L’oleoturismo è legge. La sfida: «Tenere alto il profilo della qualità»

L’intervista al senatore Dario Stefàno

oleoturismo
Dario Stefàno
Anche il turismo dell’olio, come quello del vino, ha la sua legge. Un emendamento su cui ha lavorato largamente il senatore Dario Stefàno (Pd) approvato con la legge di bilancio 2020 – della quale lo stesso senatore salentino è stato relatore – istituisce e riconosce l’oleoturismo. Dal primo gennaio previste le stesse disposizioni dell'enoturismo

Il turismo dell’olio ha la sua legge. Un emendamento approvato con la legge di bilancio 2020, su cui ha lavorato a lungo il senatore Dario Stefàno (Pd), ha istituito e riconosciuto l’oleoturismo. L’emendamento realizzerebbe la sostanziale equiparazione tra le attività di oleoturismo e quelle di enoturismo, permettendo ai produttori di olio di beneficiare degli stessi incentivi di cui beneficiano i produttori di vino.

 

 

Se la Legge di Bilancio 2020 approvata dal Senato dovesse passare anche alla Camera entro il 31 dicembre, dal primo gennaio 2020 le disposizioni relative all’attività di enoturismo (previste dalla legge 27 dicembre 2017 n. 205 che ha regolamentato per la prima volta il settore del turismo del vino) sarebbero estese anche alle attività di oleoturismo.

 

 

Senatore Stefàno, questa legge è stata una sua battaglia, un obiettivo -raggiunto- su cui ha lavorato intensamente in questa legislatura

«Ho considerato un grande successo la disciplina sull’enoturismo che abbiamo ottenuto con la finanziaria 2018. E poiché ho sempre considerato l’olio e il vino due grandi identità sulle quali poter incrementare e rafforzare anche l’offerta turistica, quando mi sono candidato nel 2018 in Parlamento avevo preso l’impegno con i produttori di normare anche il turismo dell’olio, divenuto negli ultimi anni target mondiale sul quale l’Italia deve assolutamente puntare. Ci siamo riusciti. Lo considero un grande risultato».

L’emendamento punta dunque a rafforzare il settore del turismo enogastronomico, ormai considerato asset strategico per la promozione del Made in Italy. Quindi turismo e agroalimentare incarnano sempre più un binomio vincente su cui scommettere. Sarà obiettivo anche di questo governo incentivare entrambi i settori?

«Il poter contare su una grande tradizione produttiva, su un’ampia autoctonia e su importanti primati produttivi che consentono di vestire di identità anche l’offerta turistica è un grande vantaggio sul quale si deve investire. Io credo che il prodotto turistico italiano potrà seguitare a crescere se continuerà a qualificarsi con questi elementi. In uno scenario nel quale il turismo è sempre più sensoriale, vivere l’esperienza delle nostre tradizioni produttive, esserci dentro, consente di proporre un’offerta che non è imitabile, è esclusiva. Ed è competitiva, perché nessun altro può raccontarla come noi. L’Italia nello sviluppo del turismo enogastronomico ha delle straordinarie opportunità. Perché accanto al sole e al mare può inserire il grande patrimonio culturale, storico, paesaggistico, ma anche tutto il sistema rurale che intorno al vino e all’olio rappresenta veri e propri punti di forza».

Questa legge sarà dunque anche un volano per incrementare la competitività delle aziende olivicole, cosi come è stato per quelle vitivinicole.

«Certamente. Questa legge consente alle aziende di dare multidisciplinarietà all’impianto produttivo e quindi caratterizzare il proprio business anche attraverso l’accoglienza nei frantoi. Inoltre, introduce anche un meccanismo di imposizione fiscale dedicato all’oleoturismo così come fu per il vino due anni fa. La legge, e il conseguente decreto attuativo che dovrà essere emanato entro tre mesi, consentirà dunque ai produttori di accogliere i turisti nei luoghi di produzione, proporre delle degustazioni, delle visite guidate, senza incorrere in rischi di sanzioni amministrative e di natura fiscale.

Ma questa norma potrà rappresentare un vero volano per le aziende sopratutto se riusciremo a mettere in campo uno standard di qualità elevato a tutto tondo. Il fenomeno dell’oleoturismo è mondiale e per poter essere competitivi e vincere questa sfida non dobbiamo incorrere nell’errore, come in alcuni parti del Paese si fa, di offrire una proposta agrituristica molto dequalificata. Dobbiamo valorizzare il territorio, la nostra eccezionale biodiversità, e dunque la nostra identità, ma dobbiamo farlo con un linguaggio competente. Questa legge può essere un’opportunità anche per professionalizzare ulteriormente il settore e intervenire, per esempio, attraverso processi di formazione dedicati agli operatori».

Lei ha dedicato questa legge alla sua terra, la Puglia, come auspicio affinché, presto, si possa cambiare passo per la soluzione dell’emergenza Xyella. Qual è la sua posizione in merito alla gestione Xylella? 

«L’emergenza è stata gestita con superficialità. Per troppo tempo una parte della politica si è fatta affascinare dalle narrazioni negazioniste immaginando di poter cedere spazio al racconto narrativo piuttosto che alle indicazioni e direttive della scienza. Questo errore ha prodotto un avanzamento della diffusione troppo forte. Oggi paghiamo un prezzo altissimo perché la Xylella ormai ha raggiunto la piana degli ulivi della Valle di Itria, è alle porte dell’area di produzione del sud est barese. Dobbiamo necessariamente cambiare passo».

In che modo?

«Accelerando sulla logica dei reimpianti ai quali finalmente l’Ue da qualche mese ha dato il via libera e nello stesso tempo mettendo in atto delle misure di contenimento con la rapidità necessaria. Sperando che da qui a qualche mese la scienza ci regali qualche ulteriore elemento utile al contrasto».

Lei ritiene che questo governo abbia buone possibilità di continuare a lavorare nei prossimi anni su quanto deciso e quanto ancora si dovrà decidere per il settore?

«Spero che questo governo prosegua. Che superata la difficoltà di avvio di fare sintesi su alcune tematiche, in qualche modo si sia trovato un metodo che ci consenta di viaggiare più spediti rispetto alle tantissime cose che restano da fare e che non possono attendere. Sono particolarmente orgoglioso che nel passaggio parlamentare al Senato la manovra, di cui sono stato relatore, si sia molto qualificata per quanto riguarda il sistema agroalimentare, introducendo misure anche molto innovative come il credito d'imposta che nel settore agricolo non c’era mai stato».

Secondo la definizione contenuta nell’emendamento, le attività di oleoturismo sono tutte quelle di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione, e consistono:

  • nelle visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo,
  • nella degustazione e nella commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad altri alimenti,
  • in iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione.

 

 

 

 

 

 

 

L’oleoturismo è legge. La sfida: «Tenere alto il profilo della qualità» - Ultima modifica: 2019-12-21T10:54:12+01:00 da Laura Saggio

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome