Come cambia il reddito nelle imprese agricole

Cosa dice lo studio del Crea sui risultati economici e produttivi delle imprese agricole italiane

L'agricoltura italiana dà reddito? La risposta nello studio del Crea con i dati della rete Rica
La redditività aziendale più alta è in Lombardia, seguita dalle altre regioni del Nord. Nel Sud, le performance migliori sono in Basilicata, Campania e Sardegna. La redditività per ettaro di Sau è al top in Trentino e Liguria. Lavoro remunerato meglio in Lombardia e in Trentino

Nel mese di settembre 2021, il Crea ha pubblicato un interessante lavoro che riporta i risultati economici e produttivi, caratteristiche strutturali, sociali ed ambientali delle aziende agricole italiane nel periodo 2016-2019.

Questo lavoro fornisce un quadro, attraverso i risultati della Rica (Rete di Informazione Contabile Agricola), che mostra luci ed ombre del sistema produttivo agricolo nazionale, al fine di fornire elementi utili a comprendere la situazione economica e lo stato di salute dell’agricoltura italiana.

 

 

Forte diversificazione

Il contesto agricolo italiano è da sempre caratterizzato da una forte diversificazione territoriale e da un’ampia gamma di prodotti,

contraddistinti da elevata qualità, elementi che contribuiscono a renderlo uno dei settori più rilevanti per l’economia nazionale.

Le politiche agricole che si sono susseguite nel corso degli ultimi anni hanno dato particolare importanza al ruolo fondamentale che questo settore svolge per lo sviluppo e la crescita delle aree rurali e per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.

Articolo pubblicato sulla rubrica Primo piano di Terra e Vita

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Favorendo così la crescita di un nuovo modello d’agricoltura, che affianca alla sua funzione primaria sia la produzione di beni e servizi collaterali che la salvaguardia delle risorse naturali e la produzione di beni pubblici ambientali.

Il valore totale della produzione agricola è dunque determinato dalla sommatoria delle attività tradizionali, delle coltivazioni e degli allevamenti, a cui vanno aggiunte le attività secondarie e quelle di supporto. Sulla base dei dati forniti dalla contabilità nazionale Istat, il valore totale della produzione agricola nel 2019 ammonta a 57.316 milioni di euro, di cui l’80% (45.814,6 milioni di euro) è dato della produzione agricola, al netto delle attività secondarie e di supporto.

In Lombardia i migliori risultati economici

Le performances migliori, a livello territoriale, si evidenziano in Lombardia con oltre 7 miliardi di euro pari al 13,57%, del totale nazionale, seguita dall’Emilia-Romagna 6.868 milioni di euro (11,98%) e dal Veneto con 6.154,4 milioni di euro (10,74%). Al contrario, altre regioni presentano valori della produzione molto più contenuti ed alcune di esse, come Valle d’Aosta e Molise, non raggiungono la quota dell’1% del totale nazionale (rispettivamente 0,16% e 0,93%).

In generale, nella formazione del valore della produzione agricola hanno inciso per il 51,46% del totale (circa 27.500 milioni di euro) le coltivazioni, gli allevamenti con il 28,47% e le attività di supporto con il 12,22%, a cui vanno aggiunte le attività secondarie realizzate al di fuori del settore agricolo.

Analizzando i risultati economici delle aziende agricole, rilevati dalla Rica nel 2019, come riportato in tabella 1, è emerso che i ricavi totali aziendali, derivanti sia dalle attività agricole in senso stretto che da quelle connesse, sono pari in media a 67.116 euro. Questi sono composti, in quota prevalente (80%), dalla vendita dei prodotti, mentre la restante parte dai servizi, nello specifico dall’agriturismo (7,4% del totale), da altri ricavi complementari e dal supporto pubblico (12,6%).

La distribuzione territoriale dei ricavi medi aziendali presenta una marcata differenziazione tra le diverse regioni:

- le aree settentrionali registrano i valori dei ricavi più elevati, in particolare Lombardia (134.494), Emilia-Romagna (110.000 euro), Piemonte (94.620) e Veneto (94.306);

- le regioni centrali presentano valori dei ricavi abbastanza in linea con la media nazionale;

- le aree meridionali sono caratterizzate da minori valori, soprattutto in Calabria (32.802) e in Sicilia (38.000 euro).

Una situazione abbastanza simile ai ricavi, per quanto riguarda i valori medi e la loro differenziazione tra le regioni, si rileva anche nell’ambito della Plv che come valore medio aziendale risulta pari mediamente a 63.407 euro. Il valore medio del Valore Aggiunto ad azienda e il Reddito Netto medio percepito dagli agricoltori italiani ammontano rispettivamente a 39.241 e a 24.454 euro.

