Cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea. Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.Primo via libera al parere sul futuro della risicoltura europea, di cui è relatore Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte e capo della delegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni. Il documento è stato approvato dalla commissione Nat – Risorse naturali, riunita a Toledo, e passerà ora all’esame dell’assemblea plenaria del Comitato, prevista a Bruxelles all’inizio di dicembre.
Il parere chiede di riconoscere il riso come produzione strategica e di rafforzare le tutele per una filiera che coinvolge agricoltura, economia, lavoro, ambiente e paesaggio. Tra le priorità indicate c’è la gestione dell’acqua, con investimenti per modernizzare le reti irrigue e di drenaggio, aumentare la capacità di stoccaggio e sostenere ricerca, innovazione e agricoltura di precisione.
Il nodo della concorrenza estera
Un altro capitolo riguarda la concorrenza internazionale. Il documento propone di rafforzare le clausole di salvaguardia, aggiornare il sistema tariffario e considerare il riso un prodotto sensibile negli accordi commerciali, con particolare attenzione alle importazioni a dazio zero da Cambogia e Myanmar. «L’Europa deve essere aperta al commercio, ma apertura non significa assenza di regole», sottolinea Cirio.
Il parere propone inoltre clausole di reciprocità, affinché il riso importato rispetti standard ambientali, sociali e sanitari comparabili a quelli richiesti agli agricoltori europei. Per i consumatori vengono chiesti maggiori controlli, un monitoraggio permanente del mercato e informazioni più chiare sull’origine del prodotto.
Tra le altre proposte figura la promozione del riso europeo negli acquisti pubblici, dalle mense scolastiche agli ospedali. Per la Pac 2028-2034 viene invece chiesto di mantenere strumenti specifici per la risicoltura, compreso il sostegno accoppiato al reddito, e di riconoscere i servizi ecosistemici garantiti dalle risaie.
«Proteggere il riso europeo significa investire nel futuro», conclude Cirio.












