Droni: per volare alto serve ancora tempo

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Nell'editoriale di Terra e Vita 10/2026 Paolo Gay fa il punto sull'utilizzo dei veicoli a pilotaggio remoto in agricoltura, sottolineando come per eseguire trattamenti fitosanitari manchi ancora un passaggio legislativo e l'importanza della formazione degli operatori

Allo stato attuale non è ancora possibile eseguire trattamenti fitosanitari con i droni, ma lo scenario potrebbe cambiare a breve. È infatti atteso il decreto attuativo della legge “semplificazioni” del 02/12/2025 n.182, che stabilirà le modalità operative per una fase di sperimentazione di tre anni. Questo provvedimento abiliterà i trattamenti secondo vincoli e condizioni che saranno stabiliti. Parallelamente, si attendono la discussione e l’approvazione dell’Omnibus Simplification Package dell’Ue, che dovrebbe finalmente dissociare i velivoli a guida autonoma dagli aeromobili, permettendo la definizione di criteri specifici per i trattamenti da drone.

Sono quindi ora disponibili una tecnologia molto avanzata e un impianto normativo che, faticosamente, sta arrivando. Ma possiamo dire di essere pronti?

Nell’ambito delle macchine convenzionali per i trattamenti abbiamo partecipato a decenni di evoluzione che hanno portato a disporre oggi di numerose tipologie di macchine diverse, ognuna studiata e ottimizzata per uno specifico contesto. Ma, soprattutto, è stata sviluppata una base di conoscenze per la scelta, l’utilizzo e la taratura delle macchine che porta gli addetti a poter operare in campo in un regime di piena consapevolezza, efficacia e rispetto per l’ambiente.

Il drone, fatta salva la dimensione, arriva così com’è: generalmente progettato e realizzato in Asia, è disponibile come un modello “unico” che spetta all’operatore adattare con sapienza alle esigenze delle proprie colture e del proprio territorio.

All’operatore è chiesto di interagire con un software dove impostare i parametri di missione (tra cui il percorso, l’altezza e la velocità di volo, la dimensione delle gocce, il volume ecc.), strategici per l’esito del trattamento e della sua efficacia. Scelte non scontate, caso sempre più frequente in cui la tecnologia è arrivata più rapidamente della capacità dell’utente di farla propria e guidarla.

Fortunatamente in questi ultimi anni sono state autorizzate e condotte campagne di sperimentazione da parte di enti di ricerca e servizi fitosanitari regionali, i cui risultati oggi costituiscono un piccolo ma prezioso bagaglio di conoscenza per indirizzare alla corretta operatività nelle nostre realtà.

Le potenzialità emerse sono molte, ma occorre competenza nell’utilizzo della tecnologia. La sperimentazione ha evidenziato come i parametri di missione possano condizionare l’esito e l’efficacia del trattamento in positivo, ma anche in negativo. In molti contesti il drone non sarà la soluzione esclusiva: sperimentazioni avviate da più anni, ad esempio in Svizzera, hanno dimostrato come l’integrazione del drone con le macchine convenzionali fornisca i risultati migliori, valorizzando i punti di forza di entrambi.

Provando quindi a tracciare un piano operativo per i prossimi anni, occorrerà sicuramente proseguire con la sperimentazione per incrementare e capitalizzare le conoscenze.

Occorrerà accelerare il trasferimento agli operatori, con attività di comunicazione e formazione; avviare l’utilizzo in campo, di modo che la pratica, indirizzata da opportune linee guida, permetta un avvicinamento diffuso, consapevole e di successo alla tecnologia.
Ma ciò che è più interessante è che i droni apriranno a nuove modalità di trattamento, tutte da esplorare. Questo ci dice che forse siamo più a un punto di partenza che di arrivo. Ma se l’orizzonte è ampio, non può che essere una grande prospettiva per il futuro.

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