Dopo la presentazione dei risultati della Task Force sui mercati agricoli (vedi Terra e Vita n. 45), al Consiglio agricolo del 14 e 15 novembre, la Presidenza di turno dell’Ue ha presentato una bozza di documento di conclusioni che chiede alla Commissione di introdurre norme europee per vietare alcune pratiche commerciali sleali (Utp) lungo la filiera alimentare, come, ad esempio, pagamenti ritardati e modifiche retroattive degli accordi. L’obiettivo è quello di rafforzare la posizione degli agricoltori. Il documento contiene passaggi importanti che riconoscono come gli agricoltori siano gli unici attori della catena a sostenere in maniera sproporzionata il rischio delle crisi di mercato. Al momento il Consiglio risulta piuttosto diviso: dalla parte dei fautori di una legislazione europea ci sono paesi quali l’Italia, la Spagna, la Francia, la Polonia, la Romania, l’Irlanda, l’Austria, la Slovenia e la Lituania. Vorrebbero invece continuare con l’approccio volontario la Germania, il Regno Unito, il Belgio, la Svezia, la Danimarca e l’Olanda. La partita è interessante: se consideriamo che si tratta dei Ministri agricoli, e già essi sono divisi, il futuro di queste richieste sembra piuttosto oscuro, nonostante il parere “pro-legislazione” del Parlamento europeo. L’isolamento del Commissario Hogan, possibilista, in seno alla Commissione europea nel suo complesso, non lascia presagire novità sostanziali a breve termine.
Lungo la filiera alimentare, come, ad esempio, pagamenti ritardati e modifiche retroattive degli accordi
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