La campagna 2026 del pomodoro da industria del Nord Italia si avvia alla conclusione con quantitativi inferiori alle attese e riporta al centro del confronto tra operatori e istituzioni alcune questioni strutturali per il futuro del comparto: disponibilità di acqua per l’irrigazione, effetti del cambiamento climatico, programmazione produttiva e aumento dei costi.
I temi sono stati affrontati a Parma in un incontro tra l’Organizzazione Interprofessionale (OI) Pomodoro da Industria Nord Italia e l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi. Al 13 settembre, con circa il 15% della superficie ancora da raccogliere, le consegne avevano raggiunto 2.784.967 tonnellate, un dato al di sotto delle attese. La campagna era iniziata il 10 luglio, in anticipo rispetto alla consuetudine, nell’ambito dell’Accordo Quadro d’Area del Nord Italia sottoscritto il 27 marzo 2026.
Tra le principali criticità individuate dalla filiera c’è la disponibilità di acqua. Per il pomodoro da industria l’irrigazione rappresenta infatti un fattore sempre più determinante per assicurare rese e qualità della materia prima, in un contesto caratterizzato da una maggiore variabilità delle condizioni meteorologiche. Da qui la richiesta di interventi strutturali per aumentare la capacità di accumulo e potenziare gli invasi.
Il cambiamento climatico, inoltre, rende più complessa la programmazione della produzione. Secondo l’analisi dei dati storici elaborati dall’OI, negli ultimi anni si è indebolita la relazione tra superfici coltivate e quantità effettivamente prodotte. In altre parole, conoscere gli ettari investiti a pomodoro non consente più di prevedere con la stessa affidabilità i volumi finali, a causa dell'incidenza crescente di andamento meteorologico, disponibilità idrica e condizioni fitopatologiche.
Per questo l’OI ha recentemente aggiornato Statuto e Regole Condivise, rafforzando gli strumenti di monitoraggio della filiera. Tra le novità figurano la raccolta delle informazioni sui trapianti con cadenza settimanale, la proiezione delle consegne future e la rilevazione degli stock industriali. L'obiettivo è migliorare la disponibilità e la condivisione dei dati tra Organizzazioni di produttori e industrie e fornire agli operatori elementi utili per le decisioni produttive.
A pesare sulla competitività sono anche i costi. Carburanti, fertilizzanti, sementi e piantine e prodotti fitosanitari hanno mantenuto una forte pressione sui bilanci delle aziende agricole e industriali, con un incremento particolarmente evidente a partire da marzo 2026, nella fase di messa a dimora delle piantine.
Nel confronto con la Regione sono emerse quindi anche le esigenze legate alla ricerca e all'innovazione. Tra le priorità indicate dall'OI figurano il rafforzamento della ricerca varietale per individuare materiali genetici più adatti alle nuove condizioni climatiche, il confronto sulla progressiva riduzione degli agrofarmaci autorizzati, con particolare riferimento ai diserbanti, e l'evoluzione della Pac.
Per il presidente dell'OI Pomodoro da Industria Nord Italia, Giuseppe Romanini, la programmazione della filiera deve essere sempre più sostenuta da dati, strumenti previsionali e da una gestione condivisa delle risorse. «Il pomodoro da industria è una filiera strategica per il territorio nazionale e anche europeo e richiede condizioni che consentano di mantenere competitività, sostenibilità economica e capacità produttiva», ha sottolineato.
Sul fronte degli agrofarmaci, l'assessore Mammi ha proposto un confronto direttamente a Bruxelles per rappresentare alla Commissione europea la necessità di garantire alternative efficaci qualora alcune sostanze non siano più autorizzate. Mammi ha inoltre richiamato il principio di reciprocità negli scambi commerciali, chiedendo che i prodotti importati nel mercato europeo rispettino gli stessi standard sanitari e ambientali richiesti agli agricoltori dell'Ue. Tra le proposte avanzate anche quella di un'autorità europea per i controlli doganali, con criteri di verifica omogenei sui prodotti importati.
L'OI Pomodoro da Industria Nord Italia, riconosciuta dal 2011, rappresenta la filiera interregionale di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano. L'organizzazione riunisce 12 Organizzazioni di produttori, 20 imprese di trasformazione e le rispettive rappresentanze della produzione agricola e della prima trasformazione. Nel Nord Italia vengono coltivati ogni anno oltre 45.000 ettari a pomodoro da industria, per una produzione che si aggira intorno ai 3 milioni di tonnellate, lavorate in 28 stabilimenti.












