Alleanza di filiera in difesa del vero made in Italy

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Collaborazione e sintonia per valorizzare carne, burro, olio d’oliva e pasta di alta qualità attraverso contratti premianti.

Quando le filiere funzionano: il grano ha più proteine, l’olio d’oliva è più profumato, la carne più tenera. E, soprattutto, tutti questi prodotti sono 100% italiani dal campo alla tavola. Sembra l’uovo di Colombo, eppure ci sono voluti parecchi anni e tutto il peso di Coldiretti per portare equilibrio e sintonia sui tavoli di confronto con la trasformazione.

“Filiera Italia” è la nuova realtà associativa, nata tre mesi fa, che vede insieme, per la prima volta, il mondo agricolo e l’industria agroalimentare italiana d’eccellenza per difendere l’origine nazionale. Un progetto comune che macina accordi di filiera come quelli presentati alla Fieragricola di Verona nel settore burro, carne, olio e cereali.

Il valore della distintività

«L’obiettivo condiviso – spiega Luigi Cremonini, al vertice di Inalca e presidente della nuova associazione – della tutela dell’origine ci consente di dare voce sia a grandi che piccole aziende che credono nell’unicità della nostra produzione».

«Assicurando così una risposta concreta – afferma Vincenzo Gesmundo di Coldiretti, vicepresidente di Filiera Italia – alla “fame d’Italia” dei mercati internazionali, grazie a una formula innovativa nata per tutelare gli interessi dei nostri agricoltori difendendo la distintività del vero made in Italy, dal campo alla tavola, attraverso un progetto a lungo termine». Oltre a Coldiretti e Inalca tra i soci promotori ci sono realtà di respiro internazionale come Ferrero e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica), ma Filiera Italia registra la continua adesione di aziende di riferimento nei rispettivi settori produttivi.

«Burro di alta qualità: un tempo – ricorda Margherita Montanari – sembrava un attributo solo delle produzioni tedesche, che spuntavano prezzi più alti sugli scaffali, ora non è più così». La società Montanari e Gruzza di S.Ilario d’Enza (Re), in cui Margherita svolge il ruolo di direttore commerciale, ha contribuito a questa evoluzione giocando con passione e insistenza la carta del legame con il territorio.

La carta del territorio

«Siamo nel cuore – dice – di una zona la cui qualità è riconosciuta in tutto il mondo, puntare su questo plus ci sta permettendo di rilanciare il burro italiano da panne d’affioramento, il cui valore ora è riconosciuto anche all’estero e in particolare nel mercato statunitense».

Un valore aggiunto che viene condiviso con gli allevatori. «Grazie al sostegno di Coldiretti abbiamo sottoscritto un accordo, che prevede maggiori remunerazioni, con il Consorzio produttori burro e formaggio per la valorizzazione del latte biologico e non ogm contribuendo al rilancio del marchio ValParma, utilizzato su licenza del Consorzio Agrario». Perchè la valorizzazione del brand e la tutela d’origine sono strategie commerciali che possono coesistere. Lo dimostra anche l’esperienza di Farchioni nell’olio d’oliva.

Brand e origine, insieme si può

«Puntiamo da sempre – ribadisce Pompeo Farchioni – alla valorizzazione dei marchi aziendali, ma condividiamo l’impegno di Filiera Italia di valorizzare il prodotto italiano». Il comparto dell’olio d’oliva nazionale ha infatti perso la leadership dell’export mondiale. «Qualcuno – dice – pensa che abbiamo guadagnato in qualità, ma quando si perde produzione, si perde anche lavoro».

Abbinare l’innovazione alla tradizione: è questa la strada su cui punta Farchioni per invertire questa tendenza e tutelare l’occupazione. «Proprio come Coldiretti – spiega – guardiamo anche noi con attenzione ad innovazioni tecnologiche come ad esempio la cisgenesi e le biotecnologie sostenibili, se si dimostreranno effettivamente in grado di valorizzare il patrimonio varietale, punto di forza della nostra tradizione agroalimentare». L’olivo per Farchioni è vita, «fa ambiente, sostenibilità e redditività di lungo periodo».

Gli utili aziendali vengono investiti principalmente nella costituizione di nuovi oliveti e vivai. «Nei nostri campi varietali stiamo realizzando incroci tra cultivar tradizionali. Le più promettenti le cederemo gratuitamente ai produttori di Coldiretti».

Collaborare per rimanere leader

«L’industria non può fare beneficenza – obietta Francesco Casillo dell’omonima realtà di punta del settore della trasformazione cerealicola –. La solidarietà con i produttori di grano, colpiti dalla volatilità dei prezzi internazionali, non può tradursi in sussidi, ma in incentivi che facciano crescere la filiera».

L’accordo sottoscritto da Casillo con Coldiretti prevede meccanismi di premialità per abbinare all’origine anche elementi di qualità come il maggiore contenuto di proteine del grano e plus come il biologico.

«Condividiamo la battaglia in favore del prodotto italiano, ma occorre fare di più: i competitor internazionali crescono e l’export di pasta made in Italy non cresce più a un ritmo esponenziale». Anche perchè. come ricorda Casillo il mondo è globalizzato e i dazi non torneranno, almeno non per proteggere le nostre produzioni. «Bisogna essere sempre un passo avanti agli altri, sedersi attorno a un tavolo con spirito collaborativo per inventarsi qualcosa di nuovo ogni giorno: oggi è l’abbinamento qualità-origine, domani potrà essere la carta varietale».

Una svolta futura che pare avere già un protagonista «Coldiretti – riconosce il produttore foggiano – ad esempio lavora molto bene sulla Senatore Cappelli». La recente battaglia del grano e le polemiche sulle massicce importazioni di granella nord americana nei porti della provincia di Foggia non spaventa Casillo. «Coldiretti – dice – è una realtà illuminata che guarda al futuro e la sua organizzazione militare la rende il partner più affidabile per progetti di valorizzazione e innovazione che coinvolgano la filiera».

Prezzi equi di lunga durata

«Il nostro obiettivo – testimonia Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti – è quello di tutelare la vera qualità del made in Italy attraverso prezzi equi di lunga durata. Le industrie più illuminate sanno che non si può mentire sull’origine: si rischierebbe di perdere in cinque minuti la reputazione conquistata in decenni».

E la seconda, impegnativa battaglia di “Filiera Italia” è quella che si gioca sul fronte dei mercati internazionali, rivolta alla difesa delle eccellenze nazionali in Paesi dove negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di attacchi. «Basti pensare – commenta Moncalvo – al sistema dei “traffic lights”, le etichette a semafoto promosse in Gran Bretagna dall’industria delle “sottomarche”, creato per permettere ai loro prodotti, formulati con ingredienti scadenti con il solo fine di ottenere un bollino verde, di competere con le nostre eccellenze».

Contro l’etichetta a semaforo

Sistemi simili ora stanno nascendo anche in Francia. Il paradosso è che queste innovazioni, nate per tutelare i consumatori, finiscono invee per penalizzare in particolare prodotti di qualità, anche nutritiva, come il Parmigiano Reggiano, il latte, l’olio extra vergine di oliva o il Prosciutto di Parma che sono tutti additati come poco salubri secondo questo sistema perverso di etichettatura. Mentre prodotti con edulcoranti sintetici possono vantare in etichetta un bel bollino verde. «“Filiera Italia” – chiude Moncalvo – combatterà queste distorsioni in tutte le sedi opportune».

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