L'Europa di oggi somiglia sempre più a un grande cantiere politico: scelte negoziate, ambizioni riviste, equilibri da trovare. Tra riforme di bilancio, nuova stagione dei biocontrolli, semplificazione della Pac e obiettivi climatici stringenti, le ultime mosse di Bruxelles toccano il cuore dell’agricoltura e delle sue filiere produttive. Il punto non è più se l’Europa cambierà, ma chi ne orienterà la rotta e con quali ricadute sulle imprese agricole italiane.
Bilancio Ue e Pac: il Parlamento alza il muro
La proposta della Commissione di introdurre i National & Regional Partnership Plans (Nrpp) ha generato una reazione politica compatta. I gruppi parlamentari hanno chiesto il ritiro dell’ipotesi di un budget ibrido tra fondi di coesione e Pac, opponendosi a una possibile frammentazione delle risorse e sottolineando l’esigenza di una politica agricola con strumenti dedicati, regole chiare e piena prevedibilità. Per il settore, il rischio non è tecnico: è sistemico. Un bilancio “spezzato” significa meno stabilità, minore programmazione, più incertezza.
Perché il budget Pac è cruciale
- Garantisce investimenti di lungo periodo
- Protegge la competitività tra Stati membri
- Evita squilibri nei sostegni alle aziende
- Rafforza la stabilità delle filiere
Biocontrollo, l’era dell’innovazione che accelera
Agri ed Envi hanno votato a favore di un percorso normativo più rapido per l’autorizzazione dei prodotti di biocontrollo. Tra le richieste centrali figurano definizioni giuridiche univoche, procedure fast-track e fondi aggiuntivi per Efsa e autorità nazionali. Una spinta decisiva verso soluzioni alternative ai fitofarmaci di sintesi, attese da anni dalle imprese innovative e dal mondo agricolo pronto alla transizione tecnologica.
I nodi da sciogliere sul biocontrollo
- Tempi rapidi ma senza derogare alla scienza
- Regole chiare per l’ingresso sul mercato
- Uguale accesso per Pmi e startup innovative
- Risorse adeguate per la valutazione dei dossier
Pac, la parola chiave è semplificazione. Quella vera
Il Commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha indicato la semplificazione tra le priorità assolute del mandato, promettendo impatti tangibili per gli agricoltori già dal 2026. Obiettivo: riduzione degli oneri burocratici, procedure più snelle e armonizzazione dei processi tra Stati membri. Un equilibrio difficile, dove semplificare dovrà significare efficientare, non deregolamentare.
Vino: nuovi margini di flessibilità per la gestione delle crisi
Il Parlamento europeo ha sostenuto una linea pragmatica sulla viticoltura: maggiore flessibilità per gli strumenti di gestione del mercato (distillazione, sfalcio verde, reimpianti post-calamità), cofinanziamenti più alti e chiarezza sulle diciture come “alcohol-free” (soglia massima 0,05%). Una direzione che prova a sostenere il settore in una fase complessa per costi, consumi e clima.
Clima: -90% di emissioni al 2040, la sfida che può diventare opportunità
Con l’avallo dei ministri dell’Ambiente, l’Ue fissa un obiettivo intermedio giuridicamente vincolante al 2040: -90% di gas climalteranti rispetto al 1990. Un traguardo che introduce flessibilità su crediti internazionali, meccanismi di compensazione e carbon removal, prevedendo revisioni biennali per monitorarne la sostenibilità economica. Per l’agricoltura significa nuove responsabilità, ma anche nuovi spazi di mercato per soluzioni di assorbimento e produzioni a basso impatto.
Se non ora, quando?
L’Europa ha scelto di accelerare. Ma tra accelerare e incidere non c’è automatismo: serve costruire regole efficaci, correnti finanziarie adeguate, tempi certi. In questo scarto si giocano la competitività delle filiere italiane, la resilienza delle aree rurali, l’ingresso dei giovani in agricoltura.
Non si tratta di difendere un sistema fermo, ma di pretendere che il cambiamento non sia scritto sopra, ma insieme a chi la terra la lavora. L’Italia, con le sue filiere strategiche, non può essere spettatrice. Il futuro agricolo europeo non si subisce: si determina.











Ragionamenti Giusti, ma, se come al solito ‘l’auspicato’ non si trasforma in concretezza, andiamo sempre a peggiorare ed a pesare su un sistema sempre più burocratizzato con costi e perdite di tempi preziosi per le valute e le certezze.
Concordo pienamente con quanto detto da Silvano Ramadori, pensieri e parole sempre pronte ad essere pronunciate ora più che mai con una certa urgenza, è la pratica che fa la differenza, se oggi il settore primario fa fatica a vivere è di sicuro a causa di un sistema ,quello italiano, che mette al primo posto industrializzazione, burocrazia ,scartoffie e costi alle stelle,,non di sicuro di agricoltori che si sono sempre sporcati le mani e spaccati la schiena per mandarla avanti . È da lì che si deve partire ,,,dimezzando completamente tutte quelle problematiche per ridare fiducia a giovani in grado di approcciarsi a questo settore, non per farli scappare a gambe levate…