con maggiore cooperazione tra autorità nazionali, organismi europei e parti sociali, e con sanzioni capaci di colpire davvero chi viola le regole. Un passaggio politico che rafforza l’idea di una sostenibilità che non può limitarsi all’ambiente, ma deve includere anche il lavoro.

Biodiversità e fertilizzanti: sostenibilità sotto pressione

Sul fronte ambientale, la Commissione riconosce progressi, ma avverte che il passo non è ancora sufficiente per centrare tutti gli obiettivi al 2030. La restaurazione degli ecosistemi viene indicata come un investimento strategico anche per l’agricoltura, in termini di suoli più fertili, acqua e resilienza climatica.

In questo contesto si inserisce l’apertura di Bruxelles all’uso dei fertilizzanti Renure, derivati dal recupero dell’azoto dai reflui zootecnici, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai concimi minerali importati. Una scelta che incrocia però una criticità ben più immediata.

L’allarme fertilizzanti e l’effetto Cbam

L’entrata in vigore del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) ha provocato un crollo delle importazioni di fertilizzanti azotati, con effetti a catena sui prezzi e sulla disponibilità per la prossima campagna. Le organizzazioni agricole parlano apertamente di rischio crisi, soprattutto in un momento in cui molte aziende registrano margini negativi e costi di produzione in aumento.

La Commissione ha promesso una verifica dello stato dei mercati, ma la pressione sul settore è già palpabile, soprattutto nei Paesi più dipendenti dalle importazioni.

Bruxelles, i dossier agricoli chiave sul tavolo

Pratiche sleali (Utp)
  • Rafforzata la cooperazione tra Stati membri
  • Interventi d’ufficio anche senza denuncia dell’agricoltore
  • Estensione dei controlli ai buyer extra-Ue
Sicurezza alimentare
  • Livelli di non conformità molto bassi sui residui veterinari
  • Resta alta la preoccupazione dei consumatori
Lavoro agricolo
  • Agricoltura tra i settori più a rischio sfruttamento
  • Spinta per una strategia Ue e sanzioni più efficaci
Biodiversità e ambiente
  • Progressi parziali sugli obiettivi 2030
  • Accelerazione richiesta sull’attuazione delle misure
Fertilizzanti
  • Via libera all’uso dei Renure
  • Allarme per il crollo delle importazioni dopo il Cbam

L’Europa agricola si muove, ma su un terreno instabile. Da un lato rafforza le tutele, rilancia l’ambizione ambientale e prova a riequilibrare i rapporti di forza nella filiera. Dall’altro chiede agli agricoltori di assorbire shock economici, transizioni ecologiche e tensioni geopolitiche.

La credibilità delle politiche agricole di Bruxelles si giocherà tutta qui: nella capacità di trasformare le regole in opportunità e la sostenibilità in reddito. Perché senza aziende agricole economicamente vive, nessuna strategia – per quanto ben scritta – può reggere alla prova dei campi.

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