Il regolamento europeo sui crediti di carbonio e il ruolo dei consulenti

Il progetto europeo Climate Smart Advisors mira a creare una rete europea di conoscenze attraverso la creazione di comunità di pratica costituite da 5-8 consulenti

Coinvolgere il maggior numero di portatori d’interesse e farli interagire fra di loro attraverso una sessione interattiva. Questo è stato l’obiettivo del workshop sui crediti di carbonio in agricoltura che si è tenuto presso la sede di Apo Conerpo all’interno del meeting annuale del progetto europeo Climate Smart Advisors, che mira a creare una rete europea di conoscenze attraverso la creazione di comunità di pratica (CoP – Community of Practices) costituite da 5-8 consulenti all’interno delle quali c’è uno scambio di conoscenze alla pari anche attraverso l’organizzazione di incontri formativi come workshop o webinar e visite presso aziende.

Il workshop era suddiviso in due sessioni, nella prima la Prof.ssa Silvia Coderoni, che lavora al progetto Horizon Marvic (che mira a sviluppare un quadro di monitoraggio, rendicontazione e verifica specifico per diversi contesti, al fine di incoraggiare gli agricoltori a intraprendere attività di agricoltura a basse emissioni di carbonio) ha fatto una panoramica sulla normativa Crcf - Carbon Removals and Carbon Farming Regulation (Regolamento UE 2024/3012) e un aggiornamento sulle evoluzioni in atto.

A seguire sono state presentate due piattaforme in fase di sviluppo per il monitoraggio, rapporto e validazione (Mrv platform) dei crediti di carbonio legati alle pratiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici. La seconda sessione era interattiva con il pubblico e mirava ad indentificare il ruolo dei consulenti nelle tecniche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici in ottica del regolamento Crcf (2024/3012).

I principi del regolamento CRCF (2024/3012) e il progetto Marvic (https://www.project-marvic.eu/)

Al workshop hanno partecipato 44 stakeholders suddivisi in diverse categorie come Organizzazione di Produttori, consorzi agrari, agronomi, agrotecnici, enti di certificazione, regione Emilia-Romagna, enti di ricerca, associazioni di categoria e studenti e provenivano dai diversi settori agricoli (seminativi, frutticoltura, orticoltura e zootecnia).

Dalla sessione interattiva è emerso che il regolamento Crcf (2024/3012) potrebbe favorire l’adozione di buone pratiche nonché una maggiore interazione fra produttori e trasformatori, ma i costi di certificazione e la remunerazione potrebbero rappresentare i principali colli di bottiglia.

Dalla discussione è inoltre emerso che l’attuale regolamento penalizza principalmente il settore zootecnico essendo i terreni delle aziende già dotati di un buon tenore di sostanza organica grazie alle concimazioni con i reflui zootecnici e alla limitata possibilità di applicare pratiche di carbon farming come la semina su sodo. Occorre però evidenziare che, come emerso nel workshop organizzato da DG Clima del 4 febbraio 2026, si sta discutendo la possibilità di inserire la riduzione delle emissioni del settore zootecnico nel regolamento Crcf e una prima relazione è prevista per luglio 2026.

Se, come emerso, la partecipazione da parte degli agricoltori a progetti per la creazione di crediti di carbonio potrebbe migliorare la fertilità dei suoli, contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e rafforzare le filiere, occorre evidenziare che la sostenibilità economica delle pratiche di carbon farming, la disponibilità di attrezzature idonee e la durata dei contratti d’affitto potrebbero viceversa rappresentare dei fattori limitanti.

Il progetto Climate Smart Advisors (https://climatesmartadvisors.eu/)

Il 43% dei partecipanti ha comunque dichiarato che si rivolgerebbe ad agronomi / agrotecnici per avere informazioni utili e valutare la possibilità di partecipare a progetti di carbon farming e che la consulenza svolge un ruolo chiave sia in fase di avvio che di sviluppo. Il consulente, infatti, non solo potrebbe supportare le aziende nell’adozione delle pratiche di adattamento e mitigazione ma aiutarle nei processi di certificazione, compresa la misurazione dei crediti di carbonio. Il consulente inoltre potrebbe favorire l’aggregazione fra operatori e svolgere anche un ruolo di connessione fra agricoltori e filiere.

Sebbene il ruolo chiave del consulente nei progetti di carbon farming sia stato riconosciuto dalla maggior parte degli stakeholders occorre capire come e da chi debba essere remunerata la loro attività. Per il 46% dei partecipanti i costi della consulenza dovrebbe essere sostenuti al progetto di carbon farming, il 23% ritiene invece che dovrebbe essere sostenuta dagli agricoltori. Solo una piccola parte (12%) ritiene invece che dovrebbe essere sostenuta da fondi pubblici.

In conclusione, il regolamento Crcf (2024/3012) può rappresentare un’opportunità per il settore agricolo perché potrebbe favorire l’adozione di pratiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici, fornire un’integrazione al reddito agricolo e contestualmente favorire l’aggregazione degli operatori e favorire lo sviluppo di filiere.

Ci sono comunque diversi fattori che potrebbero limitare e lo sviluppo di progetti di carbon farming come la sostenibilità economica delle pratiche di carbon farming, legata principalmente al rinnovo delle attrezzature (per esempio seminatrice su sodo), alla volatilità del mercato dei crediti di carbonio e all’accessibilità delle informazioni. In questo contesto il consulente può svolgere un ruolo chiave supportando gli operatori nelle fasi di progettazione, sviluppo, monitoraggio e certificazione dei progetti di carbon farming.

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