«Con l’agricoltura è stato colpo di fulmine»

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La confessione della preside del Leonardo di Giarre Tiziana D’Anna. Dirige un istituto con quasi 1.500 studenti, un’azienda agricola da quattro ettari, serra idroponica, frantoio, cantina e presto un campus per rigenerativa e digitale

All’articolato mosaico dell’istruzione agraria italiana che Terra e Vita sta componendo si aggiunge un’altra tessera, quella dell’istituto “Leonardo” di Giarre, nella Sicilia catanese. Una scuola che è a sua volta un mosaico, data la multidimensionalità dell’offerta formativa, di sicuro la più articolata tra quelle finora incontrate. Dal liceo scientifico al matematico, passando per quello delle scienze applicate a quello con curvatura biomedica, fino ad arrivare ai licei linguistico e sportivo. Accanto a questi, il Leonardo offre indirizzi tecnici e professionali: agricoltura e sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio, gestione delle risorse forestali e montane; e poi ancora agraria, agroalimentare e agroindustria con anche il corso quadriennale in viticoltura ed enologia. Nulla a che fare dunque con gli agrari “duri e puri” di antica memoria, fieri della loro specificità e “splendido isolamento”.

La dirigente scolastica Tiziana D’Anna confida di aver abbracciato in pieno la sfida dell’eterogeneità e dell’interdisciplinarità, cui si aggiunge quella di lavorare su tre sedi liceali e una sede agraria, il “Mazzei”, con circa 1.500 studenti in totale. Nominata nel 2025 dal Collegio degli Agrotecnici di Catania “Donna dell’anno in agricoltura”, riconoscimento che attesta il suo colpo di fulmine per l’istruzione e formazione in ambito agroalimentare.

«Sono arrivata alla guida dell’agrario di Giarre nel 2019 come reggente, poi nel 2021 c’è stata l’aggregazione – spiega –. Fin dal primo giorno ho percepito la valenza che l’istituto riveste per l’hinterland e la forte identità che lo caratterizza, radicata nella stretta connessione con le realtà produttive. Mi sono innamorata subito dell’agricoltura. Credo nelle potenzialità di questo settore, soprattutto nella sua dimensione biologica, che oggi rappresenta una delle strade più promettenti per assicurare lo sviluppo sostenibile. Sono convinta che assisteremo a una crescita significativa del comparto agro-alimentare-biologico, non solo come motore economico, ma anche come custode delle nostre radici culturali. La formazione degli agrari non è circoscritta alle aule ma si estende, in maniera molto più incisiva che in altri istituti e indirizzi, ai laboratori, ai campi e all’azienda agricola».

Quanti sono gli istituti agrari operanti nell’isola?

«In Sicilia operano 45 istituti tra tecnici e professionali distribuiti in tutte le nove province. A legarci è Renisa, la Rete nazionale degli istituti agrari, realtà che mette insieme 300 scuole a indirizzo agrario di tutta Italia al fine di rafforzare l’identità e promuovere progetti innovativi».

Qual è l’area di provenienza degli studenti dell’agrario?

«Vengono dal bacino circostante e dai comuni del versante orientale dell’Etna fino ad arrivare a Taormina. Abbiamo iscritti anche dalla Sicilia occidentale che sono ospitati nel convitto, un unicum nella provincia di Catania essendo la sola struttura di questo tipo attiva. Il tutto ci consente di avere una di tecnico agrario e una di professionale per l’agricoltura».

Quali sono invece le filiere di riferimento?

«Siamo legati all’orografia. La vicinanza dell’Etna consente di avere più riferimenti: principalmente quella vitivinicola, considerata la crescita del settore; a seguire la corilicoltura, sviluppatasi grazie anche a progetti innovativi dell’Università di Catania. Non meno importante è la filiera olivicola, di cui la principessa è la varietà Nocellara dell’Etna. Emerge inoltre l’apicoltura, con mieli di qualità (castagno, millefiori e zagara). Infine, ma non meno importante, è la filiera agrumicola con la produzione di arancia rossa di Sicilia Igp (tarocco, moro, sanguinello). Per ogni filiera l’istituto ha rapporti strutturati, in termini di visite, alternanza e collaborazioni, con le principali imprese di ciascun settore».