Il sostegno pubblico

Gli aiuti pubblici ricoprono un ruolo molto significativo per l’economia degli agricoltori, in quanto questi rappresentano mediamente quasi il 36% del reddito netto aziendale (tale percentuale supera il 50% in Calabria, Molise, Marche, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta). Inoltre, nel 2019, a beneficiarne è stato il 90% delle aziende rappresentate dalla Rica.

Del supporto pubblico, la quota prevalente è derivante dal I pilastro della Pac: l’importo medio è pari a 6.848 euro, percepito dall’87% delle aziende, contribuendo al reddito netto aziendale per circa il 24%. Mentre, i contributi del II pilastro della Pac e altre fonti pubbliche sono ricevuti da meno della metà delle aziende (47%) e l’importo medio ad azienda beneficiaria è quasi 7.000 euro.

Per quanto riguarda la distribuzione media degli aiuti ricevuti, appare fortemente influenzata dalle dimensioni economiche aziendali. La concentrazione degli aiuti, infatti, risulta essenzialmente proporzionale all’ampiezza delle dimensioni aziendali. Per questo le aziende più grandi sono quelle che ricevono un contributo maggiore (mediamente di 45.000 euro nel caso del primo pilastro e di circa 16.850 euro nel secondo pilastro).

Al contrario, man mano che la dimensione aziendale diminuisce, emerge una somma inferiore di aiuti percepiti, fino ad arrivare, nelle aziende più piccole, a poco meno di 2.600 euro per gli aiuti del I pilastro e poco più di 1.100 euro nel caso del II pilastro.

Inoltre, si può osservare che, grazie agli importi medi percepiti a titolo del I pilastro per tipologia di coltivazione/allevamento, i pagamenti variano anche a seconda del tipo di agricoltura:

- tra le coltivazioni, i cereali sono quelle che registrano un importo medio più elevato (circa 14.500 euro), in quanto queste aziende sono caratterizzate da ampie superfici a cui corrispondono un gran numero di titoli di valore storicamente elevato. Inoltre, molte di queste aziende cerealicole possono beneficiare anche dell’aiuto accoppiato (grano duro, riso);

- relativamente alle coltivazioni permanenti è l’ulivo ad ottenere il maggior valore medio del contributo, grazie al premio accoppiato dedicato disponibile nelle superfici olivicole in Liguria, Puglia e Calabria;

- tra gli allevamenti, potendo beneficiare del sostegno accoppiato specifico, sono i bovini latte e gli altri erbivori a percepire l’aiuto maggiore.

Le componenti di costo e reddito

Riguardo la composizione della produzione per indirizzo produttivo, la fig. 1 mostra la consistenza dei ricavi totali che è destinata a coprire i costi variabili e i costi fissi e la parte rimanente che determina il reddito netto aziendale.

Questa ripartizione aiuta a comprendere l’incidenza dei costi complessivi sui risultati aziendali.

In termini assoluti, nel 2019, le aziende del settore dei seminativi (cereali e altri seminativi) hanno registrato un reddito netto analogo (30.547 e 32.858 euro rispettivamente) come pure una simile ripartizione della componente fissa (4.795 euro e 5.311 euro) e variabile (30.921 e 27.895 euro) e dei costi, che hanno inciso in maniera molto simile sul totale dei ricavi aziendali, facendo rimanere il reddito netto a una quota del 46,1% e 49,7% rispettivamente.

I dati per il comparto delle ortofloricole invece, oltre ad avere evidenziato un reddito netto aziendale più alto (70.203 euro),presentano anche una struttura dei costi più complessa, con una significativa incidenza dei costi variabili (56.612 euro) rispetto a quelli fissi (6.553 euro). Il 47,4% dei ricavi totali sono destinati a coprire i costi.

Analizzando le colture permanenti le aziende olivicole sono quelle che hanno un reddito netto aziendale più basso (24.047 euro), ma anche costi medi variabili (11.529 euro) e fissi (4.259 euro) per azienda più bassi, che incidono sul ricavo totale per il 39,6%.

Sicuramente diverso è il reddito netto medio aziendale registrato per le aziende frutticole (35.258 euro) e viticole (41.328 euro), che invece hanno una composizione dei costi fissi e variabili non molto diverse e, quindi, un’uguale incidenza dei costi sui ricavi totali (rispettivamente 43,2% e 41,5%).

Per quanto riguarda il comparto degli allevamenti, l’incidenza dei costi sui ricavi totali per gli allevamenti di altri erbivori (57,4%) è maggiore rispetto a quella osservata per gli allevamenti bovini da latte (51,6%), il che sottolinea una diversa misura dell’impegno delle risorse aziendali per unità di fatturato, meno efficiente in termini di redditività nelle aziende con altri erbivori.

Per quanto riguarda il reddito netto, gli allevamenti bovini si confermano quelli con i migliori risultati aziendali (117.681 euro per azienda).

La fig. 1, inoltre, mostra anche la ripartizione in termini percentuali delle diverse componenti di costo e reddito sul totale dei ricavi totali aziendali.

