La parola d’ordine è fiducia. Fiducia nei controlli alle frontiere, nelle regole del mercato unico, nella capacità dell’Unione europea di difendere i propri agricoltori senza chiudersi al mondo. Ma è una fiducia fragile, messa alla prova da mesi di tensioni, proteste e scontri politici che, anche questa settimana a Bruxelles, hanno mostrato tutta la loro profondità. Il Consiglio Agricoltura e Pesca (Agrifish) del 26 gennaio, primo sotto presidenza cipriota, si apre infatti con un’agenda fitta e simbolicamente carica: importazioni, sicurezza alimentare, benessere animale, Mercosur. Temi che si intrecciano e che raccontano un’Europa agricola in bilico tra apertura commerciale e richiesta di protezione.
Una Task force Ue sui controlli alle importazioni
Il cuore politico del Consiglio sarà il pranzo informale dei ministri agricoli, dedicato alla nascita della Task force europea sui controlli alle importazioni, annunciata dalla Commissione nella Visione per l’agricoltura e l’alimentazione. Obiettivo dichiarato: rafforzare l’armonizzazione e l’efficacia dei controlli su alimenti, mangimi, prodotti vegetali e animali in ingresso nell’Ue, senza creare nuove strutture ma valorizzando quelle esistenti.
Bruxelles insiste su un messaggio chiaro: il sistema europeo di controlli è già solido e basato su un impianto normativo robusto, a partire dal Regolamento sui controlli ufficiali. Tuttavia, l’attenzione pubblica su sicurezza alimentare e concorrenza leale è cresciuta, così come la pressione politica degli agricoltori, che chiedono parità di regole con i Paesi terzi.
La Task force lavorerà su sicurezza alimentare, mangimi e benessere animale, con azioni coordinate tra Commissione e Stati membri, audit più frequenti e monitoraggi mirati su prodotti e Paesi a rischio. Tra le misure già annunciate: +50% di audit nei Paesi terzi in due anni, +33% di controlli nei posti di frontiera, formazione per 650 funzionari nazionali e un rafforzamento del principio secondo cui le sostanze vietate nell’Ue non devono rientrare dalla finestra delle importazioni.
Che cos’è la Task force Ue sui controlli alle importazioni
La nuova Task force europea sui controlli alle importazioni nasce con un obiettivo chiaro: rafforzare l’applicazione delle regole già esistenti, senza creare nuovi apparati burocratici.
Come funzionerà
- Riunirà esperti della Commissione e degli Stati membri
- Si baserà sulle strutture e gruppi di lavoro già attivi
- Opererà con un approccio risk-based e proporzionato
Su cosa interverrà
- Sicurezza alimentare e dei mangimi
- Benessere animale
- Coordinamento dei controlli su prodotti e Paesi a rischio
Le prime misure annunciate
- +50% di audit nei Paesi terzi entro due anni
- +33% di controlli nei posti di frontiera Ue
- Formazione dedicata per 650 funzionari nazionali
Pesticidi e semplificazione: linea dura della Commissione
Sul tavolo anche il pacchetto di semplificazione Food & Feed Safety, adottato a dicembre, che punta a rendere operativo un principio politicamente sensibile: niente residui di pesticidi altamente pericolosi negli alimenti importati, se vietati in Europa per ragioni sanitarie o ambientali.
Una proposta che risponde direttamente alle richieste di “mirror clauses” avanzate dal mondo agricolo e rilancia il ruolo dell’Ue come standard setter globale. Ma che, al tempo stesso, apre interrogativi su competitività e rapporti commerciali, tanto che la Commissione ha avviato uno studio di impatto per valutare le conseguenze economiche e geopolitiche di questa scelta.
Import e pesticidi: cosa cambia davvero
Uno dei punti più sensibili riguarda il principio di reciprocità sugli agrofarmaci.
La Commissione intende rendere operativo un criterio semplice ma politicamente esplosivo:
- se una sostanza è vietata nell’Ue per motivi sanitari o ambientali, non deve rientrare attraverso le importazioni.
