Dopo un quarto di secolo di negoziati, stop and go politici e resistenze incrociate, l’Unione europea compie una scelta che va ben oltre il commercio. Il Consiglio ha dato il via libera all’accordo tra Ue e Mercosur, aprendo la strada alla creazione di un’area di libero scambio da circa 700 milioni di consumatori. Una decisione che arriva in un contesto di forte incertezza globale e che segna, di fatto, l’ingresso pieno della politica commerciale europea nella dimensione geopolitica. Ma mentre Bruxelles parla di “passo storico”, il mondo agricolo europeo denuncia un’intesa sbilanciata e prepara la battaglia finale a Strasburgo.
Il voto degli Stati membri e il passaggio all’Eurocamera
L’approvazione è arrivata il 9 gennaio attraverso una procedura scritta, dopo il via libera del Coreper II. A votare contro sono stati Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria; il Belgio si è astenuto. L’Italia, che in passato aveva contribuito a rallentare il dossier, questa volta ha sostenuto l’intesa, consentendo il raggiungimento della maggioranza qualificata.
Con la decisione del Consiglio, l’Ue autorizza la firma dell’Accordo di partenariato Ue–Mercosur (EMPA) e dell’Accordo commerciale provvisorio (iTA). Il primo dovrà essere ratificato da tutti gli Stati membri, il secondo rientra invece nella competenza esclusiva dell’Unione. Il passaggio decisivo ora spetta al Parlamento europeo, chiamato a esprimersi già nella prossima sessione plenaria di gennaio.
Un accordo “strategico” per Bruxelles
Per la Commissione europea il messaggio è chiaro. L’accordo è considerato “essenziale” sotto il profilo economico, politico e strategico. La presidente Ursula von der Leyen ha parlato di una “nuova era di commercio e cooperazione”, rivendicando la capacità dell’Europa di “tracciare una rotta autonoma” in un mondo in cui il commercio e le dipendenze economiche sono sempre più utilizzati come strumenti di pressione geopolitica.
Secondo le stime dell’esecutivo Ue, l’intesa consentirà alle imprese europee – circa 60 mila quelle che già esportano verso il Mercosur, in gran parte Pmi – di risparmiare fino a 4 miliardi di euro l’anno in dazi. Le esportazioni europee verso l’area latinoamericana potrebbero crescere di quasi 50 miliardi di euro entro il 2040. Sul piatto anche l’accesso facilitato a materie prime critiche e il riconoscimento di 350 indicazioni geografiche europee, un numero record per un accordo commerciale Ue.
Le clausole di salvaguardia e il nodo agricolo
Consapevole delle tensioni nel settore primario, il Consiglio ha affiancato all’accordo una serie di misure transitorie. In attesa di una normativa europea specifica sulle salvaguardie Mercosur, la Commissione potrà attivare rapidamente misure di difesa in caso di perturbazioni di mercato legate alle importazioni di prodotti agricoli sensibili. È previsto inoltre un rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio per i prodotti soggetti a contingenti tariffari, con la possibilità per gli Stati membri di chiedere l’apertura di indagini di salvaguardia.
Per Bruxelles, si tratta di garanzie sufficienti a proteggere agricoltori e filiere agroalimentari europee nella fase di transizione. Ma è proprio su questo punto che si concentra la contestazione del mondo agricolo.
La protesta delle organizzazioni agricole
La reazione delle organizzazioni di rappresentanza non si è fatta attendere. Copa-Cogeca parla di un accordo “fondamentalmente squilibrato e viziato alla radice”, denunciando il ritiro all’ultimo momento dell’impegno politico a non applicare provvisoriamente l’intesa prima del voto dell’Europarlamento. Una scelta che, secondo le organizzazioni agricole, mina la fiducia nei processi democratici europei.
Sulla stessa linea anche i giovani agricoltori del Ceja, che puntano il dito contro i rischi per i settori più sensibili – carne bovina e avicola, zucchero, etanolo e riso – e contro le differenze ancora esistenti in materia di standard sanitari, fitosanitari, ambientali e sociali. Le clausole di salvaguardia, pur rafforzate, vengono giudicate insufficienti perché esterne al cuore dell’accordo.
Ancora più dura la posizione di Via Campesina, che denuncia un’intesa negoziata “a porte chiuse” e orientata a favore dell’agroindustria, con il rischio di aumentare la concorrenza sleale e la pressione su prezzi, redditi agricoli e territori rurali. Critiche arrivano anche dal fronte animalista, che teme un incremento delle importazioni di carni prodotte con standard di benessere animale inferiori a quelli europei e un’accelerazione dei fenomeni di deforestazione in aree ad alta biodiversità del Sud America.
Il Parlamento europeo come ago della bilancia
Con il voto del Consiglio, la partita entra ora nella sua fase più politica. Il Parlamento europeo diventa l’ago della bilancia di un accordo che divide non solo le organizzazioni agricole, ma anche gli Stati membri e i gruppi politici. Da un lato, la Commissione rivendica una scelta strategica per il ruolo globale dell’UE; dall’altro, agricoltori e allevatori temono di pagare il prezzo più alto di una liberalizzazione che mette a confronto modelli produttivi e regole non equivalenti.
Il dossier Mercosur è la fotografia di un’Europa chiamata a scegliere tra apertura e protezione, tra ambizione geopolitica e coerenza interna. L’accordo segna senza dubbio un passaggio storico per la politica commerciale dell’Unione, ma lascia aperta una domanda cruciale: può l’Ue rafforzare il proprio peso globale senza sacrificare la tenuta economica, sociale e ambientale della sua agricoltura? La risposta, ora, è nelle mani del Parlamento europeo. E sarà una risposta che dirà molto non solo sul futuro del Mercosur, ma sul modello agricolo e politico che l’Europa intende difendere.











che vigliacchi brava meloni