Circa 500 lavoratori agricoli e rappresentanti sindacali hanno manifestato oggi, 3 novembre 2026, a Bruxelles, per chiedere che la condizionalità sociale venga mantenuta anche nella prossima Politica agricola comune. Al centro della mobilitazione, organizzata dalla Federazione europea dei sindacati dell'alimentazione, dell'agricoltura e del turismo (Effat), il rischio che l'esclusione di questo principio possa indebolire gli strumenti di tutela del lavoro agricolo e il contrasto allo sfruttamento.
La protesta si è svolta a Place Jean Rey, nel quartiere europeo, con lo slogan «Giù le mani dalla condizionalità sociale». Si tratta del sistema di norme che lega l'erogazione dei contributi della Pac al rispetto delle disposizioni in materia di lavoro, in particolare quelle relative alle condizioni di impiego e alla tutela dei lavoratori. La condizionalità sociale è stata esclusa dal mandato adottato dai ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea in occasione del Consiglio Agrifish, una decisione che ha suscitato la contrarietà delle organizzazioni sindacali e di una parte del mondo agricolo.
Alla manifestazione ha partecipato anche una delegazione di Coldiretti, guidata da Romano Magrini, responsabile nazionale dell'Area Lavoro, insieme ad Arianna Giuliodori, direttrice dell'ufficio dell'organizzazione a Bruxelles, e a rappresentanti di Coldiretti Giovani Impresa del Piemonte.
La posizione dell'organizzazione italiana è stata espressa dallo stesso Magrini, che ha richiamato la necessità di impedire che le risorse pubbliche della politica agricola comune vadano a beneficio di aziende responsabili di irregolarità e sfruttamento della manodopera. «Non possiamo permettere che a percepire i contributi della Pac siano le imprese che si macchiano di caporalato, di sfruttamento e di lavoro nero», ha dichiarato.
La richiesta, ha aggiunto, riguarda anche la tutela delle aziende che operano nel rispetto delle regole: «Siamo qui a tutela dei lavoratori e a tutela delle imprese oneste che in Italia sono la stragrande maggioranza».
Alla mobilitazione era presente anche Luigi Scordamaglia, presidente di Eat Europe, in rappresentanza della filiera agroalimentare europea.
Per le organizzazioni presenti a Bruxelles, il mantenimento della condizionalità sociale è uno strumento necessario per contrastare il lavoro nero e il caporalato, evitando al tempo stesso che le aziende rispettose delle norme si trovino a competere in condizioni di svantaggio rispetto a quelle che ricorrono a pratiche irregolari.