In concreto
- Stop agli alimenti importati con residui di pesticidi altamente pericolosi
- Prima proposta di regolamento in arrivo su:
- thiophanate-methyl
- carbendazim
- benomy
È in corso uno studio di impatto per valutare effetti su:
- competitività dell’agricoltura europea
- rapporti commerciali internazionali
Mercosur: censura respinta, lo scontro resta
Sul fronte commerciale, la settimana europea è stata segnata dal no del Parlamento europeo alla mozione di censura contro la Commissione sul Mercosur, presentata dal gruppo Patriots for Europe. La mozione è stata bocciata a larga maggioranza, ma il dibattito ha confermato quanto l’accordo con i Paesi sudamericani resti una ferita aperta nel rapporto tra istituzioni e agricoltori.
Da un lato, le accuse di concorrenza sleale, dumping ambientale e sociale, rischio per interi comparti agricoli e mancanza di vere clausole di salvaguardia. Dall’altro, la difesa dell’esecutivo europeo, che rivendica il valore strategico dell’accordo in un mondo segnato da frammentazione geopolitica, dazi e instabilità.
Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha parlato di un’intesa “storica”, capace di rafforzare sostenibilità, occupazione e sicurezza strategica dell’Ue, ricordando le quote limitate per i prodotti sensibili, le tutele per le indicazioni geografiche e un paracadute finanziario da miliardi di euro per i mercati agricoli.
Mercosur in numeri: le quote che dividono l’Europa
Nel dibattito politico, la Commissione continua a difendere l’accordo UE–Mercosur sottolineando i limiti quantitativi sulle importazioni agricole.
Secondo Bruxelles
- Carne bovina: quota pari a 1,5% della produzione Ue
- Pollame: 1,3%
- Zucchero: inferiore agli attuali flussi importati
Le garanzie annunciate
- Clausole di salvaguardia bilaterali
- Monitoraggio rafforzato dei mercati
- Tutela delle Indicazioni geografiche
- 63 in Francia
- 57 in Italia
Per gli oppositori, però, le quote non bastano senza mirror clauses automatiche e controlli stringenti sugli standard di produzione.
Benessere animale e opinione pubblica: il fronte che cresce
Intanto, fuori dalle aule politiche, cresce un altro fronte destinato a pesare sempre di più: quello del benessere animale. Un nuovo sondaggio europeo mostra come oltre l’80% dei cittadini sia preoccupato per il trasporto degli animali vivi, con un forte sostegno a regole più severe o a divieti per le categorie più vulnerabili.
Un segnale che si intreccia direttamente con le scelte su commercio e importazioni: perché standard elevati chiesti agli allevatori europei diventano politicamente difficili da difendere se non vengono applicati anche ai prodotti che arrivano dall’estero.
Benessere animale: l’opinione pubblica spinge il cambiamento
Un nuovo sondaggio europeo mostra un dato politico difficile da ignorare.
I numeri chiave
- 82% dei cittadini Ue preoccupato per il trasporto degli animali vivi
- 89% contrario ai trasporti in condizioni climatiche estreme
- 80% favorevole a limiti severi o divieti per animali vulnerabili
Ogni anno oltre un miliardo di animali viene trasportato su lunghe distanze nell’Ue.
Il tema entra di diritto nel confronto su:
- riforma delle regole sul trasporto
- importazioni da Paesi terzi
- coerenza tra standard interni e commercio internazionale
L’agricoltura come cartina di tornasole dell’Europa
Il messaggio che arriva da Bruxelles è duplice. Da un lato, più controlli, più coordinamento, più rigore sulle importazioni. Dall’altro, la conferma che l’agricoltura è ormai una questione politica centrale, dove commercio, sostenibilità, sicurezza alimentare e consenso sociale si intrecciano in modo esplosivo.
La Task force sui controlli è un segnale nella direzione giusta, ma non basterà da sola. Senza una narrazione credibile di reciprocità, senza risposte concrete alle paure degli agricoltori e senza una visione di lungo periodo sulla sovranità alimentare europea, il rischio è che la distanza tra Bruxelles e le campagne continui ad allargarsi.
E in un’Europa che chiede agli agricoltori di essere custodi dell’ambiente, della qualità e del territorio, la fiducia non può restare solo una parola nei documenti ufficiali. Deve diventare politica concreta.