Anche l’istituto ha una sua azienda agraria.

«Sì, si estende a Giarre su una superficie di quattro ettari e rappresenta un punto di riferimento dell’agricoltura locale. L’attività si basa sul florovivaismo e sull’ortofrutta con la produzione di agrumi (mandarini, clementine, arance), orticole, sia in idroponica che in pieno campo: patate, cavolo e il trunzo di Acireale, che è presidio Slow Food. Abbiamo pure una coltivazione di frutti tropicali: avocado, mango e papaya. Le filiere aziendali vengono chiuse all’interno della scuola dove disponiamo di un frantoio per la molitura delle olive, di una cantina per la vinificazione e di un laboratorio di trasformazione con banco multifunzione che permette di arrivare al prodotto alimentare confezionato (marmellate, confetture, salse, mostarde). Fiore all’occhiello, grazie anche all’introduzione di tecnologie innovative, sono i 2.000 metri quadrati di serre per la produzione di piante ornamentali in vaso. Il tutto integrando produzione, economia e didattica».

I rapporti con il mondo degli istituti tecnici superiori?

«Sono sempre più proficui. Operiamo con l’Its Emporium del Golfo di Alcamo, con il quale un anno fa abbiamo chiuso il primo corso di specializzazione post-diploma in agricoltura 4.0. Ora sono in atto percorsi: Wine export manager e Benessere in cucina. La valutazione da parte della scuola, dei diplomati che si iscrivono e delle aziende coinvolte è molto positiva».

Con l’Università invece?

«Abbiamo una collaborazione proficua con l’ateneo di Catania, visto che una parte significativa degli allievi prosegue gli studi universitari in discipline quali agraria, scienze ambientali, biotecnologie, veterinaria ed economia rurale».

Cosa ci dice del corso quadriennale?

«La sperimentazione dell’articolazione in viticoltura ed enologia è già al secondo anno, offrendo agli studenti la possibilità di conseguire il diploma di quattro anni anziché nei cinque previsti dall’ordinamento tradizionale. È caratterizzato da una didattica intensiva, laboratoriale e fortemente connessa al territorio. Al termine del percorso, i diplomati avranno la possibilità di proseguire con due anni di specializzazione con l’Its oppure puntare subito all’inserimento lavorativo».

Gli ultimi investimenti?

«Con risorse Fesr l’Istituto ha compiuto importanti passi avanti nel potenziamento di strutture e opportunità educative. Sono stati realizzati nuovi laboratori d’avanguardia, tra cui una serra idroponica, un mini-frantoio per la produzione di olio d’oliva, un microbirrificio e una linea di vinificazione completa. Tali strutture permettono agli studenti di acquisire competenze trasversali e specifiche nel campo dell’agroalimentare, della sostenibilità e dell’innovazione tecnologica. Con un altro finanziamento Pnrr di 258.620 euro andremo a dare corpo al progetto “Dalla terra alla tavola digitale” che prevede il potenziamento dei laboratori di trasformazione con le linee di imbottigliamento, confezionamento ed etichettature. Per rendere la cantina più smart abbiamo inoltre acquisito ulteriori risorse per 200mila euro. Ma c’è di più».

Cioè?

«Il Mazzei è tra le 54 scuole italiane selezionate per la realizzazione di un campus formativo integrato di agricoltura rigenerativa e digitale, grazie a un finanziamento ministeriale di 750mila euro. Il progetto si è classificato al secondo posto in Sicilia e tra le 54 proposte finanziate a livello nazionale su un totale di 436 candidature. L’iniziativa porterà alla creazione di un campus tecnologico in quattro settori strategici: genesi vegetale e micropropagazione 4.0; diagnostica avanzata e chimica ambientale; agricoltura di precisione e Ia; hub residenzialità e filiera corta verde. L’intervento mira a creare un polo di eccellenza all’insegna dell’interconnessione e delle esperienze immersive. Il campus si avvarrà di un solido ecosistema di partner accademici, professionali ed industriali, collaborazioni che garantiranno un allineamento costante con le esigenze del mercato e l’arricchimento dell’offerta formativa, creando concrete opportunità di ricerca e inserimento lavorativo per gli studenti».

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