In questo ambito, le aziende più efficienti risultano quelle specializzate nella produzione di ortaggi e fiori, vite, olivo e fruttiferi (che vedono più del 50% dei ricavi totali destinati alla formazione del reddito netto), mentre le peggiori performance sono riportate dai granivori (33,9%).

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La valutazione di produttività e redditività

L’esame dei principali indicatori economici Rica, costruiti rapportando i parametri indicativi dei risultati di gestione con i dati strutturali concernenti l’impiego di fattori produttivi, permette di approfondire la valutazione della dinamica produttiva e reddituale delle aziende agricole italiane.

Nello specifico, gli indicatori utilizzati per l’analisi della produttività sono:

- gli indici di produttività del lavoro e della terra, ottenuti dal rapporto tra Produzione Lorda Vendibile (Plv) e, rispettivamente, Unità di Lavoro Totali (Ult) e Superficie Agricola Utilizzata (Sau), volti a misurare l’efficienza economica per addetto occupato a tempo pieno e per ettaro di superficie coltivata;

- gli indici della redditività aziendale ottenuti dal rapporto tra Reddito Netto (Rn) e unità di lavoro o ettaro di Sau, volti a misurare la redditività netta unitaria per occupato e per ettaro di superficie aziendale.

Secondo quanto riportato in tabella 2, nel 2019, a livello nazionale, la produttività del lavoro ha un valore medio di 46.605 euro, mentre la produttività della terra si attesta a 3.800 euro/ha.

Analizzati in riferimento agli ambiti territoriali, ambedue gli indici di produttività presentano un’elevata variabilità relazionata ai caratteri strutturali e organizzativi della produzione e alla tipologia di specializzazione territoriale.

Risalta la netta distinzione tra le circoscrizioni territoriali, caratterizzandosi la gran parte delle regioni del Nord per livelli di produttività più alti del valore medio nazionale e quelle del Centro e del Sud per valori a questo inferiori.

I maggiori valori della Plv per unità di lavoro contraddistinguono le regioni Lombardia (85.614 euro) e Emilia-Romagna (69.468 euro) ed a seguire Veneto e Piemonte, con una produttività del lavoro di poco superiore a 60 mila euro.

La regione Calabria presenta il più basso valore dell’indicatore (23.734 euro), pari a circa il 50% del dato medio nazionale.

Riguardo la produttività per ettaro di superficie coltivata, l’indice, in generale, si assesta su valori superiori al valore medio nazionale nelle regioni del Nord, eccetto che in Valle d’Aosta dove si registra la situazione opposta, equiparabile alle regioni del Centro e del Sud, con una produttività ad ettaro di poco superiore al valore più basso in assoluto, registrato per la regione Sardegna (1.128 euro).

L’indicatore del risultato della redditività per unità di fattore produttivo terra e lavoro, è pari a 18.121 euro per occupato e 1.492 euro per ettaro di Sau.

Anche in questo caso, per entrambi gli indici, si osservano differenze territoriali:

- l’indice di redditività del lavoro evidenzia come i valori più elevati si registrano in sei regioni del Nord : Lombardia (28.621 euro), Trentino (28.371 euro) ed Emilia-Romagna (24.800 euro), oltre che in Umbria e Sardegna;

- l’indice di redditività della terra registra valori più elevati rispetto alla media nazionale nelle regioni del Nord, con l’esclusione della Valle d’Aosta, congiuntamente alla Campania e alla Calabria.


Caratteristiche strutturali e occupazionali

La dotazione di capitali è l’espressione in termini economici delle caratteristiche strutturali delle aziende agricole.

A livello nazionale, secondo i dati dell’indagine Rica 2019, le aziende agricole si attestano su un valore medio pari a poco meno di 272.000 euro di capitale fisso di cui il 90%, circa 245.000 euro, è costituito da capitale fondiario. Di contro, il capitale agrario, il cui valore a livello nazionale ammonta a circa 26.000 euro, rappresenta poco meno del 10% del capitale fisso.

Inoltre, sempre dall’analisi dell’indagine Rica, risulta che, nel 2019, la manodopera impiegata nel settore agricolo italiano ha registrato un valore medio di 1,33 unità di lavoro per azienda; la componente prevalentemente impiegata è quella a carattere familiare (in media 1,00 unità di lavoro ad azienda), con circa il 75,2% della manodopera totale; questo conferma che la maggior parte delle aziende agricole è a conduzione diretta e ricorre a manodopera extra-familiare (in media 0,33 unità per azienda) prevalentemente per soddisfare l’aumento di fabbisogno lavorativo stagionale di molte produzioni agricole.


RAPPORTO RICA 2021
https://bit.ly/3idX3uI


Come cambia il reddito nelle imprese agricole - Ultima modifica: 2021-10-05T20:23:57+02:00 da K4

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