La seconda ondata di calore del 2026 si prepara a investire anche il Mezzogiorno, aggravando un quadro già critico per l’agricoltura italiana. Secondo le indicazioni del Consorzio Lamma-Cnr, dopo aver colpito soprattutto il Centro-Nord, il caldo afoso raggiungerà da venerdì parte del Sud e, tra lunedì e martedì della prossima settimana, interesserà l’intero Meridione, con un’attenuazione delle temperature attesa solo nella seconda parte della prossima settimana.
«Attualmente il meridione è stato praticamente risparmiato dal caldo afoso. Da venerdì si apre una fase nuova, con temperature estreme anche in quelle zone, pur mantenendosi elevate al Centro-Nord», ha spiegato all'Ansa Gianni Messeri, meteorologo del Consorzio Lamma tra Regione Toscana e Cnr. Secondo Messeri, tra venerdì e sabato l’afa raggiungerà Campania, Puglia, Molise e Sardegna, mentre tra lunedì e martedì coinvolgerà anche Calabria e Sicilia. Una tregua più evidente, sempre secondo il meteorologo, potrebbe arrivare solo tra il 2 e il 3 luglio, con «un abbassamento delle temperature, con un break temporalesco e il rimescolamento dell’aria».
Picco di calore nel weekend
Nel frattempo, il picco dell’ondata di calore è atteso tra fine weekend e inizio della prossima settimana. In base alle previsioni di iLMeteo.it, tra domenica e lunedì si potranno toccare i 41 gradi tra Toscana ed Emilia, mentre lungo la costa ligure, a causa dell’umidità elevata, la temperatura percepita potrebbe arrivare fino a 45 gradi. Sulle aree di pianura del Nord e in diverse città si confermano inoltre le cosiddette “notti tropicali”, con minime sopra i 20-25 gradi, fattore che riduce il recupero termico di colture, animali e lavoratori.
È proprio sul fronte agricolo che l’ondata di caldo rischia di presentare il conto più pesante. Secondo una stima diffusa da Cia-Agricoltori Italiani e rilanciata da Adnkronos, l’emergenza caldo del 2026 potrebbe costare al settore primario oltre 1,5 miliardi di euro, tra danni alle coltivazioni e perdita di ore di lavoro. Per l’organizzazione agricola si tratta di «un impatto pesantissimo che si abbatte sull’agricoltura nazionale mentre alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, soprattutto su frutta, verdura e produzioni più sensibili».
Tanti comparti sotto pressione
Le criticità riguardano i principali comparti produttivi. Mais e soia risultano particolarmente esposti ai colpi di calore e all’aumento del fabbisogno irriguo; per l’ortofrutta il rischio è quello di scottature, cali di resa e sfasamenti dei calendari di raccolta. Nei comparti zootecnici, invece, l’accoppiata tra temperature elevate e umidità mette sotto pressione gli animali, compromettendo salute, fertilità e produttività, con cali che – secondo la stessa Cia – possono arrivare fino al 20% per il latte e interessare anche la produzione di uova.
A preoccupare è anche il combinato disposto tra caldo persistente e scarsità d’acqua. Le proiezioni citate da Cia indicano per l’estate 2026 temperature superiori alla media in gran parte d’Europa, Italia compresa, proprio mentre il sistema agricolo si presenta all’appuntamento con la stagione più delicata con risorse idriche già sotto pressione e fabbisogni irrigui in crescita. L’associazione richiama inoltre il precedente della siccità del 2022 nel bacino del Po, definita la peggiore degli ultimi 70 anni, quando furono minacciate irrigazione e produzioni nel cuore agricolo del Paese, con perdite del 30-40% per frutta e verdura nella valle del Po, un calo del 30% per i meloni e fino al 50% per mais e soia.












