I biostimolanti rappresentano una categoria di mezzi tecnici ormai consolidata nei sistemi colturali, sia in pieno campo sia in ambiente protetto. Il loro impiego razionale, integrato nei piani di gestione agronomica, consente di incrementare l'efficienza d'uso di nutrienti, acqua ed energia. Allo stesso tempo, contribuisce alla riduzione degli input chimici convenzionali, come fertilizzanti minerali e regolatori di crescita di sintesi.
Antonio Ferrante, professore ordinario della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ci fornisce un quadro aggiornato – fondato sugli ultimi risultati dalla ricerca – sulle principali leve operative per massimizzarne l'efficacia in pieno campo.
Anche in pieno campo la tempistica decide il risultato
Uno degli impieghi più rilevanti dei biostimolanti riguarda l'incremento della tolleranza agli stress abiotici. Stress idrico, termico, salino e nutrizionale sono tra i fattori limitanti più frequenti nelle colture in pieno campo. In questi scenari, l'efficacia dei biostimolanti dipende in modo determinante dalla tempistica di applicazione e dalle modalità di distribuzione.
Secondo Ferrante, questi parametri vanno calibrati con attenzione in funzione della specie, dello stadio fenologico e della tipologia di stress prevista. Un intervento mirato permette di contenere significativamente le perdite di resa e di qualità, anche in condizioni ambientali fortemente limitanti o in presenza di eventi climatici estremi.
Due strategie distinte
La ricerca agronomica distingue oggi con precisione tra applicazione preventiva e applicazione curativa. Nel primo caso, il biostimolante agisce in anticipo rispetto allo stress, attivando meccanismi di priming fisiologico che predispongono la pianta a rispondere meglio alle sollecitazioni. Nel secondo, il prodotto interviene dopo l'insorgenza dello stress per sostenere i processi di recupero.
La distinzione tra "prevenire" e "recuperare" definisce l'obiettivo dell'intervento e orienta la scelta del prodotto, il momento di applicazione e la modalità di distribuzione. Trascurare questa differenza riduce sensibilmente l'efficacia del trattamento.
Effetti sulla fisiologia della pianta
Dal punto di vista fisiologico, i biostimolanti modulano processi chiave del metabolismo vegetale. Intervengono su:
- omeostasi ossido-riduttiva,
- attività enzimatica,
- regolazione ormonale,
- espressione genica,
- metabolismo secondario.
Il risultato è una pianta che tollera meglio lo stress in specifiche fasi del ciclo ontogenetico. Questo approccio si inserisce a pieno titolo nelle strategie di agricoltura di precisione. La gestione sito-specifica delle colture trova nei biostimolanti uno strumento flessibile, modulabile in funzione delle condizioni locali e delle esigenze della coltura.
Il quadro normativo e le prospettive di ricerca
Il Regolamento europeo n. 1009/2019 ha definito un quadro giuridico armonizzato per la produzione e la commercializzazione dei biostimolanti nell'Unione Europea. Tuttavia, numerosi microrganismi, estratti biologici e composti naturali mostrano potenziale biostimolante pur non essendo ancora inclusi esplicitamente nel regolamento.
Ferrante sottolinea la necessità di un avanzamento continuo della ricerca. L'obiettivo è identificare, caratterizzare e validare nuove sostanze e microrganismi, ampliando progressivamente la gamma dei prodotti utilizzabili. La ricerca è attualmente focalizzata anche sulla composizione chimica e biologica dei biostimolanti e sul chiarire i meccanismi d'azione a livello molecolare, metabolico e fisiologico, per aumentare la prevedibilità delle risposte colturali.
Il ruolo nell'efficienza d'uso degli elementi nutritivi
I biostimolanti trovano applicazione anche nel miglioramento dell'efficienza d'uso degli elementi nutritivi. Questo parametro misura la capacità di una coltura di assorbire gli elementi dalla rizosfera e di incorporarli, con conseguente aumento della biomassa e della qualità nutrizionale del prodotto.
Le colture con una migliore efficienza nutrizionale ottengono rese più elevate anche in terreni con disponibilità limitata di nutrienti. Tuttavia, il sistema è complesso: entrano in gioco la dinamica del suolo, il tipo di fertilizzante, l'eco-fisiologia della coltura e l'architettura radicale. Quest'ultima è a sua volta modulata dalla variabilità genetica, che influenza assorbimento, rimobilitazione, traslocazione e utilizzo del nutriente.
La ricerca si concentra soprattutto sull'azoto, nutriente predominante nella maggior parte degli studi sull'efficienza d'uso. Tuttavia, i medesimi principi e metodi di calcolo si applicano anche agli altri macro e micronutrienti, rendendo questo approccio trasversale a tutte le principali colture.
In questo contesto, i biostimolanti si confermano uno strumento chiave per un’agricoltura sempre più efficiente, sostenibile e basata sulla conoscenza.












