Ortofrutta, il mercato premia l’aggregazione

Raffaele Drei
La ripresa dei volumi non basta: quotazioni in calo, costi crescenti e instabilità climatica mettono sotto pressione i bilanci delle aziende. La cooperazione resta decisiva per difendere il reddito

Dopo diverse stagioni complesse, la campagna ortofrutticola estiva ha registrato quest’anno una buona qualità in quasi tutti gli areali e soprattutto un ritorno a volumi produttivi disattesi da anni con rese più in linea con il potenziale produttivo.

Non altrettanto positiva è stata la risposta da parte del mercato: le ultime rilevazioni effettuate dal Cso-Centro Servizi Ortofrutticoli, certificano cali di prezzo alla produzione rispetto allo scorso anno che oscillano tra il -35% per pesche gialle e albicocche, fino al -40% per le nettarine gialle e al -30% per le susine. Quotazioni destinate a impattare sui bilanci delle aziende agricole, anche se nel sistema organizzato in cooperative, l’ammontare della liquidazione ai soci sarà definita in fase di approvazione dei bilanci e chiusura di esercizio.

 Segnali incoraggianti si sono registrati sul piano dei consumi interni. Anche le performance su alcuni mercati esteri hanno aiutato il settore ad assorbire buona parte della produzione.

Sul fronte della trasformazione, le quotazioni dei prodotti destinati all’industria hanno subito un forte calo, aspetto questo non trascurabile dal momento che rappresenta una percentuale significativa sul prezzo finale medio liquidato ai soci. Al contrario del mercato del fresco, va evidenziato qui un importante ridimensionamento del consumo dei succhi di frutta, causato anche da una campagna denigratoria fuorviante rispetto ai contenuti salutistici del prodotto e che appare anche come discriminante rispetto al consumo di altri prodotti.

Sullo stato di salute dell’ortofrutta nazionale pesano poi, come per tutti gli altri comparti, i crescenti costi energetici e rincari logistici dovuti all’aumento del gasolio. Ai costi produttivi in aumento si somma il fattore climatico, divenuto sempre più un condizionamento permanente. L’andamento stagionale ha causato per la frutta una perdita del calibro e pezzature inferiori rispetto agli standard medi, cosa destinata a ridurre ulteriormente le marginalità ai produttori.

In questo scenario si aggiungono poi le conseguenze di una cornice regolatoria che mina la sostenibilità economica delle aziende.

Lo ripetiamo da anni: l’aver calato dall’alto attraverso il Green Deal divieti e restrizioni senza fornire alternative tecniche compromette la competitività dei nostri agricoltori che sono costretti a operare senza adeguati mezzi tecnici per la difesa delle colture.

Il futuro dell’ortofrutta italiana si decide ora. Le sfide sono tante, e altrettanto il rischio di perdere terreno. La cooperazione resta il baluardo per concentrare e valorizzare le produzioni, difendere il reddito e accompagnare le aziende agricole verso l’innovazione.

Aggregare l’offerta significa dare reale forza contrattuale ai produttori e fare da ponte verso le tecnologie più avanzate, dall’intelligenza artificiale all’assistenza tecnica sul campo.

Riconoscere questa realtà significa cambiare paradigma. Ecco perché in questa fase di definizione della struttura della nuova Pac, abbiamo ribadito con forza a livello politico la necessità di mantenere l’impianto dei Piani operativi e delle Organizzazioni dei Produttori, la cui funzionalità e operatività va difesa e mantenuta con adeguate misure di sostegno.

Se le istituzioni faranno la loro parte, sostenendo le misure che favoriscono filiere e forme di aggregazione, la nostra frutticoltura saprà sempre più confermarsi come un pilastro trainante per l’intera economia nazionale.


di Raffaele Drei
Presidente Confcooperative Agroalimentare 

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