Nessuna etichetta a semaforo per il made in Italy

L'organizzazione mondiale della Sanità minacciava di mettere all'indice i nostri prodotti più tipici per l'alto tenore in grassi e sale. Ma alla fine la bolla si sgonfia: nel documento finale contro le malattie non trasmissibili nessuna tassa aggiuntiva o bollino per prosciutto di Parma e Parmigiano-Reggiano

Il made in Italy agroalimentare vince la tanto temuta battaglia di settembre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha infatti messo all’indice i nostri prodotti alimentari più tipici bollandoli come causa delle cattiva salute dei consumatori, riconoscimento invece la validità della dieta mediterranea.

Quindi niente etichette a semaforo e niente tasse aggiuntive: nel documento finale dell’Oms dedicato alla riduzione delle malattie non trasmissibili entro il 2030 spariscono le restrizioni verso i prodotti agroalimentari ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, presenti invece nella prima stesura del documento, sotto forma di etichette a semaforo e tasse, che avrebbero colpito indiscriminatamente anche i prodotti simbolo del made in Italy, come “il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano, ma anche l’olio extravergine d’oliva.

Nessun strumento dissuasivo

Durante l'evento di alto livello sulle malattie non trasmissibili che si è tenuto all'Onu, a margine dell'Assemblea Generale, è stata approvata la versione definitiva del documento in cui non si menzionano strumenti dissuasivi su prodotti alimentari e bevande.

Dal “Political Declaration of the third high-level meeting of the General Assembly on the prevention and control of non-communicable diseases” spariscono anche gli obblighi fiscali, come la cosiddetta Stax (Sugar, tobacco and alcohol tax), con l’azione dell’Oms che si concentrerà invece sull’informazione rivolta ai consumatori, attraverso campagne mediatiche su cosa fa male alla salute e cosa no.

L’Oms e l’Onu hanno, infatti, dichiarato guerra al diabete, al cancro e alle malattie cardiovascolari: i morti per queste malattie non trasmissibili dovranno diminuire di un terzo entro il 2030 e l’obiettivo dovrà essere raggiunto anche riducendo nella dieta l’apporto di grassi saturi, sale, zuccheri e alcol.

I commenti

Grande soddisfazione è stata espressa in italia, a partire da Federalimentare, che «esprime grande soddisfazione per la cancellazione del richiamo a strumenti dissuasivi come etichettatura a semaforo (o penalizzante) e tasse per prodotti contenenti sale, zucchero o grassi».

Positivo anche il commento della Coldiretti, secondo cui «è stata sventata una pericolosa deriva internazionale per mettere sul banco degli imputati i principali prodotti del Made in Italy a causa del loro contenuto in sale, zucchero e grassi anche con l’apposizione di allarmi, avvertenze o immagini shock sulle confezioni per scoraggiarne i consumi». «Il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali deve essere soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di usare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini mentre sistemi troppo semplificati cercano di condizionare in modo ingannevole la scelta del consumatore», ha affermato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Il pericolo scampato

Sulla scorta dei sistemi di etichetta a semaforo adottati in Gran Bretagna e Francia, l’ ONU, nella terza riunione sulle malattie non trasmissibili il 27 settembre 2018, si preparava a  penalizzare i prodotti che contengono zuccheri, grassi e sale, equiparandoli di fatto alle sigarette con l’inserimento di immagini choc sulle confezioni per scoraggiarne il consumo, dando contemporaneamente il via libera a tutti i prodotti dietetici e poveri di zuccheri delle multinazionali, come ad esempio le bibite gassate ricche di aspartame.

Peraltro si trattava di posizione priva di solide basi scientifiche che va contro gli stessi principi della dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari, mettendo ingiustamente al bando alcuni dei prodotti più tipici di tali dieta.

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