Un nuovo caso di presunto caporalato riporta l'attenzione sul tema della legalità nel lavoro agricolo. I carabinieri di Forlì hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip, nei confronti di un imprenditore pakistano di 28 anni, indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nell'ambito di un'inchiesta che ha coinvolto anche l'Ispettorato Nazionale del Lavoro di Forlì e l'Inail.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo avrebbe reclutato sistematicamente lavoratori stranieri in condizioni di particolare vulnerabilità, impiegandoli nelle aziende agricole delle province di Forlì-Cesena e Ravenna. I braccianti sarebbero stati trasportati sui luoghi di lavoro a bordo di furgoni spesso sovraffollati, partendo da punti di raccolta prestabiliti nel territorio forlivese.
L'indagine evidenzia retribuzioni comprese tra i 5 e i 6 euro netti all'ora, con uno scostamento superiore al 50% rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva. Agli operai, inoltre, non sarebbero state riconosciute le maggiorazioni per lavoro straordinario, festivo e domenicale, mentre sarebbero state applicate trattenute economiche anche per le pause. Contestati anche il mancato pagamento del tempo di trasferimento e violazioni relative a orari di lavoro, riposi e ferie.
Gli investigatori hanno inoltre documentato presunte irregolarità in materia di salute e sicurezza sul lavoro e condizioni lavorative considerate degradanti. Molti dei lavoratori coinvolti provenivano da centri di accoglienza e avevano una conoscenza limitata della lingua italiana, elemento che, secondo l'accusa, avrebbe aumentato la loro vulnerabilità.









